venerdì 26 ottobre 2012
mercoledì 26 settembre 2012
Iniziativa del Coordinamento Antifascista Salernitano. Spingiamo in mare la Estelle!
Il 4 ottobre attraccherà nel porto di Napoli il veliero “Estelle”, guidato dagli attivisti svedesi di “Ship to Gaza”.
Estelle è l’unica nave a far parte della terza “Freedom Flotilla” che, come le due precedenti spedizioni, farà rotta su G
Estelle è l’unica nave a far parte della terza “Freedom Flotilla” che, come le due precedenti spedizioni, farà rotta su G
aza con l'obiettivo di rompere l’assedio illegale imposto da Israele e per dimostrare ancora una volta ai palestinesi che, nonostante l’avversione dei forti poteri politici ed economici che da anni si rendono complici della barbarie sionista, gli amici della Palestina non smetteranno mai di aiutarli nella quotidiana lotta contro l’assedio e l’apartheid.
Un assedio che preclude al popolo palestinese l'esercizio dei più basilari diritti umani come la possibilità di muoversi liberamente nella propria terra, di pescare nel proprio mare, rendendo difficoltose anche le più semplici azioni della vita quotidiana. Oltre a ciò, a cavallo tra il 2008 e il 2009, Gaza ha subito una durissima offensiva militare israeliana, l’operazione Piombo Fuso, che ha causato in tre settimane 1457 morti, di cui 1444 palestinesi e 13 israeliani.
Estelle è un bellissimo veliero d’altri tempi: spinta dal vento ha finora navigato dai porti della Scandinavia lungo tutte le coste europee, ricevendo ovunque un accoglienza carica di speranza e solidarietà.
La tappa di Napoli, seconda città italiana dopo La Spezia visitata dalla Flotilla, sarà l’ultimo scalo a terra per la Estelle, che già il 6 ottobre spiegherà le vele alla volta di Gaza City.
Il nostro obiettivo è adesso quello di portare alla nave ed al suo equipaggio tutto il supporto necessario ad affrontare un viaggio che, pur non preannunciandosi facile, racchiude in se la speranza ed il desiderio di un futuro fatto di pace e di diritti in terra di Palestina.
Per questo, il 29 settembre si terrà presso il centro sociale Jan Assen un incontro pubblico durante il quale, attraverso l’ausilio di attivisti già presenti in Palestina, e con la proiezione di video e testimonianze provenienti dai territori assediati, lanceremo anche da Salerno la mobilitazione per salutare degnamente la Estelle il 6 ottobre e per ribadire la nostra solidarietà alla causa palestinese
Dopo il dibattito ci sarà una cena sociale a sottoscrizione libera, il cui ricavato andrà interamente a sostenere la terza spedizione della Freedom Flotilla.
Spingiamo in mare l'Estelle
Con Vik e la Palestina nel cuore
RESTIAMO UMANI
COORDINAMENTO ANTIFASCISTA SALERNITANO
Un assedio che preclude al popolo palestinese l'esercizio dei più basilari diritti umani come la possibilità di muoversi liberamente nella propria terra, di pescare nel proprio mare, rendendo difficoltose anche le più semplici azioni della vita quotidiana. Oltre a ciò, a cavallo tra il 2008 e il 2009, Gaza ha subito una durissima offensiva militare israeliana, l’operazione Piombo Fuso, che ha causato in tre settimane 1457 morti, di cui 1444 palestinesi e 13 israeliani.
Estelle è un bellissimo veliero d’altri tempi: spinta dal vento ha finora navigato dai porti della Scandinavia lungo tutte le coste europee, ricevendo ovunque un accoglienza carica di speranza e solidarietà.
La tappa di Napoli, seconda città italiana dopo La Spezia visitata dalla Flotilla, sarà l’ultimo scalo a terra per la Estelle, che già il 6 ottobre spiegherà le vele alla volta di Gaza City.
Il nostro obiettivo è adesso quello di portare alla nave ed al suo equipaggio tutto il supporto necessario ad affrontare un viaggio che, pur non preannunciandosi facile, racchiude in se la speranza ed il desiderio di un futuro fatto di pace e di diritti in terra di Palestina.
Per questo, il 29 settembre si terrà presso il centro sociale Jan Assen un incontro pubblico durante il quale, attraverso l’ausilio di attivisti già presenti in Palestina, e con la proiezione di video e testimonianze provenienti dai territori assediati, lanceremo anche da Salerno la mobilitazione per salutare degnamente la Estelle il 6 ottobre e per ribadire la nostra solidarietà alla causa palestinese
Dopo il dibattito ci sarà una cena sociale a sottoscrizione libera, il cui ricavato andrà interamente a sostenere la terza spedizione della Freedom Flotilla.
Spingiamo in mare l'Estelle
Con Vik e la Palestina nel cuore
RESTIAMO UMANI
COORDINAMENTO ANTIFASCISTA SALERNITANO
evento facebook:
https://www.facebook.com/events/363114080437028/
domenica 23 settembre 2012
giovedì 19 luglio 2012
G8 GENOVA: UNA SENTENZA INFAME
LIBERTA' PER GLI ARRESTATI, IN GALERA I TORTURATORI E I LORO COMANDANTI
NESSUNA FIDUCIA NELLO STATO
“LO STATO BORGHESE SI ABBATTE, NON SI CAMBIA” (MARX)
Per il massimo responsabile della mattanza di Genova ( De Gennaro), copertura bipartisan e continuità di carriera.
Per i poliziotti responsabili di torture indicibili, prescrizione e libertà.
Per alcuni compagni che si sono difesi dall'aggressione poliziesca, lunghi anni di galera, con l'applicazione eccezionale di un codice fascista.
Chi si era illuso nella magistratura “democratica”. Chi ha creduto al mito della Stato “democratico”, “uscito dalla Resistenza”.Chi addirittura si è affidato in questi anni all'illusione una via giudiziaria alla “democrazia”, è oggi di fronte alla realtà. Non quella che vorrebbe, ma quella che è.
La realtà è che le classi dirigenti e il LORO Stato hanno protetto incondizionatamente il proprio braccio armato, e punito chi dieci anni fa aveva osato sfidarli. Non c'è alcuna logica giuridica, per quanto distorta, nella sentenza di Genova. Ma solo una spietata logica di classe. La stessa che richiama il plauso unanime alla sentenza da parte di tutti i partiti dominanti ( dal PDL al PD), oggi impegnati a saccheggiare insieme conquiste sociali e diritti a sostegno di Monti. Tutto si tiene.
LE RESPONSABILITA' POLTICHE A SINISTRA
Proprio per questo non ci si può limitare, a sinistra, a una semplice “critica” della sentenza. Occorre aprire un bilancio politico di verità sulle condizioni che l'hanno consentita e preparata. A partire dalle responsabilità politiche dei gruppi dirigenti della sinistra italiana di questi 10 anni.
Prima di essere colpiti dalla magistratura, i compagni oggi incarcerati e la loro generazione, sono stati traditi. Traditi da chi, dopo aver esaltato il movimento No Global e la generazione di Genova, li hanno venduti al centrosinistra ( 2006/2008) in cambio di ministeri e cariche istituzionali: a braccetto con partiti (PD) che stavano e stanno dall'altra parte della barricata; in un governo che giunse non solo a difendere i comandi criminali della polizia, ma a promuovere il loro capo.
In quel governo stava Di Pietro, che oggi molti ascrivono alla “sinistra radicale”(!), ma che si oppose persino ad una commissione parlamentare di inchiesta sulle torture ed ora chiede .. le “scuse” dei movimenti. Ma in quel governo, o a suo sostegno, stavano anche TUTTI gli attuali dirigenti della sinistra “radicale” ( Vendola, Ferrero, Diliberto, Rizzo..): tutti oggi “sdegnati” per la sentenza ma tutti allora corresponsabili della rimozione di Genova. E molti ancora protesi a un nuovo possibile compromesso.. col PD ( che plaude o tace sul verdetto), o con la IDV questurina.
“GUERRA ALLA GUERRA”
Non si libera una nuova via, a sinistra, se non si rimuovono i responsabili di quel fallimento e di questa politica, voltando finalmente pagina.
Non ci si può opporre realmente alla logica di classe della sentenza di Genova se non si recupera una logica di classe uguale e contraria. Lo Stato, le classi dominanti, i loro partiti annunciano “un percorso di guerra” contro i lavoratori( e chi si ribella) come ha dichiarato Mario Monti? Vorrà dire che i lavoratori e la nuova generazione debbono promuovere la propria “guerra” alle classi dominanti e a tutti i loro strumenti: sul terreno dell'azione di massa, senza illusioni fallite, e con la stessa radicalità e coerenza mostrate dall'avversario.
BASTA COMPROMESSI E ALLEANZE CON I PARTITI CHE PLAUDONO ALLA SENTENZA DI GENOVA.
NESSUNA FIDUCIA NELLO STATO
“LO STATO BORGHESE SI ABBATTE, NON SI CAMBIA” (MARX)
Per il massimo responsabile della mattanza di Genova ( De Gennaro), copertura bipartisan e continuità di carriera.
Per i poliziotti responsabili di torture indicibili, prescrizione e libertà.
Per alcuni compagni che si sono difesi dall'aggressione poliziesca, lunghi anni di galera, con l'applicazione eccezionale di un codice fascista.
Chi si era illuso nella magistratura “democratica”. Chi ha creduto al mito della Stato “democratico”, “uscito dalla Resistenza”.Chi addirittura si è affidato in questi anni all'illusione una via giudiziaria alla “democrazia”, è oggi di fronte alla realtà. Non quella che vorrebbe, ma quella che è.
La realtà è che le classi dirigenti e il LORO Stato hanno protetto incondizionatamente il proprio braccio armato, e punito chi dieci anni fa aveva osato sfidarli. Non c'è alcuna logica giuridica, per quanto distorta, nella sentenza di Genova. Ma solo una spietata logica di classe. La stessa che richiama il plauso unanime alla sentenza da parte di tutti i partiti dominanti ( dal PDL al PD), oggi impegnati a saccheggiare insieme conquiste sociali e diritti a sostegno di Monti. Tutto si tiene.
LE RESPONSABILITA' POLTICHE A SINISTRA
Proprio per questo non ci si può limitare, a sinistra, a una semplice “critica” della sentenza. Occorre aprire un bilancio politico di verità sulle condizioni che l'hanno consentita e preparata. A partire dalle responsabilità politiche dei gruppi dirigenti della sinistra italiana di questi 10 anni.
Prima di essere colpiti dalla magistratura, i compagni oggi incarcerati e la loro generazione, sono stati traditi. Traditi da chi, dopo aver esaltato il movimento No Global e la generazione di Genova, li hanno venduti al centrosinistra ( 2006/2008) in cambio di ministeri e cariche istituzionali: a braccetto con partiti (PD) che stavano e stanno dall'altra parte della barricata; in un governo che giunse non solo a difendere i comandi criminali della polizia, ma a promuovere il loro capo.
In quel governo stava Di Pietro, che oggi molti ascrivono alla “sinistra radicale”(!), ma che si oppose persino ad una commissione parlamentare di inchiesta sulle torture ed ora chiede .. le “scuse” dei movimenti. Ma in quel governo, o a suo sostegno, stavano anche TUTTI gli attuali dirigenti della sinistra “radicale” ( Vendola, Ferrero, Diliberto, Rizzo..): tutti oggi “sdegnati” per la sentenza ma tutti allora corresponsabili della rimozione di Genova. E molti ancora protesi a un nuovo possibile compromesso.. col PD ( che plaude o tace sul verdetto), o con la IDV questurina.
“GUERRA ALLA GUERRA”
Non si libera una nuova via, a sinistra, se non si rimuovono i responsabili di quel fallimento e di questa politica, voltando finalmente pagina.
Non ci si può opporre realmente alla logica di classe della sentenza di Genova se non si recupera una logica di classe uguale e contraria. Lo Stato, le classi dominanti, i loro partiti annunciano “un percorso di guerra” contro i lavoratori( e chi si ribella) come ha dichiarato Mario Monti? Vorrà dire che i lavoratori e la nuova generazione debbono promuovere la propria “guerra” alle classi dominanti e a tutti i loro strumenti: sul terreno dell'azione di massa, senza illusioni fallite, e con la stessa radicalità e coerenza mostrate dall'avversario.
BASTA COMPROMESSI E ALLEANZE CON I PARTITI CHE PLAUDONO ALLA SENTENZA DI GENOVA.
PER UN FRONTE UNITARIO DI LOTTA DI TUTTE LE SINISTRE POLITICHE, SINDACALI, ASSOCIATIVE, DI MOVIMENTO, CONTRAPPOSTO A TUTTI I PARTITI DOMINANTI CHE SOSTENGONO MONTI, ATTORNO AD UN PROGRAMMA AUTONOMO E DI SVOLTA.
VIA LE CLASSI DIRIGENTI E TUTTI I LORO STRUMENTI REPRESSIVI: SIANO I LAVORATORI A GOVERNARE E COMANDARE, CON LA PROPRIA FORZA ORGANIZZATA , LA PROPRIA DEMOCRAZIA, LA PROPRIA GIUSTIZIA.
SOLO UNA RIVOLUZIONE PUO' CAMBIARE LE COSE.
VIA LE CLASSI DIRIGENTI E TUTTI I LORO STRUMENTI REPRESSIVI: SIANO I LAVORATORI A GOVERNARE E COMANDARE, CON LA PROPRIA FORZA ORGANIZZATA , LA PROPRIA DEMOCRAZIA, LA PROPRIA GIUSTIZIA.
SOLO UNA RIVOLUZIONE PUO' CAMBIARE LE COSE.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
martedì 17 luglio 2012
GENOVA 2001: INGIUSTIZIA E' FATTA !
Ci hanno condannati tutti.
Dieci compagni, che come noi parteciparono alle mobilitazioni contro il G8 di Genova nel 2001, condannati al carcere per pene lunghissime. Dopo i soprusi subiti in quei terribili giorni, ora spezzano definitivamente le loro vite, e questo per educarci, per dimostrarci cosa succede a chiunque voglia continuare a manifestare dissenso e produrre conflitto contro i veri devastatori e saccheggiatori delle nostre vite e dei nostri territori.
Hanno dovuto utilizzare il codice dell’epoca fascista per contestare loro un reato che riportasse “equilibrio” in seguito alle condanne per i massacratori della scuola Diaz. Pene ridicole per chi ha massacrato degli innocenti inermi, nessun colpevole per l’omicidio di Carlo Giuliani e 15 anni per chi ha sfasciato una vetrina, questa la giustizia borghese, dove persino la vetrina di una banca vale più di una vita umana. Ma proprio per questo il conflitto deve continuare, e diventare ogni giorno più alto. Per i dieci compagni che ci hanno rubato, per poterli difendere dalle loro prigioni, per riconquistare le loro e le nostre vite la lotta non si deve fermare.
Undici anni fa eravamo 300mila ad invadere le strade con la ferma determinazione di combattere contro lo scempio che dei governi criminali stavano facendo del nostro futuro, abbiamo lasciato un morto sull'asfalto e molti di noi hanno subito torture e tentati omicidi.
Dopo quei 3 maledetti giorni di luglio, il grande movimento è imploso, abbandonato dai tanti dirigenti e gruppi di sinistra pronti a chiedere scusa per le violenze dei manifesti, proprio nel momento in cui bisognava difendersi dall’atroce attacco subito. Quegli stessi dirigenti che, predicando la non violenza, hanno poi appoggiato un governo guerrafondaio.
Ora è tempo di ricominciare, consapevoli degli errori commessi per non commetterli più, ma animati dalla stessa ferrea volontà di conquistare il nostro futuro. Non possiamo dimenticare le tante vite distrutte da questa esperienza, la lotta continuerà anche per loro.
Nessuna condanna potrà mai fermare i nostri sogni. Liberi subito i compagni condannati!
Dieci compagni, che come noi parteciparono alle mobilitazioni contro il G8 di Genova nel 2001, condannati al carcere per pene lunghissime. Dopo i soprusi subiti in quei terribili giorni, ora spezzano definitivamente le loro vite, e questo per educarci, per dimostrarci cosa succede a chiunque voglia continuare a manifestare dissenso e produrre conflitto contro i veri devastatori e saccheggiatori delle nostre vite e dei nostri territori.
Hanno dovuto utilizzare il codice dell’epoca fascista per contestare loro un reato che riportasse “equilibrio” in seguito alle condanne per i massacratori della scuola Diaz. Pene ridicole per chi ha massacrato degli innocenti inermi, nessun colpevole per l’omicidio di Carlo Giuliani e 15 anni per chi ha sfasciato una vetrina, questa la giustizia borghese, dove persino la vetrina di una banca vale più di una vita umana. Ma proprio per questo il conflitto deve continuare, e diventare ogni giorno più alto. Per i dieci compagni che ci hanno rubato, per poterli difendere dalle loro prigioni, per riconquistare le loro e le nostre vite la lotta non si deve fermare.
Undici anni fa eravamo 300mila ad invadere le strade con la ferma determinazione di combattere contro lo scempio che dei governi criminali stavano facendo del nostro futuro, abbiamo lasciato un morto sull'asfalto e molti di noi hanno subito torture e tentati omicidi.
Dopo quei 3 maledetti giorni di luglio, il grande movimento è imploso, abbandonato dai tanti dirigenti e gruppi di sinistra pronti a chiedere scusa per le violenze dei manifesti, proprio nel momento in cui bisognava difendersi dall’atroce attacco subito. Quegli stessi dirigenti che, predicando la non violenza, hanno poi appoggiato un governo guerrafondaio.
Ora è tempo di ricominciare, consapevoli degli errori commessi per non commetterli più, ma animati dalla stessa ferrea volontà di conquistare il nostro futuro. Non possiamo dimenticare le tante vite distrutte da questa esperienza, la lotta continuerà anche per loro.
Nessuna condanna potrà mai fermare i nostri sogni. Liberi subito i compagni condannati!
Maddalena Robin, Enrica Franco
mercoledì 2 maggio 2012
mercoledì 25 aprile 2012
giovedì 22 marzo 2012
L'ARTICOLO 18 NON SI TOCCA NON CONCEDIAMO A MONTI CIO' CHE ABBIAMO NEGATO A BERLUSCONI E'l'ORA DI UNA MOBILITAZIONE STRAORDINARIA PER VINCERE
Testo: "volantino nazionale per fabbriche e scioperi, dopo la rottura tra governo e CGIL"
Dopo aver distrutto per decreto le pensioni di anzianità, il Governo Monti mira al cuore dei diritti del lavoro: il diritto al reintegro se sei licenziato senza giusta causa. Distruggere questo diritto significa non solo moltiplicare senza limite i licenziamenti abusivi, ma anche privare il lavoratore di ogni forza contrattuale per difendere gli altri diritti. A ciò si aggiunge il mantenimento di tutte le forme di precarizzazione del lavoro ( contro le balle che raccontano), e addirittura la drastica riduzione degli ammortizzatori sociali per 4 milioni di lavoratori.
E' un colpo gravissimo, che vuole completare la controriforma sociale degli ultimi 30 anni. Per questo gli industriali, i banchieri, tutta loro stampa, plaudono entusiasti al governo Monti: sentono di avere a portata di mano un potere insperato di arbitrio con cui ingrassare ulteriormente i propri profitti per gareggiare sul mercato con altri pescecani.
Ma la partita in realtà non è “chiusa” come vorrebbe Monti. Può essere riaperta dalla forza di massa di 16 milioni di lavoratori. Se solo quella forza sarà dispiegata.
La CGIL, che pure aveva accettato il tavolo negoziale sui diritti, ha rifiutato alla fine di subordinarsi all'ingiunzione di Napolitano e alle suppliche del PD. E' un bene per tutti i lavoratori. Ma ora non ci si può limitare alla manifestazione del “dissenso”. Occorre mettere in campo una reale forza di massa per piegare l'avversario: una forza uguale e contraria a quella del padronato e del governo.
Lo sciopero generale va promosso da subito, non rinviato e diluito.
Va combinato con una azione di massa ininterrotta, in tutta Italia, capace di bloccare il Paese sino al ritiro delle misure annunciate.
Va congiunto alla convocazione di una assemblea nazionale di delegati eletti, che definisca una piattaforma di lotta unificante di tutto il mondo del lavoro, dei precari, dei disoccupati, che ponga al centro il blocco dei licenziamenti, la ripartizione del lavoro, un grande piano di opere sociali finanziato dalla tassazione progressiva delle grandi ricchezze.
Va infine combinato col boicottaggio aperto di tutti i partiti che sostengono il governo Monti e le sue misure antioperaie ( PD, PDL, UDC): partiti complici a tutti gli effetti della rapina, ieri sulle pensioni oggi sul lavoro.
Solo questa azione di svolta può rovesciare lo scenario di una sconfitta annunciata e drammatica. La CGIL, la FIOM, tutti i sindacati di base, e con essi tutte le sinistre politiche, associative, di movimento, sono chiamati ad unire nell'azione le proprie forze in questo scontro cruciale col governo e con la maggioranza di “unità nazionale” su cui si regge.
Il Partito Comunista dei Lavoratori(PCL),l'unico partito che non ha mai tradito gli operai, è e sarà in prima linea, per la massima generalizzazione e radicalizzazione della lotta. Convinti più che mai che il problema di fondo resta il rovesciamento del capitalismo, che non ha più niente da dare ma solo da togliere. Che solo un governo dei lavoratori può rappresentare una vera alternativa. Che solo una grande ribellione dei lavoratori e dei giovani può aprire la via a questo governo. Che in ogni caso solo questa ribellione può consentire, nell'immediato, la difesa di vecchie conquiste e diritti.
Costruire in ogni lotta immediata il senso di questa prospettiva rivoluzionaria è la ragione stessa del nostro partito. Raccogliere e organizzare nelle sua fila i lavoratori e i giovani più coscienti e più audaci significa rafforzare quella prospettiva di liberazione.
SCIOPERO GENERALE SUBITO
AZIONE DI MASSA PROLUNGATA CHE BLOCCHI l'ITALIA SINO AL RITIRO DELLE MISURE ANNUNCIATE
ASSEMBLEA NAZIONALE DI DELEGATI ELETTI PER DEFINIRE UNA PIATTAFORMA DI LOTTA UNIFICANTE E APRIRE UNA VERTENZA GENERALE DI TUTTO IL MONDO DEL LAVORO, DEI PRECARI, DEI DISOCCUPATI
BOICOTTAGGIO DI TUTTI I PARTITI CHE SOSTENGONO IL GOVERNO E LE SUE MISURE.
VIA IL GOVERNO DELLA CONFINDUSTRIA E DELLE BANCHE. GOVERNINO I LAVORATORI.
Dopo aver distrutto per decreto le pensioni di anzianità, il Governo Monti mira al cuore dei diritti del lavoro: il diritto al reintegro se sei licenziato senza giusta causa. Distruggere questo diritto significa non solo moltiplicare senza limite i licenziamenti abusivi, ma anche privare il lavoratore di ogni forza contrattuale per difendere gli altri diritti. A ciò si aggiunge il mantenimento di tutte le forme di precarizzazione del lavoro ( contro le balle che raccontano), e addirittura la drastica riduzione degli ammortizzatori sociali per 4 milioni di lavoratori.
E' un colpo gravissimo, che vuole completare la controriforma sociale degli ultimi 30 anni. Per questo gli industriali, i banchieri, tutta loro stampa, plaudono entusiasti al governo Monti: sentono di avere a portata di mano un potere insperato di arbitrio con cui ingrassare ulteriormente i propri profitti per gareggiare sul mercato con altri pescecani.
Ma la partita in realtà non è “chiusa” come vorrebbe Monti. Può essere riaperta dalla forza di massa di 16 milioni di lavoratori. Se solo quella forza sarà dispiegata.
La CGIL, che pure aveva accettato il tavolo negoziale sui diritti, ha rifiutato alla fine di subordinarsi all'ingiunzione di Napolitano e alle suppliche del PD. E' un bene per tutti i lavoratori. Ma ora non ci si può limitare alla manifestazione del “dissenso”. Occorre mettere in campo una reale forza di massa per piegare l'avversario: una forza uguale e contraria a quella del padronato e del governo.
Lo sciopero generale va promosso da subito, non rinviato e diluito.
Va combinato con una azione di massa ininterrotta, in tutta Italia, capace di bloccare il Paese sino al ritiro delle misure annunciate.
Va congiunto alla convocazione di una assemblea nazionale di delegati eletti, che definisca una piattaforma di lotta unificante di tutto il mondo del lavoro, dei precari, dei disoccupati, che ponga al centro il blocco dei licenziamenti, la ripartizione del lavoro, un grande piano di opere sociali finanziato dalla tassazione progressiva delle grandi ricchezze.
Va infine combinato col boicottaggio aperto di tutti i partiti che sostengono il governo Monti e le sue misure antioperaie ( PD, PDL, UDC): partiti complici a tutti gli effetti della rapina, ieri sulle pensioni oggi sul lavoro.
Solo questa azione di svolta può rovesciare lo scenario di una sconfitta annunciata e drammatica. La CGIL, la FIOM, tutti i sindacati di base, e con essi tutte le sinistre politiche, associative, di movimento, sono chiamati ad unire nell'azione le proprie forze in questo scontro cruciale col governo e con la maggioranza di “unità nazionale” su cui si regge.
Il Partito Comunista dei Lavoratori(PCL),l'unico partito che non ha mai tradito gli operai, è e sarà in prima linea, per la massima generalizzazione e radicalizzazione della lotta. Convinti più che mai che il problema di fondo resta il rovesciamento del capitalismo, che non ha più niente da dare ma solo da togliere. Che solo un governo dei lavoratori può rappresentare una vera alternativa. Che solo una grande ribellione dei lavoratori e dei giovani può aprire la via a questo governo. Che in ogni caso solo questa ribellione può consentire, nell'immediato, la difesa di vecchie conquiste e diritti.
Costruire in ogni lotta immediata il senso di questa prospettiva rivoluzionaria è la ragione stessa del nostro partito. Raccogliere e organizzare nelle sua fila i lavoratori e i giovani più coscienti e più audaci significa rafforzare quella prospettiva di liberazione.
SCIOPERO GENERALE SUBITO
AZIONE DI MASSA PROLUNGATA CHE BLOCCHI l'ITALIA SINO AL RITIRO DELLE MISURE ANNUNCIATE
ASSEMBLEA NAZIONALE DI DELEGATI ELETTI PER DEFINIRE UNA PIATTAFORMA DI LOTTA UNIFICANTE E APRIRE UNA VERTENZA GENERALE DI TUTTO IL MONDO DEL LAVORO, DEI PRECARI, DEI DISOCCUPATI
BOICOTTAGGIO DI TUTTI I PARTITI CHE SOSTENGONO IL GOVERNO E LE SUE MISURE.
VIA IL GOVERNO DELLA CONFINDUSTRIA E DELLE BANCHE. GOVERNINO I LAVORATORI.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
domenica 18 marzo 2012
In memoria della Comune ( LENIN 1911)
Quarantanni sono passati dalla proclamazione della Comune di Parigi. Con comizi e manifestazioni il proletariato francese ha commemorato, come d'uso, gli artefici della rivoluzione del 18 marzo 1871. Negli ultimi giorni di maggio, esso andrà nuovamente a deporre corone sulle tombe dei comunardi fucilati, vittime dell'orribile «settimana di maggio» e a giurare ancora una volta di combattere senza tregua fino al trionfo completo delle loro idee, fino alla completa realizzazione dell'opera che ci hanno affidata.
Perché il proletariato, e non solo il proletariato francese, ma di tutto il mondo, onora negli artefici della Comune di Parigi i suoi precursori? Qual è l'eredità della Comune?
La Comune nacque spontaneamente. Nessuno l'aveva preparata coscientemente e metodicamente. Una guerra disgraziata con la Germania, le sofferenze dell'assedio, la disoccupazione del proletariato, la rovina della piccola borghesia, l'indignazione delle masse contro le classi superiori e contro le autorità, che avevano dato prova di assoluta inettitudine, un fermento confuso nella classe operaia che malcontenta della propria situazione, aspirava a. un nuovo regime sociale, la composizione reazionaria dell'Assemblea nazionale, che suscitava timori per la sorte della Repubblica: tutti questi fattori e molti altri concorsero a spingere il popolo di Parigi alla rivoluzione del 18 marzo. Questa rivoluzione fece passare improvvisamente il potere nelle mani della guardia nazionale, della classe operaia e della piccola borghesia che si era unita agli operai.
Fu un avvenimento senza precedenti nella storia. Fino allora, il potere era stato sempre generalmente nelle mani dei grandi proprietari fondiari e dei capitalisti, cioè dei loro uomini di fiducia formanti il cosiddetto governo. Dopo la rivoluzione del 18 marzo, dopo la fuga da Parigi del governo del signor Thiers, delle sue truppe, della sua polizia e dei suoi funzionari, il popolo rimase padrone della situazione e il potere passò al proletariato. Ma, nella società attuale, il proletariato è economicamente asservito al capitale, non può dominare politicamente senza spezzare le catene che lo avvincono al capitale. Ecco perché il movimento della Comune doveva inevitabilmente assumere un colore socialista, tendere cioè all'abbattimento del dominio della borghesia, del dominio del capitale, e alla demolizione delle basi stesse del regime sociale dell'epoca.
All'inizio, il movimento, fu estremamente eterogeneo e confuso. Vi aderirono anche i patrioti con la speranza che la Comune avrebbe ripreso la guerra contro i tedeschi e l'avrebbe condotta a buon fine. Il movimento era anche sostenuto dai piccoli commercianti minacciati da rovina se il pagamento delle cambiali e degli affitti non fosse stato prorogato (ciò che il governo aveva rifiutato di fare e che invece la Comune accordò). Infine, nei primi tempi, il movimento ebbe, in parte, la simpatia dei repubblicani borghesi i quali temevano che l'Assemblea nazionale reazionaria (i «rurali», i rozzi e brutali grandi proprietari fondiari) restaurasse la monarchia. Ma la funzione principale fu evidentemente assolta dagli operai (soprattutto dagli artigiani di Parigi), fra i quali, durante gli ultimi anni del secondo Impero, era stata svolta un'attiva propaganda socialista, e molti appartenevano anche all'Internazionale.
Gli operai furono i soli a restare fino alla fine fedeli alla Comune. I repubblicani borghesi e i piccoli borghesi se ne staccarono presto; gli uni furono spaventati dal carattere proletario, rivoluzionario e socialista del movimento, gli altri si ritirarono quando videro il movimento destinato a una sicura disfatta. Soltanto i proletari francesi sostennero senza paura e senza stanchezza il loro governo Combatterono e morirono per la sua difesa, cioè per la causa dell'emancipazione della classe operaia, per un avvenire migliore di tutti i lavoratori.
Abbandonata dai suoi alleati della vigilia e priva di qualsiasi appoggio, la Comune era destinata alla disfatta. Tutta la borghesia francese, tutti i grandi proprietari fondiari, tutti gli uomini della Borsa, tutti i fabbricanti, tutti i ladri grandi e piccoli, tutti gli sfruttatori, si unirono contro di essa. Questa coalizione borghese, sostenuta da Bismarck (che liberò 100.000 prigionieri di guerra francesi per sottomettere Parigi rivoluzionaria), riuscì a sollevare i contadini ignoranti e la piccola borghesia provinciale contro il proletariato di Parigi e a chiuderne la metà in un cerchio di ferro (l'altra metà era bloccata dall'armata tedesca). In qualche grande città della Francia (Marsiglia, Lione, Saint-Etienne, Digione, ecc.) gli operai tentarono anch'essi di prendere il potere, di proclamare la Comune e di correre in aiuto di Parigi, ma i loro tentativi fallirono rapidamente. E Parigi che, prima, aveva levato lo stendardo dell'insurrezione proletaria, ridotta alle sole sue forze, si trovò votata alla catastrofe inevitabile.
Due condizioni, almeno, sono necessarie perché una rivoluzione sociale possa trionfare: il livello elevato delle forze produttive e la preparazione del proletariato. Nel 1871, queste due condizioni mancavano. Il capitalismo francese era ancora poco sviluppato, e la Francia era ancora un paese prevalentemente piccolo-borghese (di artigiani, contadini, piccoli commercianti, ecc.). D'altra parte, non esisteva un partito operaio, la classe operaia non era né preparata né lungamente addestrata e, nella sua massa, non aveva un'idea chiara dei suoi compiti e dei mezzi per assolverli. Non esistevano né una buona organizzazione politica del proletariato, né grandi sindacati, né associazioni cooperative...
Ma, soprattutto, la Comune non ebbe il tempo, la libertà di orientarsi, e di dar principio alla realizzazione del suo programma. Non aveva ancora potuto mettersi all'opera, e già il governo che sedeva a Versailles, appoggiato da tutta la borghesia, apriva le ostilità contro Parigi. La Comune dovette, prima di tutto, pensare a difendersi. E fino ai suoi ultimi giorni, che vanno dal 21 al 28 maggio, essa non ebbe il tempo di pensare seriamente ad altro.
Del resto, malgrado le condizioni cosi sfavorevoli, malgrado la brevità della sua esistenza, la Comune riuscì a adottare qualche misura che caratterizza sufficientemente il suo vero significato e i suoi scopi. Essa sostituì l'esercito permanente, strumento cieco delle classi dominanti, con l'armamento generale del popolo, proclamò la separazione della Chiesa dallo Stato, soppresse il bilancio dei culti (cioè lo stipendio statale ai preti), diede all'istruzione, pubblica un carattere puramente laico, arrecando un grave, colpo ai gendarmi in sottana nera.
Nel campo puramente sociale, essa potè far poco; ma questo poco dimostra con sufficiente chiarezza il suo carattere di governo del popolo, di governo degli operai. Il lavoro notturno nelle panetterie fu proibito; il sistema delle multe, questo furto legalizzato a danno degli operai, fu abolito; infine, la Comune promulgò il famoso decreto in virtù del quale tutte le officine, fabbriche e opifici abbandonati o lasciati inattivi dai loro proprietari venivano rimessi a cooperative operaie per la ripresa della produzione. Per accentuare il suo carattere realmente democratico e proletario, la Comune decretò che lo stipendio di tutti i suoi funzionari e dei membri del governo non potesse sorpassare il salario normale degli operai e in nessun caso superare i 6000 franchi all'anno (meno di 200 rubli al mese).
Tutte queste misure dimostrano abbastanza chiaramente che la Comune costituiva un pericolo mortale per il vecchio mondo fondato sull'asservimento e sullo sfruttamento. Perciò, finché la bandiera rossa del proletariato sventolava sul Palazzo comunale di Parigi, la borghesia non poteva dormire sonni tranquilli. E quando, infine, le forze governative organizzate riuscirono ad avere il sopravvento sulle forze male organizzate della rivoluzione, i generali bonapartisti, sconfitti dai tedeschi, ma valorosi contro i compatrioti vinti, questi Rennenkampf e Möller-Zakomelski francesi compirono una carneficina quale Parigi non aveva mai visto. Circa 30.000 parigini furono massacrati dalla soldataglia scatenata, circa 45.000 furono arrestati; di questi ultimi molti furono uccisi in seguito; a migliaia furono gettati in carcere e deportati. In complesso, Parigi perde circa 100.000 dei suoi figli, e fra essi i migliori operai di tutti i mestieri.
La borghesia era soddisfatta. «Ora il socialismo è finito per molto tempo», diceva il suo capo, il mostriciattolo sanguinario Thiers, dopo il bagno di sangue che egli e i suoi generali avevano fatto subire al proletariato parigino. Ma i corvi borghesi gracchiavano a torto. Sei anni circa dopo lo schiacciamento della Comune, quando molti dei suoi combattenti gemevano ancora nella galera e nell'esilio, il movimento operaio rinasceva in Francia. La nuova generazione socialista, arricchita dall'esperienza dei suoi predecessori, e per nulla scoraggiata per la loro sconfitta, impugnava la bandiera caduta dalle mani dei combattenti della Comune e la portava avanti con mano ferma e coraggiosa al grido di «Evviva la rivoluzione sociale! Evviva la Comune!». Due-quattro anni più tardi il nuovo partito operaio e l'agitazione che esso scatenava nel paese obbligavano le classi dominanti a restituire la libertà ai comunardi rimasti nelle mani del governo.
Il ricordo dei combattenti della Comune è venerato non solo dagli operai francesi, ma dal proletariato di tutti i paesi. Perché la Comune non combattè per una causa puramente locale o strettamente nazionale, ma per l'emancipazione di tutta l'umanità lavoratrice, di tutti i diseredati e di tutti gli offesi. Combattente avanzata della rivoluzione sociale, la Comune si è guadagnata le simpatie dovunque il proletariato soffre e combatte. Il quadro della sua vita e della sua morte, la visione del governo operaio che prese e conservò per oltre due mesi la capitale del mondo, lo spettacolo della lotta eroica del proletariato e delle sue sofferenze dopo la sconfitta, tutto questo ha rinvigorito il morale di milioni di operai, ha risvegliato le loro speranze, ha conquistato le loro simpatie al socialismo. Il rombo dei cannoni di Parigi ha svegliato dal sonno profondo gli strati sociali più arretrati del proletariato e ha dato ovunque nuovo impulso allo sviluppo della propaganda rivoluzionaria socialista. Ecco perché l'opera della Comune non è morta; essa rivive in ciascuno di noi.
La causa della Comune è la causa della rivoluzione socialista, la causa dell'integrale emancipazione politica ed economica dei lavoratori, è la causa del proletariato mondiale. In questo senso essa è immortale.
Rabociaia Gazieta, n. 4-5, 15 (28) aprile 1911
da Lenin, Opere Complete, vol. 17, Editori Riuniti, Roma, 1966, pp. 123-127
Perché il proletariato, e non solo il proletariato francese, ma di tutto il mondo, onora negli artefici della Comune di Parigi i suoi precursori? Qual è l'eredità della Comune?
La Comune nacque spontaneamente. Nessuno l'aveva preparata coscientemente e metodicamente. Una guerra disgraziata con la Germania, le sofferenze dell'assedio, la disoccupazione del proletariato, la rovina della piccola borghesia, l'indignazione delle masse contro le classi superiori e contro le autorità, che avevano dato prova di assoluta inettitudine, un fermento confuso nella classe operaia che malcontenta della propria situazione, aspirava a. un nuovo regime sociale, la composizione reazionaria dell'Assemblea nazionale, che suscitava timori per la sorte della Repubblica: tutti questi fattori e molti altri concorsero a spingere il popolo di Parigi alla rivoluzione del 18 marzo. Questa rivoluzione fece passare improvvisamente il potere nelle mani della guardia nazionale, della classe operaia e della piccola borghesia che si era unita agli operai.
Fu un avvenimento senza precedenti nella storia. Fino allora, il potere era stato sempre generalmente nelle mani dei grandi proprietari fondiari e dei capitalisti, cioè dei loro uomini di fiducia formanti il cosiddetto governo. Dopo la rivoluzione del 18 marzo, dopo la fuga da Parigi del governo del signor Thiers, delle sue truppe, della sua polizia e dei suoi funzionari, il popolo rimase padrone della situazione e il potere passò al proletariato. Ma, nella società attuale, il proletariato è economicamente asservito al capitale, non può dominare politicamente senza spezzare le catene che lo avvincono al capitale. Ecco perché il movimento della Comune doveva inevitabilmente assumere un colore socialista, tendere cioè all'abbattimento del dominio della borghesia, del dominio del capitale, e alla demolizione delle basi stesse del regime sociale dell'epoca.
All'inizio, il movimento, fu estremamente eterogeneo e confuso. Vi aderirono anche i patrioti con la speranza che la Comune avrebbe ripreso la guerra contro i tedeschi e l'avrebbe condotta a buon fine. Il movimento era anche sostenuto dai piccoli commercianti minacciati da rovina se il pagamento delle cambiali e degli affitti non fosse stato prorogato (ciò che il governo aveva rifiutato di fare e che invece la Comune accordò). Infine, nei primi tempi, il movimento ebbe, in parte, la simpatia dei repubblicani borghesi i quali temevano che l'Assemblea nazionale reazionaria (i «rurali», i rozzi e brutali grandi proprietari fondiari) restaurasse la monarchia. Ma la funzione principale fu evidentemente assolta dagli operai (soprattutto dagli artigiani di Parigi), fra i quali, durante gli ultimi anni del secondo Impero, era stata svolta un'attiva propaganda socialista, e molti appartenevano anche all'Internazionale.
Gli operai furono i soli a restare fino alla fine fedeli alla Comune. I repubblicani borghesi e i piccoli borghesi se ne staccarono presto; gli uni furono spaventati dal carattere proletario, rivoluzionario e socialista del movimento, gli altri si ritirarono quando videro il movimento destinato a una sicura disfatta. Soltanto i proletari francesi sostennero senza paura e senza stanchezza il loro governo Combatterono e morirono per la sua difesa, cioè per la causa dell'emancipazione della classe operaia, per un avvenire migliore di tutti i lavoratori.
Abbandonata dai suoi alleati della vigilia e priva di qualsiasi appoggio, la Comune era destinata alla disfatta. Tutta la borghesia francese, tutti i grandi proprietari fondiari, tutti gli uomini della Borsa, tutti i fabbricanti, tutti i ladri grandi e piccoli, tutti gli sfruttatori, si unirono contro di essa. Questa coalizione borghese, sostenuta da Bismarck (che liberò 100.000 prigionieri di guerra francesi per sottomettere Parigi rivoluzionaria), riuscì a sollevare i contadini ignoranti e la piccola borghesia provinciale contro il proletariato di Parigi e a chiuderne la metà in un cerchio di ferro (l'altra metà era bloccata dall'armata tedesca). In qualche grande città della Francia (Marsiglia, Lione, Saint-Etienne, Digione, ecc.) gli operai tentarono anch'essi di prendere il potere, di proclamare la Comune e di correre in aiuto di Parigi, ma i loro tentativi fallirono rapidamente. E Parigi che, prima, aveva levato lo stendardo dell'insurrezione proletaria, ridotta alle sole sue forze, si trovò votata alla catastrofe inevitabile.
Due condizioni, almeno, sono necessarie perché una rivoluzione sociale possa trionfare: il livello elevato delle forze produttive e la preparazione del proletariato. Nel 1871, queste due condizioni mancavano. Il capitalismo francese era ancora poco sviluppato, e la Francia era ancora un paese prevalentemente piccolo-borghese (di artigiani, contadini, piccoli commercianti, ecc.). D'altra parte, non esisteva un partito operaio, la classe operaia non era né preparata né lungamente addestrata e, nella sua massa, non aveva un'idea chiara dei suoi compiti e dei mezzi per assolverli. Non esistevano né una buona organizzazione politica del proletariato, né grandi sindacati, né associazioni cooperative...
Ma, soprattutto, la Comune non ebbe il tempo, la libertà di orientarsi, e di dar principio alla realizzazione del suo programma. Non aveva ancora potuto mettersi all'opera, e già il governo che sedeva a Versailles, appoggiato da tutta la borghesia, apriva le ostilità contro Parigi. La Comune dovette, prima di tutto, pensare a difendersi. E fino ai suoi ultimi giorni, che vanno dal 21 al 28 maggio, essa non ebbe il tempo di pensare seriamente ad altro.
Del resto, malgrado le condizioni cosi sfavorevoli, malgrado la brevità della sua esistenza, la Comune riuscì a adottare qualche misura che caratterizza sufficientemente il suo vero significato e i suoi scopi. Essa sostituì l'esercito permanente, strumento cieco delle classi dominanti, con l'armamento generale del popolo, proclamò la separazione della Chiesa dallo Stato, soppresse il bilancio dei culti (cioè lo stipendio statale ai preti), diede all'istruzione, pubblica un carattere puramente laico, arrecando un grave, colpo ai gendarmi in sottana nera.
Nel campo puramente sociale, essa potè far poco; ma questo poco dimostra con sufficiente chiarezza il suo carattere di governo del popolo, di governo degli operai. Il lavoro notturno nelle panetterie fu proibito; il sistema delle multe, questo furto legalizzato a danno degli operai, fu abolito; infine, la Comune promulgò il famoso decreto in virtù del quale tutte le officine, fabbriche e opifici abbandonati o lasciati inattivi dai loro proprietari venivano rimessi a cooperative operaie per la ripresa della produzione. Per accentuare il suo carattere realmente democratico e proletario, la Comune decretò che lo stipendio di tutti i suoi funzionari e dei membri del governo non potesse sorpassare il salario normale degli operai e in nessun caso superare i 6000 franchi all'anno (meno di 200 rubli al mese).
Tutte queste misure dimostrano abbastanza chiaramente che la Comune costituiva un pericolo mortale per il vecchio mondo fondato sull'asservimento e sullo sfruttamento. Perciò, finché la bandiera rossa del proletariato sventolava sul Palazzo comunale di Parigi, la borghesia non poteva dormire sonni tranquilli. E quando, infine, le forze governative organizzate riuscirono ad avere il sopravvento sulle forze male organizzate della rivoluzione, i generali bonapartisti, sconfitti dai tedeschi, ma valorosi contro i compatrioti vinti, questi Rennenkampf e Möller-Zakomelski francesi compirono una carneficina quale Parigi non aveva mai visto. Circa 30.000 parigini furono massacrati dalla soldataglia scatenata, circa 45.000 furono arrestati; di questi ultimi molti furono uccisi in seguito; a migliaia furono gettati in carcere e deportati. In complesso, Parigi perde circa 100.000 dei suoi figli, e fra essi i migliori operai di tutti i mestieri.
La borghesia era soddisfatta. «Ora il socialismo è finito per molto tempo», diceva il suo capo, il mostriciattolo sanguinario Thiers, dopo il bagno di sangue che egli e i suoi generali avevano fatto subire al proletariato parigino. Ma i corvi borghesi gracchiavano a torto. Sei anni circa dopo lo schiacciamento della Comune, quando molti dei suoi combattenti gemevano ancora nella galera e nell'esilio, il movimento operaio rinasceva in Francia. La nuova generazione socialista, arricchita dall'esperienza dei suoi predecessori, e per nulla scoraggiata per la loro sconfitta, impugnava la bandiera caduta dalle mani dei combattenti della Comune e la portava avanti con mano ferma e coraggiosa al grido di «Evviva la rivoluzione sociale! Evviva la Comune!». Due-quattro anni più tardi il nuovo partito operaio e l'agitazione che esso scatenava nel paese obbligavano le classi dominanti a restituire la libertà ai comunardi rimasti nelle mani del governo.
Il ricordo dei combattenti della Comune è venerato non solo dagli operai francesi, ma dal proletariato di tutti i paesi. Perché la Comune non combattè per una causa puramente locale o strettamente nazionale, ma per l'emancipazione di tutta l'umanità lavoratrice, di tutti i diseredati e di tutti gli offesi. Combattente avanzata della rivoluzione sociale, la Comune si è guadagnata le simpatie dovunque il proletariato soffre e combatte. Il quadro della sua vita e della sua morte, la visione del governo operaio che prese e conservò per oltre due mesi la capitale del mondo, lo spettacolo della lotta eroica del proletariato e delle sue sofferenze dopo la sconfitta, tutto questo ha rinvigorito il morale di milioni di operai, ha risvegliato le loro speranze, ha conquistato le loro simpatie al socialismo. Il rombo dei cannoni di Parigi ha svegliato dal sonno profondo gli strati sociali più arretrati del proletariato e ha dato ovunque nuovo impulso allo sviluppo della propaganda rivoluzionaria socialista. Ecco perché l'opera della Comune non è morta; essa rivive in ciascuno di noi.
La causa della Comune è la causa della rivoluzione socialista, la causa dell'integrale emancipazione politica ed economica dei lavoratori, è la causa del proletariato mondiale. In questo senso essa è immortale.
Rabociaia Gazieta, n. 4-5, 15 (28) aprile 1911
da Lenin, Opere Complete, vol. 17, Editori Riuniti, Roma, 1966, pp. 123-127
Partito Comunista dei Lavoratori
venerdì 2 marzo 2012
Conferenza stampa del Coordinamento Antifascista Salernitano
Oggi, venerdì 2 marzo, presso il bar Umberto si è svolta la conferenza stampa del coordinamento antifascista salernitano, alla quale hanno partecipato rappresentanti di varie realtà: ANPI, l’Associazione culturale Andrea Proto, CSA JAN ASSEN, SINISTRA CRITICA, PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI, SEL, FIOM,PD (segreteria provinciale),Comitato Acqua Pubblica, collettivo Wobbly al fine di sensibilizzare la cittadinanza riguardo la questione dell’antifascismo e delle attività di propaganda fascista svolte da CasaPound a Salerno.
Alla luce dei procedimenti penali in corso nei confronti di alcuni militanti di CPI e in concomitanza della venuta di Gianluca Iannone (responsabile nazionale di CasaPound) è stata sottolineata la pericolosità sociale di questi loschi figuri.
Sono giunte minacce all’indirizzo di alcuni militanti antifascisti con il chiaro intento provocatorio finalizzato a creare un clima di tensione e di odio in città. (vedi foto allegate)
Inoltre sarà presentato un ordine del giorno al consiglio comunale di Salerno dal PD e SEL per ribadire che la nostra città ripudia il fascismo e qualsiasi forma di discriminazione.
Le varie componenti del coordinamento si sono date appuntamento per il 20 marzo ore 15.00 al tribunale di Salerno, quando riprenderà il processo nei confronti di 4 neo-fascisti (tra cui il rappresentante della cultura di CasaPound Salerno) accusati di apologia di fascismo, vilipendio ai partigiani, detenzione di armi bianche e di furto e devastazione del CSA Asilo Politico e che vede come parte civile l’ANPI provinciale e l’Associazione culturale Andrea Proto.
ANPI
Associazione culturale Andrea Proto
CSA JAN ASSEN (ex ASILO POLITICO)
FIOM
SINISTRA CRITICA
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
SEL
PD (segreteria Provinciale)
Comitato Acqua Pubblica Salerno
Collettivo Wobbly
Alla luce dei procedimenti penali in corso nei confronti di alcuni militanti di CPI e in concomitanza della venuta di Gianluca Iannone (responsabile nazionale di CasaPound) è stata sottolineata la pericolosità sociale di questi loschi figuri.
Sono giunte minacce all’indirizzo di alcuni militanti antifascisti con il chiaro intento provocatorio finalizzato a creare un clima di tensione e di odio in città. (vedi foto allegate)
Inoltre sarà presentato un ordine del giorno al consiglio comunale di Salerno dal PD e SEL per ribadire che la nostra città ripudia il fascismo e qualsiasi forma di discriminazione.
Le varie componenti del coordinamento si sono date appuntamento per il 20 marzo ore 15.00 al tribunale di Salerno, quando riprenderà il processo nei confronti di 4 neo-fascisti (tra cui il rappresentante della cultura di CasaPound Salerno) accusati di apologia di fascismo, vilipendio ai partigiani, detenzione di armi bianche e di furto e devastazione del CSA Asilo Politico e che vede come parte civile l’ANPI provinciale e l’Associazione culturale Andrea Proto.
ANPI
Associazione culturale Andrea Proto
CSA JAN ASSEN (ex ASILO POLITICO)
FIOM
SINISTRA CRITICA
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
SEL
PD (segreteria Provinciale)
Comitato Acqua Pubblica Salerno
Collettivo Wobbly
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