martedì 7 aprile 2009

Tesseramento 2009/10

Inizia la campagna tesseramento per l'anno 2009/2010, per richiedere la tessera pcl-salerno@hotmail.it
Ricordiamo che da quest'anno vige il doppio tesseramento per diversificare glio oneri di militanza.
Informiamo inoltre che è disponibile il nuovo numero del bimestrale Il Giornale Comunista dei Lavoratori al costo di 2 €, da richiedere direttamente alla nostra mail o ai nostri militanti
Al lavoro e alla lotta Compagn@

lunedì 6 aprile 2009

DARE UNA PROSPETTIVA A QUESTA GRANDE MANIFESTAZIONE

APRIRE UNA LOTTA VERA, RADICALE, A OLTRANZA NON PER PARTECIPARE, MA PER VINCERE. L’imponente manifestazione di oggi- cui il PCL da’ la sua piena adesione- non può finire su un binario morto. Di fronte all’enormità della crisi e alle politiche reazionarie di Berlusconi, le sole manifestazioni trimestrali e gli scioperi dimostrativi sono del tutto insufficienti . E’ necessaria una svolta radicale di lotta, unitaria e di massa. In tutta Europa si vanno sviluppando, in maniera diversa, forme di lotta radicale, sino ad evocare una vera rivolta sociale. E’ ciò che la borghesia teme come la peste. Invece in Italia Epifani si vanta sul Corriere della sera di “ saper evitare l’esplosione della rabbia sociale come in Grecia e in Francia” con l’intento di tranquillizzare Confindustria. E questo nel momento in cui, paradossalmente, la Cgil è all’opposizione del governo. Così non va. Non si può fare opposizione a Berlusconi cercando di tranquillizzare Marcegaglia. Non si può contrastare efficacemente le politiche del padronato e del governo con manifestazioni rituali una tantum: che certo sono un’importante espressione di dissenso, ma che non incidono sui rapporti di forza reali. E che per di più vedono spesso assurdamente divisi la Cgil e i sindacati di base. E’ necessaria una vera prova di forza contro le classi dirigenti del paese. La piazza di oggi ci dice che è possibile. Proponiamo che tutte le organizzazioni sindacali del mondo del lavoro, dalla Cgil (a partire dalla Fiom) a tutto il sindacalismo di base, convochino unitariamente una grande assemblea nazionale di delegati eletti che promuova una svolta di lotta. Proponiamo l’apertura di una grande vertenza generale del mondo del lavoro, dei precari, dei disoccupati, che sfoci in una mobilitazione prolungata ( sino ad uno sciopero generale ad oltranza), che si combini con l’occupazione delle aziende in crisi e con la costituzione di una cassa nazionale di resistenza. Proponiamo una piattaforma di lotta unificante che miri a ricomporre tutto ciò che la crisi tende a dividere; che parta dalla rivendicazione del blocco generale dei licenziamenti, della ripartizione tra tutti del lavoro che c’è ( con la riduzione progressiva dell’orario a parità di paga), di un grande piano di opere pubbliche di utilità sociale, dell’assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari ( con l’abolizione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro), di una vera indennità per tutti i disoccupati ( non inferiore ad almeno 1000 euro netti mensili detassati), del permesso di soggiorno per tutti i lavoratori immigrati; e che soprattutto dica: “Paghi chi non ha mai pagato”. A partire dalle grandi imprese e delle banche, che vanno nazionalizzate, senza indennizzo per i grandi azionisti, e sotto il controllo dei lavoratori: una soluzione che garantirebbe i posti di lavoro e consentirebbe il risparmio di enormi risorse pubbliche, oggi regalate a banchieri e capitalisti, destinandole al lavoro, ai salari, a vere protezioni sociali. Questa svolta di lotta non solo è possibile, ma è la condizione decisiva per dare una prospettiva alla grande manifestazione di oggi, per ricomporre la più vasta unità dei lavoratori, per ottenere risultati. Perchè l’esperienza dice che solo la forza di massa può strappare conquiste nuove e difendere conquiste vecchie. A chi obietta che questa proposta d’azione è “incompatibile” con le attuali regole del gioco, rispondiamo che è vero: infatti solo rompendo le regole del gioco di questa società capitalista, si può aprire il varco di un’alternativa vera. Solo la lotta per cacciare i capitalisti e i banchieri, e per affermare un governo dei lavoratori può dischiudere una prospettiva nuova. Il resto è un film già visto (e subìto), troppe volte. In ogni caso il PCL- unico partito della sinistra a non essersi mai compromesso con le politiche antioperaie- impegna le proprie forze, in ogni luogo di lavoro e in ogni sindacato, per questa svolta unitaria e radicale del movimento operaio. E chiede pubblicamente a tutte le sinistre, politiche e sindacali, di realizzare un fronte unico d’azione su questo terreno decisivo. IL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI HA AVVIATO UNA CAMPAGNA NAZIONALE PER LA NAZIONALIZZAZIONE DELLE AZIENDE IN CRISI E DELLE BANCHE, CHE STA GIA’ REGISTRANDO L’ADESIONE DI NUMEROSE STRUTTURE SINDACALI E DIRIGENTI SINDACALI ( A PARTIRE DAL LIVELLO DELLE RSU). IL TESTO DELLA CAMPAGNA SI PUO’ TROVARE SUL SITO DEL PARTITO(pclavoratori.it). SE INTENDI DARE L’ADESIONE, PUOI INVIARLA ALL’INDIRIZZO DEL PCL (info@pclavoratori.it) indicando nome e cognome, carica sindacale, luogo di lavoro.

venerdì 3 aprile 2009

Il tunnel senza uscita

L’immancabile considerazione sulle sorti del comunismo è un argomento che spetta trattare a chiunque a vario titolo abbia pensato (o quantomeno vi si sia identificato) , con l’ideologia marxista a creare un mondo migliore. Massimo Troisi in relazione alla fine del socialismo reale si interrogava su chi si sarebbe fatto “carico di portare la bandiera degli sfruttati”, in tutto il mondo la cerchia dei diseredati si amplia, cresce a dismisura eppure... L’ideale perde il suo fascino e sempre meno sono quelli pronti a dare fiducia a chi si fregia di simbolismi tipici della classe del lavoro. A poco servono le piccole vittorie che di tanto in tanto si registrano in quei luoghi, in quelle terre che emblematicamente mostrano la voracità di un meccanismo, un sistema, che fagocita aspettative e disumanizza la vita di centinaia di milioni di persone. In Nepal la rivoluzione vince, a Cipro eleggono un presidente comunista (al quale , sembra quasi la positivizzazione della regola del contrappasso, l’onere di abbattere l ultimo muro dell’Europa unita), in Venezuela Chavez vince nelle consultazioni popolari ed il referendum gli consente di mantenere le sue cariche ancora per molto. Ma la domanda che mi sembra necessario porre è: dove vanno questi esempi? Qual è la morale e cosa c è da imparare da ciò; il fascino della sinistra ha subito il peso degli anni in maniera impressionante, il costo di una vita passata in trincea a battersi per chi non ha voce ha reso la sua immagine segnata dalle sconfitte, dalle mezze vittorie e dai tradimenti. L’utopia del comunismo nella Russia Staliniana cade in contemporanea con l’inizio degli anni novanta; quella che doveva essere la più grande possibilità di slegarsi dai pressanti obblighi provenienti dalla parte orientale della cortina di ferro è stata vista come la fine di un era. Dall’oggi al domani il peggior nemico è diventato il mandante di gravissime violenze verso coloro che si voleva rappresentare; il proletariato non esiste più, gli operai non sono più quelli di un tempo, addirittura i padroni sono diventato l’oggetto di una strenua difesa, gli invasori ora si chiamano esportatori di democrazia e gli oppressori, i carcerieri di innocenti sono solo vittime del terrore. Il lessico cambia e le parole si slegano dal loro originale significato per assumere forme nuove e giustificare equazioni ritenute un tempo improponibili. Eppure nessuno si è preso la briga di comunicarcelo che “era solo uno scherzo, che non c è niente di attuabile e che la giustizia è un ideale ultraterreno”. Ma non riesco a capire perché doversi accontentare, cosa è cambiato da 20 anni a questa parte? Qual è la differenza tra Pino Pinelli e Carlo Giuliani? E non intendo le modalità, mi riferisco alla mano dell’autore, ai motivi per i quali certe persone vengono bollate mentre altre considerate meritevoli di tutela . Chi decide quando qualcosa diventa obsoleto e comunque, fin quando non viene inventato qualcosa di meglio come si fa a ritenere obsoleta la migliore soluzione a disposizione? Le domande sul piatto della bilancia sono molte ma le soluzioni non consentono un compromesso; per i fanatici, i seguaci e gli apologisti della sacralità della vita il quesito è semplice: cosa rende più sacre le vite di embrioni occidentali rispetto a quelle di lavoratori di disperati e diseredati di tutto il sud del mondo? Chi innalzerà la loro bandiera? Chi si farà portavoce delle loro istanze? Chi e poi, come, dove e soprattutto quando? Quando arriverà il loro momento? Quand’è che sarà terminata l’attesa ed il capitalismo elargirà ad essi una minima parte dei suoi proventi? Quando verrà mostrato il volto compassionevole di questo sistema di produzione? Più di un miliardo di persone al mondo vive sotto la soglia di povertà; meno di un dollaro al giorno per estrarre diamanti sporchi del sangue dei civili uccisi in conflitti per accaparrarsene il possesso, centinaia di milioni di persone vittime della denutrizione trovano la morte tra gli stenti della fame e della sete ma per noi è più importante, più pregnante il dialogo su come una donna in coma da 15 anni debba trovare la morte. In quel caso si, la fame e la sete imposta sono metodi disumani!!! Ma la domanda sorge spontanea: in africa, america latina ed india le persone muoiono di fame e di certo non è stato un tribunale, un parlamentare od un magistrato ad imporgliela, è stata la sorte, la sorte che ha voluto far nascere queste persone in una zona del mondo in cui l’eutanasia è somministrata ad ampie dosi dalla “natura”. Parliamo per parlare, ma la domanda è opprimente e non serve cambiare discorso, si ripropone automaticamente da sola, è ad ogni angolo di strada, ad un semaforo a vendere fazzoletti, da dieci anni col sorriso sulle labbra; sotto un ponte a ripararsi dal freddo in un cartone. Ed è più facile imporsi di pensare a loro come degli sbandati, persone che hanno scelto consapevolmente o che sono state solo colpite dalla sfortuna, un anomalia statistica, fuori dalla norma, e invece … Sono loro la norma, la statistica è chiara e siamo noi l’anomalia: i fortunati, i miracolati a cui il destino ha concesso di non essere spesi per coprire il costo del benessere. Chi innalzerà la loro bandiera? Il comunismo non è finito … Il comunismo finirà quando di lui non ci sarà più bisogno !!!

martedì 31 marzo 2009

EUROPEE: FERRANDO, FERRERO E DILIBERTO LISTA DI MINISTRI DI SINISTRA

(IRIS) - ROMA, 30 MAR - "La lista elettorale Ferrero-Diliberto-Salvi è la lista dei ministri di 'sinistra' del centrosinistra negli ultimi dieci anni. La stessa falsa rappresentazione della cosiddetta 'unità dei comunisti' è stata frettolosamente archiviata, per lasciare il posto alla realtà: quella di una sinistra del centrosinistra nelle amministrazioni di tutta Italia, che si candida a rinegoziare un centrosinistra nazionale del futuro, in feroce concorrenza con Vendola e Fava. Il simbolo della falce e martello è solo un richiamo elettorale" Marco Ferrando, leader del Partito Comunista dei Lavoratori, polemizza con il Prc, annunciando la volontà di andare da solo alle elezioni. "Si conferma dunque la scelta della presentazione elettorale autonoma del Pcl sia a livello di elezioni amministrative, sia a livello di elezioni europee dove il nostro partito è impegnato in tutta Italia nella raccolta delle firme. La presenza nelle nostre liste di una giovane dirigente della rivolta greca, Maria Antonopoulou, è la traduzione simbolica del nostro programma: quello di un esplosione sociale di lotta anticapitalistica in Italia e in Europa. "Governino i lavoratori, non i banchieri e i capitalisti" sarà la parola d'ordine centrale della campagna del Pcl" conclude Ferrando.

lunedì 23 marzo 2009

LE NAZIONALIZZAZIONI BORGHESI: LA SOCIALIZZAZIONE DELLE PERDITE

La questione “nazionalizzazioni” si pone in questo quadro. Lo sdoganamento borghese di questo termine “proibito” si combina con il rovesciamento di segno del suo significato. Le nazionalizzazioni di cui parlano, in forme diverse, Obama e Merkel, Sarkosy e Berlusconi, Brown e Zapatero, non espropriano banche ma socializzano le loro perdite, ad esclusivo vantaggio dei loro profitti e del loro rilancio . E a carico di lavoratori e contribuenti. A tutte le latitudini del mondo, le grandi banche capitaliste, protagoniste della ventennale rapina finanziaria, hanno due problemi di fondo: liberarsi dei titoli tossici e ridurre il rapporto tra debito e capitale. Gli Stati e i governi capitalisti di ogni colore si affannano a risolvere questi problemi. Le forme del loro intervento sono tra loro molto diverse. Lo Stato può prestare risorse pubbliche alle banche private, o attraverso l’intervento della banca centrale, o attraverso l’acquisto di obbligazioni bancarie ( come i Bond di Tremonti). Una pratica di cui hanno usufruito sinora decine di grandi banche in tutto il mondo ( ma senza risultati..) Lo Stato può mettere a disposizione delle banche risorse pubbliche sotto forma di “garanzia pubblica dei depositi” dei risparmiatori, al fine di impedire il ritiro dei depositi e di sostenere il valore delle azioni bancarie in Borsa, quindi il patrimonio dei banchieri. E’ ciò che ha fatto in parte il governo Berlusconi con i decreti d’ottobre ( ma le azioni bancarie hanno continuato a calare). Lo Stato può acquistare i titoli tossici delle banche ( porcherie accumulate con speculazioni e truffe senza confini) e depositarli in una ( o più) cosiddetta “ bad bank”: al fine di ripulire le banche speculatrici e rilanciarle sul mercato. E’ ciò che ha in progetto il decantato governo Obama, con un’operazione calcolata in oltre 1000 miliardi pubblici; è ciò che ipotizza il governo Brown con un investimento di 500 miliardi, e che non escludono i governi tedesco e italiano. E’ l’operazione che è stata fatta in Italia con il Banco di Napoli alla metà degli anni 90. Ed è l’operazione ad un tempo più costosa e più cinica: lo Stato accolla ai contribuenti il costo sociale delle speculazioni per salvare gli speculatori. Lo Stato può infine acquisire con soldi pubblici pacchetti azionari delle banche in crisi, al fine di allargare il loro patrimonio e salvarle dal fallimento: e può farlo sia con l’acquisizione di quote di minoranza e con azioni prive di diritto di voto ,sia conseguendo in casi particolari la maggioranza azionaria e dunque il controllo pubblico ( come è avvenuto con la Northern Bank in GB). Sono anch’esse operazioni costose per le risorse pubbliche, e sono a termine: lo Stato risana la banca coi soldi pubblici per poi rivenderla agli speculatori privati, quando la bufera è passata, a vantaggio dei loro profitti.( E’ l’operazione fatta dal governo svedese nel 79). Salvo che oggi la bufera non è ordinaria, ha una dimensione mondiale, e le risorse pubbliche oltre una certa soglia scarseggiano. Sono, come si vede, operazioni di diversa portata su un terreno spesso sperimentale e accidentato, segnato dalla recessione internazionale dell’economia reale, dal rischio default di diversi Paesi dell’Est europeo, dalle contraddizioni esplosive tra i diversi paesi capitalisti. E tuttavia qual è il tratto comune di queste diverse soluzioni? Salvare il capitalismo e i capitalisti dalla loro bancarotta, con risorse sottratte ai salari, alle protezioni sociali, ai servizi pubblici. Sottrarre ulteriori risorse a coloro che hanno sempre pagato per darle a chi non solo non ha pagato mai, ma è il responsabile, da tutti riconosciuto, del grande crak: il banchiere e il capitalista. Chiamare tutto questo “ nazionalizzazioni” è solo la misura dell’ipocrisia borghese. E’ l’eterno tentativo- come diceva Marx- di spacciare per interesse generale l’ interesse particolare della borghesia.

giovedì 19 marzo 2009

Iniziativa Rete Studenti

La Rete Studenti per l'autoformazione ha indetto nella giornata di ieri un presidio davanti la provincia di Salerno per sensibilizzare l'opinione pubblica oltre che le istituzioni competenti sulle tematiche del mondo degli studenti. La manifestazione ha introdotto la presentazione di un documento, in precedenza discusso in un assemblea con gli studenti che vi hanno preso parte, ai rappresentanti delle istituzioni.
All'interno del documento erano presenti oltre ad alcune considerazioni critiche sulla crisi economica alcune indicazioni su come gli studenti ritengono giusto affrontarla, delineando anche degli strumenti adatti ad essere applicati sul piano locale. In virtù di ciò è stata ampiamente criticata la carta "Io Studio",ennesimo strumento propagandistico di un governo populista e filoconfindustriale, le cui agevolazioni sono del tutto irrisorie e per nulla incidenti sul piano reale.
Gli studenti hanno presentato inoltre la richiesta della creazione di un tavolo concertativo in cui discutere le tematiche legate all'istruzione, con particolare rigurado all'edilizia scolastica e alla questione trasporti.
Dalla parte degli studenti e di chi resiste

lunedì 9 marzo 2009

Partito Comunista dei Lavoratori - Salerno: Assemblea pubblica in piazza San Francesco ore 5

Partito Comunista dei Lavoratori - Salerno: Assemblea pubblica in piazza San Francesco ore 5

Assemblea pubblica in piazza San Francesco ore 5

La Rete degli studenti per l'autoformazione ha indetto nella giornata di oggi una assemblea pubblica per organizzare la manifestazione del 18 Marzo su una piattaforma della Fiom-Cgil e discutere della nuova Carta Studenti, progetto al quale sono state dedicate le ultime riunioni in vista di una presentazione della proposta al termine della mobilitazione.
Pertanto è richiesta la massima partecipazione possibile,
ANOTHER WORLD IS POSSIBLE!!!
invitiamo inoltre tutti i simpatizzanti a partecipare in questo particolare periodo alla raccolta firme per la presentazione delle nostre liste alle ormai prossime elezioni europee ed amministrative.
saluti Antifascisti

sabato 7 marzo 2009

IL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI  ALLE ELEZIONI EUROPEE ED AMMINISTRATIVE

COMUNICATO STAMPA

(27 Febbraio 2009)

Il Partito Comunista dei Lavoratori ( pcl ) parteciperà alle prossime elezioni  europee ed amministrative con una propria lista indipendente, e col proprio  simbolo.  Sul versante delle elezioni europee, abbiamo avviato la raccolta delle firme  necessarie in tutte le circoscrizioni: sfidando apertamente la soglia  elevatissima, ed antidemocratica, di firme richieste. Marco Ferrando, portavoce  nazionale del partito, sarà capolista nelle diverse circoscrizioni. Sul  versante delle elezioni amministrative saremo presenti in un larghissimo  campione delle realtà coinvolte, a livello provinciale e comunale: a partire  dalle Province di Torino, Milano, Bologna, Venezia, Firenze, Napoli; nei  Comuni capoluogo di regione come Bologna e Ancona, nonché in diversi centri  minori da Frosinone a Forlì e Cesena. Complessivamente il PCL sarà presente in  35 elezioni provinciali e in numerose elezioni comunali lungo l’intero  territorio nazionale.  Con la propria presentazione, il PCL afferma il diritto di presenza alle  elezioni dell’unico partito della sinistra italiana da sempre autonomo e  alternativo al centrosinistra, sul piano nazionale e locale; dell’unico  programma coerentemente anticapitalista che rivendica la nazionalizzazione  delle aziende in crisi e delle banche e la prospettiva di un governo dei  lavoratori e degli Stati Uniti Socialisti d’Europa, fuori da ogni vecchia  illusione riformista.  Le liste del PCL vedranno una presenza diffusa di candidati del mondo del  lavoro, protagonisti delle lotte di resistenza contro la crisi  Milano, 27 febbraio 2009

PERCHE’ IL PCL LAVORA ALLA PROPRIA PRESENTAZIONE ELETTORALE

Documento di Marco Ferrando

(27 Febbraio 2009)

La riforma della legge elettorale europea con sbarramento al 4%, imposta da Veltroni e Berlusconi, e sostenuta da IDV e UDC, risponde al cinico interesse politico dei principali partiti borghesi e delle loro leaderschip, in funzione di un disegno di americanizzazione del quadro politico italiano : un’ Italia con due grandi partiti della borghesia, senza forme di rappresentanza politica indipendente del movimento operaio e dei movimenti di massa. Un esito che certo rappresenterebbe un arretramento profondo del mondo del lavoro sul piano politico, con ricadute negative sullo stesso terreno della lotta di classe.

LA BANCAROTTA DEGLI STATI MAGGIORI DELLE SINISTRE 

Ma le sinistre italiane sono pienamente corresponsabili, oltreché vittime, di questo scenario. Se l’operazione “4%” ha potuto affermarsi, è anche in ragione del crollo verticale, elettorale e politico, delle sinistre , della loro estromissione dal Parlamento nazionale, del mutamento dei rapporti di forza. E questo crollo ha una radice interamente politica: la subordinazione delle sinistre al centrosinistra per ben 15 anni, sino al loro diretto coinvolgimento nell’ultimo governo confindustriale di Romano Prodi e nelle sue politiche antioperaie e di guerra. Il fatto che SD, Verdi, PRC e PDCI non solo rimuovano il bilancio delle proprie responsabilità contro i lavoratori, ma continuino imperterriti a preservare ovunque possibile le proprie collocazioni di governo nelle amministrazioni locali, persino nelle situazioni più impresentabili , e persino nel momento in cui il PD punta alla loro distruzione, dimostra che neppure l’esperienza drammatica della disfatta è capace di riformare il codice politico di quelle formazioni. I cui gruppi dirigenti, oltretutto, hanno rivendicato per 15 anni quello sbarramento elettorale al 5% ( sistema tedesco) dal quale hanno finito per essere ghigliottinati: a riprova non solo di una profonda subordinazione al governismo borghese, e della conseguente negazione del principio democratico della proporzionale, ma anche di una perfetta irresponsabilità suicida. Peraltro proprio quella deriva politica ha trascinato con sé il loro cupio dissolvi in una frantumazione interna senza fine, in cui ogni ogni pezzo del ceto politico della disfatta( Ferrero, Vendola, Bertinotti, Diliberto, Fava) cerca di sopravvivere al proprio fallimento, senza l’ombra di un bilancio autentico e di una reale rettifica strategica. 

Di più: l’annunciata presentazione elettorale di quei gruppi dirigenti in due( o più) liste tra loro contrapposte e concorrenziali( Ferrero e Diliberto da un lato, Vendola e Fava dall’altro),pur a fronte di una comune responsabilità politica e di un medesimo programma di fondo, rende probabile il completamento del loro suicidio istituzionale, e la vittoria purtroppo dell’operazione veltrusconiana. Ciò che aggrava, ad ogni livello, la parabola autodistruttiva della vecchia sinistra e il danno da essa arrecato al movimento operaio e al suo stesso popolo. Siamo davvero al paradosso: Vendola e Ferrero,Bertinotti e Diliberto, Mussi e Fava, hanno condiviso insieme il sostegno ai governi di centrosinistra; condividono la medesima collocazione nelle giunte di centrosinistra; condividono il medesimo affidamento al gruppo dirigente della CGIL e dunque il medesimo posizionamento nella lotta di classe; condividono insieme la stessa ispirazione programmatica di fondo sul terreno nazionale e internazionale, a partire dalla posizione sulla UE.. Non dovrebbero presentarsi insieme alle elezioni, tanto più a fronte dell’attuale legge elettorale? Invece no. Hanno votato uniti le politiche della borghesia e del PD, in cambio di ministri, cariche istituzionali, assessori, ma si presentano divisi alle elezioni, gli uni contro gli altri armati. E perché? Non certo per divergenze sui “principi” (che non hanno), ma per una matassa inestricabile di rivalità istituzionali, competizioni di ruolo, contrapposizioni personalistiche, guerre tribali di apparato, che nulla hanno a che spartire con le ragioni dei lavoratori, e molto hanno a che vedere con la cultura delle burocrazie. Si può credere a quei gruppi dirigenti quando predicano.. ad altri “unità e responsabilità”?  RICOSTRUIRE DALLE ROVINE. COSTRUIRE IL PCL

 Il PCL- unico partito della sinistra ad essersi opposto coerentemente al governo Prodi- è nato in controtendenza alla disfatta annunciata della vecchia sinistra, sulla base di politiche e programmi alternativi. Con lo scopo di ripartire dal campo di rovine da questa prodotto, per costruire un partito coerentemente comunista e rivoluzionario: l’unico soggetto politico a sinistra capace di durare, perché basato su principi fermi e su un chiaro progetto anticapitalista; estraneo, per sua natura, al fascino dei ministeri e degli assessori; nemico di ogni personalismo burocratico; impegnato in ogni lotta per un’alternativa di potere della classe lavoratrice e delle masse oppresse. 

Sta qui la scelta di una presentazione elettorale indipendente del PCL,ad ogni livello. A livello amministrativo, a partire dalle grandi città e provincie, in aperta opposizione alle giunte di centrodestra e di centrosinistra. A livello di elezioni europee, intraprendendo la raccolta delle firme per la presentazione del partito, in aperta sfida ad una legge elettorale reazionaria, che prevede un enorme numero di firme in ogni circoscrizione : non sapendo se riusciremo a scavalcare questa barriera quasi proibitiva, ma affrontando la sfida senza timidezza.  Non siamo elettoralisti, ma comunisti. Il nostro fine non è la partecipazione alle elezioni, in quanto tale, ma la presentazione del nostro programma, in funzione della costruzione di una prospettiva politica che riteniamo decisiva per il mondo del lavoro e le sue ragioni generali. Non ci interessa l’arruolamento in cartelli elettorali ibridi e senza principi comuni, a rimorchio di altri progetti. Ci interessa una campagna elettorale interamente investita in un progetto di lotta anticapitalista: tanto più nel momento in cui la grande crisi del capitalismo e di ogni vecchia illusione riformista, rilancia l’attualità storica della prospettiva rivoluzionaria quale unica soluzione progressiva. Ogni avanzamento della riconoscibilità pubblica di un programma anticapitalista e di una proposta radicale di lotta, nei luoghi di lavoro e nei movimenti sociali, è mille volte più importante per le ragioni dei lavoratori di ogni calcolo elettorale sul terreno istituzionale . Ogni passo avanti nella costruzione del Partito Comunista dei Lavoratori, quale “sinistra che non tradisce”, è mille volte più importante per le prospettive di un’alternativa di società, di eventuali “vantaggi” contingenti di un blocco elettorale con la sinistra della disfatta.  La formula dell’”unità dei comunisti”, agitata da Diliberto e Grassi, ripropone del resto l’equivoco di sempre: quello dell’unità attorno ad un simbolo contraddetto nelle politiche e nei programmi. Il disfacimento del PRC in mille pezzi, lungo l’arco di 15 anni, è esattamente il fallimento di quella finzione. Con che coraggio si può riproporla? Il PCL persegue ostinatamente la vera unificazione dei comunisti, quale che sia la loro diversa provenienza: quella attorno ai principi del comunismo e ad un programma coerentemente anticapitalista, e quindi attorno al proprio progetto di costruzione. Questa è l’unica “unità comunista” capace di reggere e di costruire un futuro. La presentazione elettorale indipendente del PCL è al servizio di questo progetto. 

UNITA’ DI LOTTA E PROGRAMMA ANTICAPITALISTICO 

Peraltro gli stessi gruppi dirigenti della sinistra in disfacimento che ci chiedono l’unità elettorale, sono quelli che hanno respinto e tuttora respingono ogni proposta reale di unità di lotta, sul terreno dell’azione di classe anticapitalistica.  Il PCL si batte da tempo per una vertenza generale unificante del mondo del lavoro e per l’unità di lotta di tutti i sindacati di classe attorno a una piattaforma di svolta e a un’azione radicale prolungata. PRC e PDCI ignorano la nostra proposta, limitandosi a sostenere, di volta in volta e indifferentemente, piattaforme e scelte della direzione CGIL o dei sindacati di base. Senza lavorare né all’unificazione della lotta, né al suo sviluppo radicale.  Il PCL si è sempre battuto nei movimenti di lotta e nello scontro sociale per una dinamica di radicalizzazione e di autorganizzazione democratica di massa: nel movimento degli studenti per la generalizzazione delle occupazioni, l’autonomia dai rettori, un coordinamento nazionale di delegati eletti e revocabili, l’unità di lotta con i lavoratori; nella vicenda Alitalia per un’azione di lotta radicale e continuativa, la costituzione di un comitato di sciopero, la rivendicazione della nazionalizzazione dell’azienda. PRC e PDCI si sono subordinati alle direzioni egemoni dei movimenti ( e ai loro esiti disastrosi), contro le loro spinte interne più radicali e classiste.  Il PCL ha proposto a tutte le sinistre e le forze laiche una mobilitazione anticlericale che intrecciasse le rivendicazioni democratiche per i diritti civili con una piattaforma di attacco sociale frontale al capitalismo ecclesiastico (abolizione dei finanziamenti pubblici a sanità privata e a scuola privata, pubblicizzazione integrale dell’istruzione e del servizio sanitario, soppressione dei privilegi fiscali della Chiesa, esproprio delle grandi proprietà ecclesiastiche, con eccezione dei luoghi di culto). PRC e PDCI si limitano a contestare le ingerenze clericali. E le giunte locali che sostengono versano alle scuole cattoliche e alla Curia fior di milioni..  Il PCL ha proposto a tutte le sinistre una piattaforma anticapitalista all’altezza della crisi, che colleghi la lotta sindacale ad un programma antisistema (riduzione progressiva dell’orario per la ripartizione tra tutti del lavoro, nazionalizzazione delle aziende in crisi e delle banche, senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori, prospettiva di un governo dei lavoratori..). PRC e PDC respingono la nostra proposta, a favore di un generico richiamo all’intervento pubblico “antiliberista”. E là dove 2000 lavoratori in Alitalia hanno rivendicato, nel cuore della lotta, la nazionalizzazione dell’azienda ,si sono affrettati a denunciare come “ideologica” questa rivendicazione..  Il PCL ha proposto, sin dallo scorso luglio, un “Parlamento dei lavoratori e delle sinistre” come organismo democratico elettivo di fronte unico di lotta e di confronto pubblico tra tutte le forze del movimento operaio e popolare. PRC e PDCI hanno lasciato cadere la stessa proposta di discussione aperta sull’argomento. Persino la nostra pubblica disponibilità a concordare un “fronte unico d’azione” a sinistra, in risposta ad una sollecitazione formale del PRC, con tanto di nostro articolo su Liberazione, è stata totalmente ignorata...  Tutto ciò non è un caso: è la cartina di tornasole di una differenza di fondo. Il PCL si batte per unire i lavoratori attorno a un programma di rottura con la borghesia e di governo dei lavoratori. I gruppi dirigenti delle sinistre continuano a perseguire in forme diverse una ricomposizione col centrosinistra ( con cui governano tuttora

mezza Italia): o per via della “pressione” esterna di “movimento” ( Ferrero e Diliberto), o per la via interna della resurrezione dell’Unione ( Vendola e Fava). E’ il sentiero già battuto per 15 anni e già fallito, su cui il PCL non è mai stato e non sarà mai disponibile.

IN ITALIA E NEL MONDO: RIFORMA O RIVOLUZIONE? 

Peraltro la stessa divaricazione di indirizzo si manifesta sulle tematiche internazionali, tanto più rilevanti in una competizione elettorale europea. 

Il PCL ha proposto a tutte le sinistre una battaglia coerentemente antisionista, che non si limiti a denunciare le aggressioni di Israele contro il popolo palestinese, ma metta apertamente in discussione la natura coloniale dello stato sionista, a favore della prospettiva di una Palestina unita, libera, laica e socialista, rispettosa dei diritti nazionali della minoranza ebraica ,( entro una prospettiva socialista mediorientale), quale unica soluzione reale della questione palestinese. PRC , PDCI e tutte le sinistre si limitano alla solidarietà coi palestinesi e ripropongono la soluzione truffa “due popoli, due stati” accodandosi di fatto all’ipocrisia diplomatica internazionale.  Il PCL propone di collegare la difesa e valorizzazione della grande ascesa di massa in America Latina , contro ogni minaccia imperialista, ad una prospettiva apertamente socialista: fuori da ogni politica di compromesso con l’imperialismo e di “economia mista”. Da qui una linea di autonomia di classe da Morales e Chavez, pur all’interno della mobilitazione antimperialista. PRC e PDCI si adattano acriticamente al bolivarismo, e persino a Lula, avallando la mitologia del “ socialismo del xxi secolo”, e contrapponendosi alla sinistra rivoluzionaria latino-americana. Sino a tacere sull’uccisione di operai in lotta da parte della polizia chavista, o sull’opposizione del sindacato dei metalmeccanici boliviani alla controriforma pensionistica del governo Morales.  Il PCL propone un indirizzo di opposizione di classe alla nuova amministrazione USA di Barak Obama. Senza confondere le grandi aspettative di svolta che grandi masse hanno riposto in essa dopo l’era di Bush, con la reale natura imperialista del nuovo governo Democratico americano, sia sul terreno della politica sociale ( centralità del sostegno finanziario alle banche e alle grandi imprese), sia sul terreno della politica internazionale (continuità del sostegno strategico ad Israele, della guerra in Afghanistan, della presenza pur contenuta in Irak, e disegno dichiarato di ricostruzione dell’egemonia americana nel mondo..). PRC e PDCI e tutte le sinistre partecipano invece all’esaltazione (talvolta “critica”) dell’obamismo, fuori da ogni analisi di classe, e alla coda del centrosinistra internazionale. 

Il PCL denuncia il restaurato capitalismo cinese e il suo regime oppressivo, con la relativa trasformazione della vecchia casta burocratica stalinista in una nuova borghesia; denuncia gli effetti sociali devastanti della restaurazione capitalista su centinaia di milioni di operai e contadini cinesi; appoggia le emergenti rivolte operaie e popolari cinesi contro il regime; denuncia il suo ruolo internazionale di collaborazione con l’imperialismo ( in particolare USA) sia sul terreno politico che economico; rivendica la prospettiva di una nuova rivoluzione socialista in Cina . La larga maggioranza del blocco PRC-PDCI difende la Cina come paese “socialista”, in un quadro di rapporti fraterni col cosiddetto “Partito Comunista Cinese”. 

Il PCL oppone all’attuale Europa capitalista dell’Unione la prospettiva degli Stati uniti socialisti d’Europa, quale unica vera alternativa su scala continentale agli imperialismi europei e alla loro concertazione(UE): fuori da ogni illusione neokeinesiana di un possibile capitalismo “sociale” europeo , a carattere progressivo. PRC , PDCI e tutte le sinistre rivendicano invece la cosiddetta “Europa sociale e democratica”, come riforma “progressista” del capitalismo europeo. In qualche caso (PDCI e SD) chiedono l’esercito europeo, quale contrappeso agli USA, in una logica di sostegno all’imperialismo continentale. In tutti i casi partecipano ad aggregazioni di sinistra in Europa con partiti più volte corresponsabili – al pari loro-di governi imperialisti o delle loro maggioranze ( dal PCF a Isquierda unida ). 

Ancora una volta, tutto ciò non è un caso. Tutte le divergenze internazionali tra il PCL e le altre sinistre italiane sono riconducibili non a diverse “analisi”, ma a differenti programmi di fondo. Da un lato un programma dichiarato di rivoluzione socialista internazionale quale unica soluzione progressiva al capitalismo mondiale, contro ogni vecchia illusione riformista: e dunque di ricostruzione di un’internazionale comunista e rivoluzionaria che recuperi e riattualizzi i principi del socialismo, rompendo radicalmente con la socialdemocrazia e lo stalinismo. Dall’altro, al di là delle parole, un programma di riforma del capitale( tanto più utopico oggi), funzionale a difendere in Italia la prospettiva di ritorno al governo col PD , e sul terreno internazionale la propria “rispettabilità diplomatica”e i propri rapporti, per quanto “critici”, con la socialdemocrazia.  La nostra scelta di presentazione indipendente del PCL alle elezioni, non è dunque frutto di un capriccio. Deriva , nel modo più naturale,dall’unicità del nostro programma nella sinistra italiana , e dal diritto-dovere di presentarlo pubblicamente per quello che è. Nell’unico interesse che ci sta a cuore: quello dei lavoratori e della rivoluzione.

MARCO FERRANDO