venerdì 15 luglio 2011

NON SI ESCE DALLA CRISI SENZA LIBERARCI DEL CAPITALISMO

Manifesto pubblico PCL

NON SI ESCE DALLA CRISI SENZA LIBERARCI DEL CAPITALISMO

A quattro anni di distanza dal suo inizio, la grande crisi del capitalismo permane e si aggrava in Europa.
I governi di ogni colore ( da Berlusconi a Zapatero a Papandreu) sanno solo chiedere sacrifici sempre più grandi ai lavoratori e alle proprie popolazioni . Rivelando la bancarotta politica e morale di un intera organizzazione della società.

IL CAPITALISMO E' FALLITO

“Rassicurare i mercati finanziari”: questo è il passaporto universale del taglio ai salari, al lavoro, alla sanità, alle pensioni... Ma chi si cela dietro questi anonimi “mercati”? I banchieri e gli industriali.
Sono loro che da 30 anni ordinano i sacrifici sociali a vantaggio dei propri profitti.
Sono loro i cinici giocatori d'azzardo che nelle crisi distruggono in tutto il mondo centinaia di milioni di posti di lavoro, e le ricchezze prodotte dal lavoro che sfruttano.
Sono loro che in questi anni di crisi hanno chiesto e ottenuto una nuova montagna di risorse pubbliche, pagate dai lavoratori, per reinvestirle nella speculazione finanziaria: dissestando sempre più i bilanci pubblici, a spese della società. Sono loro che oggi, di fronte al dissesto dei bilanci pubblici, hanno il coraggio di chiedere ulteriori “garanzie” di pagamento degli interessi sui titoli statali acquistati: presentando il conto ancora una volta alla maggioranza della società, al solo fine di nutrire il proprio ruolo di parassiti.

Occhio alla truffa. Vogliono far passare la crisi come “crisi dell'economia”, quasi fosse un fatto naturale e ineluttabile. La verità è che è la crisi della LORO economia, basata sulla legge del profitto. Questa economia non ha più nulla da offrire e neppure da promettere alle giovani generazioni: può solo condannarle ad un futuro sempre peggiore. Dentro le sue regole del gioco, non c'è cambiamento di uomini, né di partiti, né di governi, che possa mutare l'ordine delle cose. Ogni governo di questo sistema è un comitato d'affari di banchieri e industriali, e può solo gestire il declino della società.

Per questo l'alternativa o è anticapitalistica o non è. O mette in discussione il potere dei banchieri e degli industriali o si riduce ad una truffa.

L'ALTERNATIVA E' POSSIBILE.

L'alternativa è possibile. Ma deve essere radicale quanto è radicale l'attuale potere, rovesciando come un guanto tutte le sue politiche.

Vogliono tagliare lavoro, scuola, pensioni, per pagare gli interessi ai banchieri ( il cosiddetto “debito pubblico”)? Occorre fare l'opposto: annullare il debito pubblico smettendo di pagare i banchieri, nazionalizzare l'intero sistema bancario, investire le enormi risorse così liberate in nuovo lavoro, ambiente, sanità e scuola.
Vogliono continuare a privatizzare i beni comuni ( aziende , trasporti, acqua, istruzione..) per offrire ai profitti una nuova frontiera di speculazione e di saccheggio? Occorre fare l'opposto: ripubblicizzare tutto quello che è stato privatizzato negli ultimi 20 anni ( senza indennizzo per i grandi azionisti), e porre tutti i beni comuni sotto diretto controllo sociale.
Vogliono continuare a essere “liberi” di calpestare diritti sindacali, licenziare, inquinare l'ambiente, ignorare la sicurezza sul lavoro? Occorre fare l'opposto: nazionalizzare sollo controllo dei lavoratori tutte le aziende responsabili di morti sul lavoro, di licenziamenti, di manomissione dei diritti.
Vogliono continuare a sfruttare il lavoro nero, precari senza futuro, migranti senza permesso, evadendo il fisco a danno della società? Occorre fare l'opposto: cancellare tutte le leggi di precarizzazione del lavoro, trasformare in reato penale lo sfruttamento del lavoro nero, dare a tutti i lavoratori la pienezza dei diritti contro ogni forma di discriminazione...

I LAVORATORI AL POSTO DI COMANDO

In una parola: vogliamo che al posto di comando vadano i lavoratori, per riorganizzare da cima a fondo l'ordine della società. Questa è la vera alternativa. Ed è anche l'unica via di uscita dalla crisi. E' la legge del profitto a distruggere ricchezza, lavoro, sapere, natura. Se al suo posto subentrasse la legge dei bisogni sociali, delle necessità della popolazione, l'economia riprenderebbe a scorrere su basi nuove: tutti potrebbero lavorare per produrre ricchezza e sapere, secondo un piano democraticamente definito, in nuovo rapporto con l'ambiente e con la vita.

Questa alternativa può essere realizzata solo attraverso una grande ribellione sociale, che cacci le attuali classi dirigenti , rovesci i loro governi , imponga la forza della maggioranza della società: che è poi l'autentica democrazia. Peraltro solo un governo dei lavoratori, liberando la società dall'inquinamento del profitto, può liberare la politica da affarismo, corruzione, mercimonio, restituendola alle ragioni della società.

Lottare per questa alternativa, in Italia, in Europa , nel mondo, è il programma del Partito Comunista dei Lavoratori. La sinistra che non tradisce.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

BERSANI E DI PIETRO AI PIEDI DI BERLUSCONI E DEI BANCHIERI

Lo scenario politico è grottesco quanto rivelatore.

Mentre un governo delegittimato e travolto dagli scandali vara una nuova operazione di macelleria sociale per pagare gli interessi ai banchieri strozzini, Bersani e di Pietro non solo non si oppongono ma danno il via libera. Confermando una volta di più la propria candidatura a governare per conto degli industriali e delle banche. Il risultato è che Berlusconi sopravvive, i lavoratori versano sangue, il parassitismo finanziario ringrazia.

E' la riprova che solo una rottura col centrosinistra può liberare una opposizione vera a Berlusconi e una vera alternativa alle classi dirigenti bancarottiere.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

lunedì 11 luglio 2011

ANNULLARE IL DEBITO PUBBLICO VERSO LE BANCHE

Comunicato stampa


La profondità della crisi economica e sociale richiede una risposta anticapitalista e liberatoria.

Il governo Berlusconi-Tremonti-Milanese vara l'ennesima operazione di macelleria sociale per continuare a garantire ai banchieri strozzini il pagamento, ogni anno, di 80 miliardi di interessi. E' la politica commissionata da Bruxelles, invocata da Napolitano, condivisa da opposizioni parlamentari sempre più complici.

A questa radicalità dei poteri forti va contrapposta una soluzione egualmente radicale: annullare il debito pubblico verso le banche, nazionalizzare il sistema bancario, investire le enormi risorse così liberate nei servizi sociali, nel lavoro, nella cura dell'ambiente e della vita. E' l'unica via d'uscita da una china rovinosa e senza fondo.

Altro che continuare a sacrificare la condizione del popolo sull'altare di un pugno di banchieri! E' ora di rovesciare il tavolo della loro dittatura, per affermare una vera democrazia: che richiede, più che mai, un governo dei lavoratori.


Marco Ferrando

sabato 9 luglio 2011

IL SIGNIFICATO POLITICO DELL'ACCORDO CAMUSSO-MARCEGAGLIA

A tutti i militanti operai e attivisti d'avanguardia, risulta chiara la valenza sindacale profondamente regressiva dell'accordo Camusso- Marcegaglia- Bonanni- Angeletti. Ma è bene chiarire sino in fondo il suo significato squisitamente politico.

Paradossalmente l'accordo è figlio indiretto della sconfitta di Berlusconi alle elezioni amministrative e nel referendum. Quella sconfitta ha infatti materializzato agli occhi di Confindustria, come a quelli delle burocrazie sindacali, la chiusura di una stagione politica e il delinearsi di una prospettiva politica nuova. Da qui l'esigenza, da entrambi avvertita, di un cambio di registro.

CONFINDUSTRIA SI PREPARA AL CENTROSINISTRA

Confindustria sa che si avvicina la probabile “svolta” di centrosinistra. E sa che il nuovo governo dovrà gestire una stretta sociale drammatica: non solo il grosso del lavoro sporco ereditato da Berlusconi e Tremonti in ordine al pareggio di bilancio ( 2013-2014); ma anche la successiva cura da cavallo- dettata dai banchieri europei e fatta propria da tutti i partiti dominanti- in ordine all'abbattimento accelerato del debito pubblico sino al 60% del PIL. Come sarebbe possibile gestire una simile stretta appoggiandosi sulle fragili spalle di Bonanni e Angeletti, senza un coinvolgimento della Cgil? L'apertura di Marcegaglia a Camusso ha esattamente questo significato. Non solo cercare di imbriglare e subordinare la Fiom dentro un nuovo patto sociale, restringendo e possibilmente annullando ogni suo spazio di manovra. Ma preparare la strada della ennesima compromissione della Cgil nella politica antioperaia del futuro governo confindustriale di centrosinistra.

LA BUROCRAZIA CGIL SI PREPARA A GESTIRE I SACRIFICI

Per la burocrazia CGIL è valso un giudizio analogo e speculare. La sua vocazione al patto sociale è strategica ed organica. Ma nei due anni passati, a fronte di un governo Berlusconi stabilmente in sella (e attestato sul blocco pregiudiziale con la Cisl ), questa vocazione non poteva svilupparsi come avrebbe voluto. Oggi la crisi verticale del berlusconismo apre alla burocrazia uno spazio nuovo di reinserimento nel “gioco”. La Cgil si offre preventivamente a Confindustria e al futuro probabile governo di centrosinistra, come ammortizzatore indispensabile del conflitto sociale a fronte della nuova annunciata stagione di sacrifici. Il suo accordo con Confindustria, naturalmente, offre anche un vantaggio contingente al governo decrepito di Berlusconi. Ma l'interlocutore vero e strategico dell'accordo non è il Cavaliere, bensì il centrosinistra. Che infatti, a partire da Bersani, si spertica di lodi nei confronti della “responsabilità” della Cgil. Infatti proprio la sponda della Cgil, come già in passato, potrà permettere al “governo amico” di cercare di bastonare pesantemente i lavoratori, col minimo di reazione sociale.

Se così stanno le cose- e così stanno- poniamo alle sinistre italiane un interrogativo molto semplice: come possono continuare a perseguire come se nulla fosse un accordo di governo col PD, grande sponsorizzatore dell'accordo antioperaio Marcegaglia- Camusso?

IL SILENZIO DI NICHI VENDOLA E'IL SUO PEGGIOR COMIZIO

Nichi Vendola, così loquace nei pubblici comizi, tace totalmente sul nuovo accordo Camusso- Marcegaglia. E' un caso? Una disattenzione? O magari una forma di rispetto della cosidetta “autonomia sindacale”, come spesso si dice in questi casi? Nulla di tutto questo. Quando si trattò di criticare pubblicamente le ( sacrosante) contestazioni degli operai alle sedi Cisl, Vendola fece ben sentire la propria voce. E così quando lamentò il mancato coinvolgimento della Cisl nello sciopero generale del 6 Maggio.. Peraltro non è proprio l'autonomia sindacale della Cgil da Confindustria che andrebbe difesa contro la burocrazia dirigente del sindacato? Invece, silenzio tombale.

La ragione vera è assai semplice. Un candidato premier ( in pectore) del centrosinistra- tanto più in tempi di stretta sociale- non può contrastare la concertazione, cioè la subordinazione dei lavoratori ai padroni. Perchè la concertazione è esattamente la ragione costitutiva del centrosinistra. E un suo Presidente del Consiglio, comunque si chiami, dovrebbe semplicemente gestirla, nel nome di quei poteri forti che sono fisiologicamente i veri mandanti del governo e del suo programma. Del resto, perchè mai lo stesso Vendola che tace sull'accordo, ha recentemente dichiarato sul Corriere della Sera che “la sinistra non può più attestarsi sulla difesa del vecchio Welfare”? Oppure perchè ha più recentemente affermato che “ solo una classe dirigente moralmente legittimata può chiedere sacrifici”? Non sono proprio i sacrifici dei lavoratori ad essere immorali, dopo 20 anni di arretramenti? Evidentemente la preparazione al premierato è lastricata di segnali inequivoci. Inclusa la rivendicazione di una possibile unificazione di Sel col PD liberale.

Ma tutto questo non è forse una pugnalata preventiva alla FIOM, contro tutte le recite elettorali sulla propria vicinanza ai metalmeccanici? Nel momento in cui la burocrazia della Cgil si accorda coi padroni contro i metalmeccanici e il loro principale sindacato, il silenzio di Nichi Vendola non è forse un avallo alla politica della burocrazia? E' indubbio. Ma è appunto il prezzo pagato- senza particolare sofferenza- alla propria ambizione presidenziale. Se tutto questo accade già oggi, quando il premierato è ancora un'ambizione virtuale, ognuno può immaginare casa accadrebbe quando Vendola si trasformasse in un Presidente reale del Consiglio, a braccetto di Bersani e D'Alema. Siamo al Bertinottismo parte seconda. Altro che nuova speranza a sinistra!

LE ACROBAZIE DELL'EX MINISTRO FERRERO

Ma una domanda s'impone anche alla FDS e a Paolo Ferrero.
A differenza di Vendola, Ferrero ha attaccato l'accordo tra Cgil e Confindustria, con parole inequivoche. Così come pochi giorni or sono ha attaccato, senza ambiguità, la macelleria poliziesca in Val di Susa. Bene. Anzi, benissimo. Ma poiché resta il fatto che sia la strage di democrazia sindacale, sia l'aggressione militare ai No Tav abbiano avuto il benestare determinante del PD- che anzi è stato per molti aspetti il vero ispiratore di entrambe- chiediamo pubblicamente a Ferrero: come puoi continuare a rivendicare “il patto democratico” col PD per la prossima legislatura? Come puoi ricercare l'accordo programmatico con un PD che è dall'altra parte della barricata rispetto ai movimenti sociali, persino nella stagione di Berlusconi, (figuriamoci col centrosinistra)? Sostieni che non si può avere una posizione pregiudiziale. Ma la vera posizione pregiudiziale non è forse quella che ignora “pregiudizialmente” la vera natura del PD, la sua collocazione confindustriale, i suoi rapporti col potere finanziario, sino alla corruzione fisiologica che non a caso attraversa i suoi ambienti dirigenti e le loro commistioni d'affari ( v. D'Alema e la Fondazione Italiani Europei)?

Dunque perchè Paolo Ferrero parla in un modo e agisce in un altro? Perchè l'ex ministro non ha cessato di vivere sotto le spoglie dell'oppositore sociale o dell'amico dei movimenti. E se per avere la speranza di un pugno di parlamentari eletti, si deve accordare col PD, firmare il programma borghese della sua coalizione di governo, sostenere il candidato premier di quella coalizione, impegnarsi a votare la fiducia a quel governo confindustriale, ben venga questo “sacrificio”. I metalmeccanici possono aspettare. E la verità con loro.

O DI QUA O DI LA, IN MEZZO AL GUADO NON SI PUO' STARE

L'accordo Camusso Marcegaglia non è solo un fatto sindacale. E' il biglietto da visita del nuovo centrosinistra che si prepara. Contestare in ogni sede quell'accordo, impegnarsi a contrastarlo tra i lavoratori, creare le condizioni di massa per farlo saltare non è solo un impegno sindacale. E' il primo atto di opposizione preventiva al nuovo governo confindustriale in gestazione.
Per questo a tutte le sinistre diciamo :” O di qua o di là,in mezzo al guado non potete stare”. Né ripiegando in un assordante silenzio. Né usando parole biforcute, contraddette dalla realtà dei fatti.
Rompere col PD e il Centrosinistra, grandi sponsorizzatori del tradimento sindacale; unire tutte le sinistre politiche e sindacali in una mobilitazione vera contro governo e il padronato; preparare per questa via un'alternativa di classe a Berlusconi e alle classi dirigenti del Paese. Questa è la proposta e la linea di massa del Partito Comunista dei Lavoratori, nei luoghi di lavoro, nei sindacati, in tutti i movimenti.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

giovedì 23 giugno 2011

UNA DOMANDA DI SVOLTA CHE NON VA TRADITA VIA BERLUSCONI MA PER UNA VERA ALTERNATIVA

Prima le elezioni, poi i referendum, hanno registrato una grande domanda di cambiamento: che non può e non deve essere tradita.

CACCIARE BERLUSCONI. QUI E ORA.

Cacciare Berlusconi è la prima necessità. Un buffone miliardario che per anni ha spiegato di governare “per volontà del popolo” è stato sfiduciato dal voto popolare. Tanto più ora se ne deve andare, con tutta la sua corte di corrotti e faccendieri. La sua pretesa di continuare a governare; di varare addirittura altri 40 miliardi di tagli per pagare i banchieri europei; di spalleggiare Confindustria nella distruzione del contratto nazionale; di insultare i lavoratori precari, rappresenta una provocazione insopportabile. E' ora che tutte le sinistre, tutti i comitati referendari, tutti i movimenti popolari, uniscano le proprie forze in una mobilitazione di massa straordinaria per spazzare via il governo. Così come la forza del popolo ha spazzato via, in Tunisia e in Egitto, governi reazionari e corrotti, ben più forti di Berlusconi-Scilipoti.

IL CENTROSINISTRA A DIFESA DI INDUSTRIALI E BANCHIERI

Trasferire nelle piazze la forza delle urne è necessario anche per aprire la via di un'alternativa vera.

Forze potenti sono già al lavoro per disperdere la domanda di svolta. I banchieri saliti sul carro di Pisapia a Milano, settori importanti di Confindustria, ambienti Vaticani, sanno che Berlusconi è in crisi irreversibile, e vogliono rimpiazzarlo nel modo più indolore. Il loro programma non cambia: una nuova aggressione contro il mondo del lavoro e i giovani,secondo le linee definite a Bruxelles. Cambia solo il vettore cui affidarlo. PD e UDC si offrono come strumenti di questo disegno: e occhieggiano a Draghi e Marcegaglia puntando alla loro investitura. Le sinistre ( SEL e FDS) cercano di non essere scaricate dal PD, nella speranza di restare nel “gioco” o addirittura di guidarlo : iniziando a dire “ che non si può più difendere il vecchio Welfare” ( Vendola -Corriere 10/6). Quanto a Di Pietro, ha già reindossato i vecchi abiti ministeriali.

Il significato di tutto questo è molto semplice: vogliono servirsi elettoralmente del vento nuovo della “svolta” per preparare il suo ennesimo tradimento.

DALLE URNE ALLE PIAZZE, PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI

Va impedito. La giovane generazione che sta rialzando la testa non può e non deve essere truffata. Chi si è mobilitato in questi mesi a difesa del contratto, contro la privatizzazione dell'acqua e il nucleare, per la difesa della scuola pubblica, ha posto di fatto l'esigenza di una vita liberata dalla dittatura del profitto: non può essere usato ancora una volta come sgabello di un ricambio di classi dirigenti.

Per questo si batte il PCL. All'interno di tutti i movimenti, per la loro più ampia unità: ma sempre a difesa della loro indipendenza dai propri avversari; sempre cercando di ricondurre ogni battaglia - sociale, ambientale, democratica- alla prospettiva di un governo dei lavoratori come unica vera alternativa: capace di liberare lavoro, sapere, natura, dalla giungla delle merci per restituirli come bene comune al controllo della società.

Proprio il vento nuovo che si leva, in particolare tra i giovani, pone più di ieri la necessità della costruzione di un partito rivoluzionario: il Partito Comunista dei Lavoratori.

sabato 18 giugno 2011

LA PASSIVITA' DELLE OPPOSIZIONI DI FRONTE ALLA CRISI DI BERLUSCONI

Di fronte ad un governo in profondissima crisi, le opposizioni parlamentari balbettano. E le sinistre non avanzano alcuna proposta indipendente. E' clamoroso. Tanto più a fronte di un governo che, seppur delegittimato dal voto popolare, insulta i precari, annuncia 40 miliardi di ulteriori tagli sociali, rivendica il sostegno a Fiat e Confindustria nella distruzione del contratto nazionale di lavoro.

Ma la ragione della passività è molto semplice. I vertici del centrosinistra condividono le ricette di Draghi e Confindustria e si candidano a gestirle al posto di Berlusconi. Come possono mobilitare le masse contro misure che Confindustria appoggia? Quanto alle sinistre, sono terrorizzate di essere scaricate dal PD o di perdere la passerella agognata delle primarie. Il risultato è che un Berlusconi “bollito” sopravvive e ringrazia.

Occorre una svolta. Tutte le sinistre politiche, sindacali, associative, tutte le forze della campagna referendaria, uniscano le proprie forze in una mobilitazione di massa straordinaria, radicale e a oltranza, che imponga a Berlusconi le dimissioni. Se non ora quando?

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

martedì 14 giugno 2011

DALLE URNE ALLE PIAZZE: VIA BERLUSCONI, PER UNA VERA ALTERNATIVA!

La grande vittoria referendaria conferma la domanda di svolta della maggioranza della società italiana, ben al di là dell'importante merito dei quesiti. A pochi giorni dalle elezioni amministrative, il governo Berlusconi-Bossi subisce un secondo pesante rovescio. Ora è il momento della spallata definitiva.

La pretesa di Berlusconi di restare in sella come se nulla fosse accaduto è una provocazione inaccettabile. Il pubblico “impegno” di Bersani e Di Pietro a “non usare” contro il governo l'esito del voto, per rassicurare le classi dirigenti e la loro ansia di “governabilità”, è francamente penoso. Le decine di milioni di lavoratori, di giovani, di donne, che hanno votato contro le politiche del governo, contro i suoi tentativi truffaldini antireferendari, contro il suo invito all'astensione, chiedono e meritano una svolta . Ed hanno la forza per imporla.

Travasare nelle piazze la domanda delle urne, è il compito del momento. Non si tratta di chiedere a Berlusconi le dimissioni che si ostina a non dare. Si tratta di imporgliele con una mobilitazione popolare straordinaria che unifichi il mondo del lavoro, i giovani, e tutto l'associazionismo democratico, in una lotta di massa continuativa e radicale: che assedi i palazzi del potere sino alla caduta del governo. Questo è l'appello unitario che rinnoviamo ,tanto più oggi, a tutte le sinistre politiche , sindacali, associative.

E' questa la via necessaria per una prospettiva di vera alternativa alle classi dominanti del Paese. Le decine di milioni che hanno abrogato 4 leggi reazionarie su acqua, nucleare, giustizia, hanno perciò stesso rivendicato di fatto una vita liberata dalla dittatura del profitto e un principio elementare di uguaglianza. Al di là del loro livello di coscienza, e dei loro stessi orientamenti elettorali, hanno espresso la domanda di un'alternativa di società. Dare a questa domanda una coscienza politica e un programma anticapitalista, contro ogni sua subordinazione al centrosinistra confindustriale e bancario, è il compito di una sinistra di classe. E' il duro lavoro controcorrente del PCL, e della sua battaglia per un governo dei lavoratori.


MARCO FERRANDO

domenica 12 giugno 2011

TUTTI AL VOTO !

Le prime proiezioni sulla partecipazione al voto per i referendum sono incoraggianti. La percentuale dell'oltre 11% alle ore 12 della Domenica corrisponde alle percentuali registrate a suo tempo, nelle medesime ore, in occasione di referendum approvati.
Ma siamo ancora al livello di guardia, e le incognite restano alte. Per questo facciamo appello in queste ore alla massima partecipazione al voto, e ad esercitare la massima pressione su ogni interlocutore, amico, parente, vicino, perchè si rechi alle urne. Nessun referendum è risolutivo, nemmeno nel merito delle questioni trattate,. Ma certo una vittoria referendaria, nell'attuale scenario politico, favorirebbe uno scenario assai più avanzato di mobilitazione e di lotta. Non solo per cacciare Berlusconi. Ma per affermare una vera alternativa.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

venerdì 3 giugno 2011

VOTA 4 SI' AL REFERENDUM DEL 12-13 GIUGNO




Volantino in distribuzione (clicca per ingrandire)
BATTERLO NELLE URNE 
ROVESCIARLO NELLE PIAZZE
(6 Giugno 2011)

Il voto referendario del 12/13 giugno è di primaria importanza.
La pretesa di “depoliticizzarlo” da parte di PD e IDV, sino ad “assicurare che non si utilizzerà la vittoria del Sì contro Berlusconi”, va radicalmente respinta.
In primo luogo è una pretesa infondata nel merito, per la natura stessa dei quesiti: che investono la politica complessiva del governo ( e, sull'acqua, la politica dei governi precedenti in cui sedevano Bersani e Di Pietro).
In secondo luogo è una pretesa ipocrita perchè tutti si rendono conto della valenza politica del risultato: a partire da Berlusconi che infatti cerca sino all'ultimo di disinnescare il referendum con operazioni truffaldine.
In terzo luogo è una pretesa miope, perchè una parte rilevante del popolo della sinistra è attratta proprio dalla valenza politica “liberatoria” del referendum, non meno che dal suo contenuto di merito: e occorre evitare di demotivarla.
Ma soprattutto l'assicurazione di “non utilizzare” contro il governo una vittoria referendaria rischia di ipotecare gravemente il dopo referendum: laddove proprio una vittoria del Sì, delegittimando clamorosamente il governo, porrebbe la necessità di un'azione di massa, unitaria, continuativa, radicale, finalizzata a rovesciarlo; per sgomberare il campo definitivamente da Berlusconi e aprire la via di un'alternativa vera.

Evidentemente, persino in occasione del referendum,la prima preoccupazione di Bersani e Di Pietro è rassicurare preventivamente la borghesia italiana sul fatto che non si persegue alcuna rottura sociale. E che anzi l'alternanza di governo in gestazione conta proprio sul sostegno dei poteri forti, non certo sulla mobilitazione delle masse.
E' una ragione in più per combinare il pieno impegno per la vittoria del Sì contro Berlusconi, col rifiuto di ogni subordinazione al centrosinistra, e con la preparazione di una grande mobilitazione di massa indipendente per una vera alternativa: senza la quale le stesse ragioni di merito del Sì rischiano di essere sacrificate, in tutto o in parte, all'ennesimo compromesso con la classi dirigenti del Paese.


Importante articolo sulle
tematiche dei referendum

UNA BATTAGLIA NEL MERITO E UNA BATTAGLIA POLITICA
(7 Giugno 2011)
ARTICOLO SUI REFERENDUM PER GCDL DI GIUGNO 2011

UNA BATTAGLIA NEL MERITO E UNA BATTAGLIA POLITICA
Per il diritto alla salute e i beni comuni. Per cacciare il governo più reazionario del dopoguerra

La battaglia referendaria del 12 e 13 giugno 2011 ha indubbiamente un grande valore per il merito dei quesiti. Non di meno però è l’assoluto significato politico di questo voto.
Scrivo, quando non è ancora conosciuto l’esito del voto referendario e addirittura il presente articolo è redatto alcuni giorni prima dell’esito del voto di ballottaggio nelle città di Milano e Napoli.
I lettori mi scuseranno, pertanto, se alcune considerazioni che leggeranno di seguito potranno essere o inficiate o superate dai fatti. Tuttavia è importante sottolineare alcune questioni e prospettare possibili scenari politici perché ciò conserva in ogni caso un valore metodologico più generale.
Il PCL è tra i fiancheggiatori del Comitato per il Sì e in questi giorni è impegnato a sostenere la difficile campagna elettorale con l’obbiettivo di portare alle urne quanti più elettori possibile e raggiungere il quorum necessario del 50%. L’esito è tutt'altro che scontato perché il governo e tutto il centro destra puntano all’astensionismo, tanto da aver fatto approvare alle camere, con la fiducia, un decreto legge “omnibus” con l’unico scopo di boicottare il referendum su nucleare. La grande maggioranza dei mass-media, in mano ai potentati di destra e vicina alle multinazionali che vogliono speculare sulle centrali nucleari e sulla privatizzazione dell’acqua, ha oscurato, in taluni casi (vedi RAI) in piena violazione della costituzione, i messaggi video e audio del comitato referendario fino a pochi giorni dal voto. Il PD ha dapprima tentato di boicottare la raccolta firme dell’anno scorso, avendo tra i propri iscritti famosi nuclearisti come il professore e scienziato Veronesi, a capo dell’agenzia italiana per il nucleare, o i famigerati senatori Ichino, Treu e purtroppo anche l’astrofisica Margherita Hack (per un elenco indicativo dei nuclearisti del PD si leggano le firme in calce all’appello “Vogliamo un PD nucleare” comparso sul Riformista del maggio 2010). Quindi ha traccheggiato fino all’ultimo, avendo amministratori in molte aziende partecipate dalle multinazionali dell’acqua, e oggi, probabilmente dopo aver consultato i sondaggi, opportunisticamente si schiera a favore del sì.
Giorno dopo giorno i sondaggi confermano che, seppur con estrema difficoltà, il quorum è raggiungibile.
Il merito dei quesiti referendari appare indiscutibile.
Il disastro di Fukushima ha dimostrato una volta di più che il nucleare non è sicuro e il pericolo di una catastrofe nucleare con ripercussioni mondiali per quanto possa essere teoricamente “ridotto” dai progressi tecnologici rimane ineliminabile. E’ altamente inquinante, poiché non è stato ancora risolto il problema dello stoccaggio delle scorie che per tempi lunghissimi (secoli) rischiano di inquinare l’aria e le falde acquifere. Inoltre sono ormai numerosi gli studi epidemiologici che registrano un significativo aumento di leucemie e di altri tipi di tumore nei residenti vicino alle centrali. Non è conveniente: il costo dell’energia elettrica ottenuta dal nucleare è maggiore di quella ottenuta dalle altre fonti se si includono nel calcolo i costi dello smantellamento delle centrali nucleari, alla fine della loro vita utile, i costi di sistemazione, nel lungo periodo, del combustibile nucleare irraggiato e delle scorie radioattive ( a tal proposito si consiglia la lettura dell’articolo di Giorgio Nebbia, professore emerito dell’Università di Bari, “Il Nucleare: perché no ai siti www.greencrossitalia.org o tbagarolo.blogspot.com/2010/01/nucleare-perche-no.html). Inoltre è pur sempre dipendente da un minerale fossile in via di esaurimento. Si tratta più che altro di una enorme partita di giro di capitali tra ENEL e la francese EDF, che cera disperatamente di vendere i propri reattori nucleari in uno scenario mondiale in crisi per il settore. L'unico scopo di questa operazione è arricchire uno sparuto manipolo di azionisti sulla pelle dei cittadini italiani
I comunisti rivoluzionari sanno bene che la privatizzazione dell'acqua è un capitolo dell'offensiva capitalistica contro i diritti dei cittadini e dei lavoratori per appropriarsi dei beni comuni (i beni di tutti). Il capitale vuole mettere le mani sull'acqua per fare profitti sicuri su una risorsa che sta diventando sempre più scarsa e preziosa. Ma dove l'acqua è stata privatizzata, la situazione è drasticamente peggiorata: le tariffe sono aumentate, i servizi peggiorati, gli investimenti ridotti, l'accesso è diventato impossibile per i più poveri.
Questa battaglia ha un nemico ben preciso: l'élite padronale e finanziaria italiana, come lo Ior, la Banca vaticana, in concorrenza con le multinazionali come la francese Veolia.
E’ dunque una battaglia strategicamente anticapitalista che può e deve diventare l'occasione per unire in un vasto fronte contro il capitale e il governo tutte quelle domande democratiche, sociali ed ecologiche che hanno bisogno di una prospettiva generale per esprimersi, che chiedono un'alternativa di società e di potere.
Infine il quesito contro il legittimo impedimento è volto ad abolire l’impunità del “sultano” Berlusconi e della sua corte e a smascherare il finto garantismo dei suddetti presunti “liberali” che vogliono tutte le garanzie per se, e i potenti loro amici ma che poi mostrano un feroce giustizialismo contro i poveri e i movimenti democratici, come dimostrano, solo per fare alcuni esempi, l’accanimento contro i migranti, la persecuzione degli studenti fiorentini, la diffamazione di Pisapia e addirittura l’esposto contro il portavoce del PCL Marco Ferrando da parte di un senatore PDL che lo accusa di istigazione all’insurrezione violenta.
Il significato della battaglia referendaria va però ben oltre il merito dei quesiti.
Il raggiungimento del quorum, la sconfessione della politica energetica, della speculazione su un bene primario come l’acqua e più in generale sui beni comuni e dell’impunità della cricca berlusconiana darebbe un colpo formidabile al governo più reazionario del dopoguerra mettendo a nudo, di fronte alle masse, il suo carattere ferocemente antipopolare.
Contro il mito della popolarità dell’uomo Berlusconi, gia intaccata dalla sconfitta elettorale al primo turno delle comunali di Milano, verrebbe rivelata una verità inoppugnabile: nonostante la maggioranza parlamentare, costituita da deputati e senatori nominati e corrotti, il governo sarebbe incontestabilmente minoranza nel paese e la sua dittatura dovrebbe cessare immediatamente.
A quel punto bisognerebbe urlare da tutte le piazze d’Italia: non un minuto di più al governo del “sultano” Berlusconi.
Il risultato referendario potrebbe essere un volano potente per una mobilitazione generale e concentrata dei lavoratori, dei precari, degli studenti, di tutte le masse giovanili e dei movimenti democratici che si sono battuti in ordine sparso in questi mesi. Allora il nostro appello a fare come in Tunisia ed Egitto con una marcia nazionale su Palazzo Chigi, smetterebbe di essere un auspicio e diventerebbe l’ordine del giorno sella situazione politica contingente.
Tra l’altro solo questo tipo di mobilitazione potrebbe salvaguardare il significato sociale e culturale della vittoria referendaria dal pericolo ben presente che essa possa diventare mera merce di trattativa per un governo di “transizione” (fosse anche di fronte democratico come vorrebbe Ferrero) a guida Tremonti, o Montezemolo o quant’altri, con un programma di autentico massacro sociale come quello previsto dalle recenti stime della Corte dei Conti (risparmio di spesa di 46mld all’anno).
Per questo il nostro partito si dovrebbe impegnare con tutte le forze ad impedire che PD e pseudosinistre si intestino la vittoria referendaria, rilanciando la mobilitazione contro Berlusconi e le destre ma anche per la rottura di tutte le sinistre politiche, sindacali e di movimento con il PD e gli altri amici di Marchionne. Solo la mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari potrà finalmente scombinare queste manovre politiche sulla loro pelle aprendo la via di una vera alternativa: se non ora, quando?

Federico Bacchiocchi

P.s: per una vasta documentazione sui temi del nucleare, dell’acqua e più in generale sulle questioni ambientali ed ecologiche si consiglia vivamente la consultazione del blog del mai troppo compianto compagno Tiziano Bagarolo, dirigente nazionale del PCL scomparso di recente: tbagarolo.blogspot.com

Partito Comunista dei Lavoratori

martedì 31 maggio 2011

LA SCONFITTA DI BERLUSCONI E' RAGIONE DI GIOIA. LA VITTORIA DI PISAPIA E DE MAGISTRIS NON MERITA ILLUSIONI. VIA BERLUSCONI, MA PER UNA VERA ALTERNATIVA.

La sconfitta di Berlusconi nelle elezioni amministrative di Milano e Napoli non poteva essere più clamorosa. Il governo più reazionario che l'Italia abbia conosciuto dall'epoca di Tambroni ha visto sfaldarsi la propria base di consenso, nel Nord e nel Sud. Milioni di lavoratori, di precari, di giovani chiedono apertamente di voltare pagina.

Ora il governo se ne deve andare. Chi per anni ha evocato falsamente la “volontà del popolo” come propria base di legittimazione e di arbitrio è oggi condannato dallo stesso verdetto invocato. Deve solo sgomberare il campo. La pretesa di Berlusconi di restare in sella, col sostegno di deputati corrotti, al solo scopo di evitare la galera, è tanto più oggi insopportabile. E va denunciata come provocazione. I prossimi referendum su acqua, nucleare, legittimo impedimento, possono e debbono dare un nuovo colpo a tale pretesa.

Dopo significative incertezze, le “opposizioni” liberali ( PD e UDC) “chiedono” formalmente le dimissioni del governo. Ma di fatto si rassegnano alla sua continuità. In realtà cercano di guadagnare tempo per preparare l'ennesima soluzione d'alternanza con cui rimpiazzare il Cavaliere. Una soluzione benedetta da Confindustria, banche, Vaticano e per questo aperta a tutti i peggiori trasformismi parlamentari. Una soluzione che chiami i lavoratori alla nuova annunciata stagione di “sacrifici” imposta da quella grande finanza europea che tutti i liberali assumono da sempre come oracolo e bussola.

Le sinistre politiche e sindacali hanno un compito esattamente opposto: promuovere la più ampia mobilitazione di massa che imponga le dimissioni immediate di Berlusconi, per aprire la via di un'alternativa vera. Un'alternativa che liberi l'Italia dalla dittatura di Confindustria, banche e Vaticano, per rimpiazzarla con un governo dei lavoratori. Un governo che faccia pagare la crisi a chi non ha mai pagato, blocchi i licenziamenti, dia un salario ai disoccupati, abolisca tutte le leggi di precarizzazione del lavoro, nazionalizzi senza indennizzo e sotto controllo operaio tutte le aziende che licenziano, inquinano, causano morti sul lavoro, violano i diritti sindacali. Un governo che costruisca insomma un nuovo ordine di società.

Questa alternativa non passa per Pisapia e De Magistris, per le coalizioni col PD e con i poteri forti, industriali e bancari, subito saliti sul carro dei vincitori, per partecipare ai banchetti dell'Expo e suddividersi la torta degli affari. La stessa esperienza concreta di queste coalizioni e dei loro sindaci dissolverà tante illusioni a sinistra tra i lavoratori e i giovani: dimostrando ancora una volta le ragioni di chi, dall'inizio, pur essendo in prima fila contro Berlusconi e i suoi candidati- anche attraverso l'indicazione di voto nei ballottaggi- ha tuttavia rifiutato di accodarsi al carro liberale, ha mantenuto la propria indipendenza dal centrosinistra, si è collocato all'opposizione delle sue giunte.

L'alternativa vera si costruisce in piena autonomia dalle classi dirigenti del Paese. Si costruisce rompendo con tutti i loro partiti e governi. Si costruisce nei luoghi di lavoro, nelle strade, nelle piazze, unendo milioni di lavoratori, di precari, di giovani, in una grande mobilitazione indipendente capace di andare davvero sino in fondo.

“Fare in Italia come in Tunisia e in Egitto”, è oggi più di ieri, la parola d'ordine del momento. Per cacciare Berlusconi-Mubarak. Per aprire dal basso una prospettiva nuova. Centinaia di migliaia di giovani, in Spagna e in Grecia, hanno occupato strade e piazze, richiamandosi all'esempio nordafricano, per chiedere una svolta della propria condizione. Anche in Italia l'indignazione può e deve trasformarsi in mobilitazione di massa, rompendo vecchie liturgie e imponendo il linguaggio dell'azione diretta, della ribellione e della forza.

Nei giorni scorsi, i lavoratori della Fincantieri a Genova e a Castellamare hanno dato un segnale importante, a difesa della propria dignità, contro le leggi del capitale e del suo Stato. E' un segnale che va raccolto e generalizzato. Perchè sia la classe operaia a porsi alla testa della giovane generazione e a regalarle un'altra società e un altro futuro.

MARCO FERRANDO