martedì 26 febbraio 2013

AVANZA LA REAZIONE, VECCHIA E NUOVA. CROLLANO, A SINISTRA, LE OPERAZIONI TRASFORMISTE NECESSARIA TANTO PIU' OGGI UNA SINISTRA DI CLASSE ANTICAPITALISTA

Il dato elettorale registra il recupero del blocco reazionario guidato da Berlusconi, e l'impressionante successo di un guru milionario che rivendica l'abolizione del sindacato in quanto tale.

Dentro la crisi più drammatica del dopoguerra, la rimozione dell'opposizione sociale ai governi del capitale finanziario ha finito col consegnare alla reazione, vecchia e nuova, ampi settori della popolazione povera e dello stesso mondo del lavoro.

Sulle direzione della CGIL ricadono responsabilità enormi. Prima la condivisione delle politiche antioperaie dei governi di centrosinistra; poi l'avallo al governo Monti per coprire Bersani, hanno privato milioni di lavoratori, precari, disoccupati di ogni difesa sociale, abbandonandoli alla disperazione e alla disgregazione: facile terreno di pascolo per tutti i populismi e i qualunquismi.

Le sinistre cosiddette “radicali” hanno contribuito negli anni a rimuovere ogni diga. Prima compromettendosi “unitariamente” nelle politiche antioperaie del governo Prodi; poi dividendosi tra la subordinazione al PD liberale, sostenitore di Monti, e la subordinazione ai pubblici ministeri e al liberal questurino Di Pietro: sino a cancellare la stessa presenza di una sinistra autonoma e riconoscibile nello scenario elettorale.

In particolare la disfatta dell'operazione Ingroia è la disfatta definitiva dei gruppi dirigenti di PRC e PDCI. Chi ha cercato di tornare in Parlamento cancellando nell'arancione la riconoscibilità della sinistra e delle ragioni del lavoro, è finito travolto dal proprio trasformismo.

Dentro la sconfitta del movimento operaio, e il maremoto politico che si è determinato, il piccolo Partito Comunista dei Lavoratori ha registrato un risultato certo molto modesto. Ma è l'unico a sinistra, negli anni, che non ha perso la bussola. L'unico che si è opposto, contro corrente, al centrosinistra e al grillismo, dal versante delle ragioni dei lavoratori. L'unico che ha messo la faccia, senza nascondersi, su una proposta anticapitalistica e di classe. L'unico attorno a cui può ricomporsi, tanto più oggi, un progetto rivoluzionario a sinistra.

Solo il rilancio di una mobilitazione di massa del movimento operaio, attorno a un proprio programma indipendente, può sbarrare la strada all'offensiva dominante, disgregare il blocco sociale reazionario ,preparare dal basso l'unica vera alternativa: un governo dei lavoratori, su un programma anticapitalista.

Il PCL lavorerà, come e più di prima, per unire attorno a questa prospettiva i militanti d'avanguardia del movimento operaio e di tutti i movimenti di lotta.



PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

martedì 15 gennaio 2013

IL PCL ALLE ELEZIONI

Il Partito Comunista dei Lavoratori(PCL) si presenta alle elezioni politiche sulla base di un programma anticapitalista: l'unico programma realmente contrapposto all'”agenda Monti”, a partire dalle ragioni del lavoro e di tutti gli sfruttati.

L'Agenda Monti è il programma degli industriali, dei banchieri, del Vaticano, già votato in Parlamento da tutti i principali partiti ( PD, PDL, UDC). L'ipocrisia che la circonda regna oggi sovrana. Berlusconi finge di opporsi dopo averla istruita. Bersani ambisce solamente a gestirla in prima persona, dopo essersi presentato alle Primarie come difensore del lavoro. Vendola, oppositore di Monti, si è subordinato a Bersani sostenitore del governo Monti, in cambio di un ministero. Le altre sinistre si accodano al liberal questurino Di Pietro e ai magistrati, che a loro volta vogliono accordarsi col prossimo governo Bersani.. Mentre il comico milionario Beppe Grillo che striglia “i politici” non solo ignora il lavoro, ma rivendica addirittura l'abolizione del sindacato ( “roba dell'800”) scavalcando Marchionne. Senza che nessun partito “democratico” muova scandalo.

La verità è che tutti accettano la Repubblica dei capitalisti ( inclusi i magistrati e i comici), ognuno con la propria parte in commedia.

A questa Repubblica dei capitalisti il PCL contrappone la prospettiva della Repubblica dei lavoratori: l'unica vera soluzione alternativa della grande crisi sociale e politica.


IL CAPITALISMO HA FALLITO.

Il capitalismo ha fallito, in Italia, in Europa e in tutto il mondo. Ed è fallita ogni pretesa di “riformarlo”. Il suo unico scopo è scaricare il proprio fallimento sui lavoratori e la popolazione povera.

Gli industriali distruggono posti di lavoro, abbattono i salari, cancellano i diritti, al solo scopo di difendere i propri profitti. I banchieri impongono la distruzione delle pensioni, della sanità, della scuola, al solo scopo di incassare il pagamento degli interessi sui titoli di Stato in cui hanno investito.

Gli uni e gli altri finanziano i propri partiti, di centrodestra o di centrosinistra (in Italia PDL, PD, UDC, Lega) cui dettano lo stesso programma. Questi partiti, a loro volta, saccheggiano le risorse pubbliche con ruberie senza fine, pur di raccattare i voti necessari da mettere al servizio della rapina dei capitalisti.
E il cerchio si chiude. Sulla pelle dei lavoratori.


GOVERNINO I LAVORATORI, NON GLI INDUSTRIALI E I BANCHIERI, E I LORO PARTITI CORROTTI

Il PCL è l'unico partito che vuole liberare la società da questa dittatura degli industriali e dei banchieri. Rimpiazzandola con un governo dei lavoratori: che cancelli tutte le leggi contro il lavoro ( innanzitutto su art.18 precariato, pensioni); annulli il debito pubblico verso le banche; nazionalizzi il sistema bancario, senza indennizzo per i grandi azionisti; liberi milioni di famiglie dal cappio al collo di mutui usurai; espropri le aziende che licenziano, inquinano, calpestano i diritti ( a partire dalla FIAT, dall'ALCOA, dall'ILVA) ponendole sotto il controllo dei lavoratori; vari un grande piano di opere sociali ( cominciando dal risanamento dell'ambiente) finanziato dalla tassazione progressiva delle grandi ricchezze , dalla cancellazione di ogni privilegio clericale, dall'abbattimento delle spese militari; organizzi uno Stato di tipo nuovo, a buon mercato, con deputati pagati col salario medio di un impiegato e permanentemente revocabili dai propri elettori.

Ricondurre ogni obiettivo immediato a questo programma generale, è la politica quotidiana del PCL: dentro tutte le lotte dei lavoratori e degli sfruttati.


SOLO UN GOVERNO DEI LAVORATORI PUO ESTIRPARE CORRUZIONE E MALAFFARE

Ogni invettiva contro “i politici” che non metta in discussione il capitalismo ( come fa Grillo ) è solo una truffa: usata ciclicamente dagli stessi capitalisti per rafforzare ulteriormente il proprio potere di comando, tagliare ancor più servizi e lavoro ( magari nel nome della “lotta agli sprechi”), accaparrarsi nuove risorse pubbliche ( magari nel nome della “lotta ai privilegi” della “politica”), imporre il monopolio del proprio finanziamento dei partiti ( magari gridando contro “il finanziamento pubblico”). E' accaduto 20 anni fa col varo della seconda Repubblica, nel nome della... “ moralità della politica”, sotto le bandiere di “Mani Pulite” , della Lega, e dell'inganno federalista. E' ciò che tende a riproporsi oggi, in forme diverse, sotto la pressione di mille populismi alla moda. Ai lavoratori diciamo: occhio alla ( ennesima) truffa! Solo una rivoluzione sociale anticapitalista può realizzare una alternativa vera. Non i magistrati o i comici milionari ( che magari plaudono agli evasori fiscali).


IL PCL, L'UNICO PARTITO SENZA MACCHIA

Il PCL è l'unico partito che non si è mai compromesso con le politiche di rapina contro il lavoro.

In Italia, negli ultimi 20 anni, hanno governato tutti. Tutti sono stati messi alla prova. Da Berlusconi a Bersani, da Fini a Di Pietro, da Storace a Ferrero, tutti hanno fatto i ministri. E tutti hanno i loro eserciti, grandi o piccoli, di assessori. Ebbene, tutti hanno gestito, ad ogni livello, le politiche del capitale finanziario: precarizzazione del lavoro, privatizzazioni di aziende e servizi, guerre “umanitarie” per il petrolio..

Il PCL è l'unico partito della sinistra italiana che ha combattuto dall'opposizione sia il centrodestra che il centrosinistra. L'unico che non si è mai venduto per assessorati o ministeri. L'unico che ha le mani pulite di fronte ai lavoratori. E ciò perchè è l'unico a battersi per una alternativa di società in cui a comandare siano i lavoratori e non gli industriali, i banchieri, i loro partiti, i loro governi.


UNIRE TUTTE LE LOTTE IN UNA LOTTA SOLA, PER APRIRE DAL BASSO UNO SCENARIO NUOVO

Il PCL è l'unico partito che ha avanzato e avanza in questi anni di crisi una proposta di mobilitazione straordinaria contro l'aggressione padronale.

In ogni mobilitazione, poniamo l'esigenza di unire in un unico fronte l'insieme oggi disperso delle lotte di resistenza. Attraverso una vertenza generale unificante attorno a obiettivi comuni. Attraverso uno sciopero generale prolungato, l'occupazione delle aziende che licenziano, una cassa nazionale di resistenza a sostegno della lotta generale.

Non è più tempo di lotte isolate e iniziative simboliche. Solo mettendo in campo una radicalità uguale e contraria a quella del capitalismo, è possibile alzare una diga, strappare risultati, aprire la via ad una prospettiva nuova. Ma ancora una volta, solo una prospettiva di lotta anticapitalista per un governo dei lavoratori può motivare una proposta radicale di lotta e di resistenza. Non certo l'ambizione di ministeri o assessorati a braccetto del PD.


UNA PRESENTAZIONE ELETTORALE AL SERVIZIO DI UNA PROSPETTIVA RIVOLUZIONARIA.

Non a caso il PCL è l'unico soggetto della sinistra italiana presente in queste elezioni con una aperta riconoscibilità di classe e comunista.

Sinistra e Libertà ha scelto la coalizione di governo col PD, grande sostenitore del governo Monti, sulla base di una “carta di intenti” che impegna un futuro governo di centrosinistra alla continuità delle politiche di austerità contro il lavoro.

PRC e PDCI hanno scelto di dissolvere elettoralmente la sinistra cosiddetta “radicale” nel variopinto contenitore Arancione sotto la guida di ex magistrati- incluso il liberal questurino Di Pietro- orfani del PD e apertamente intenzionati ad allearsi col PD dopo il voto.

Il PCL è nato contro questa politica distruttiva. Respinge ogni coalizione con partiti borghesi; ogni mimetismo trasformista; ogni negazione dell'autonomia della sinistra come rappresentanza autonoma delle ragioni del lavoro. A partire da un programma rivoluzionario.
Un programma di rivoluzione ha diritto ad essere presente alle elezioni. Perchè solo una rivoluzione può cambiare le cose.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI


domenica 18 novembre 2012

COL POPOLO PALESTINESE CONTRO IL SIONISMO, SINO ALLA VITTORIA


Il Partito Comunista dei Lavoratori si schiera da subito senza riserve al fianco del popolo palestinese contro l'azione criminale in atto da parte dello Stato Sionista d'Israele.

Il governo Netanyahu ha aperto la propria campagna elettorale per il voto di Gennaio con una nuova escalation militare contro la popolazione di Gaza. Una popolazione già schiacciata ed oppressa in una piccola prigione a cielo aperto viene bombardata senza pietà dai propri carcerieri. Che preparano una nuova invasione militare della Striscia, e una sua nuova possibile occupazione , fuori e contro ogni parvenza di cosiddetta “legalità” internazionale. Si prepara per i Palestinesi una nuova pagina drammatica di resistenza eroica.

Ancora una volta gli alleati veri del popolo Palestinese non siedono all'ONU, né alla testa degli Stati arabi. Il nuovo governo egiziano dei Fratelli Musulmani, che pur “condanna” l'azione d'Israele, si guarda bene dal rompere il trattato di pace col Sionismo siglato dall'Egitto nel 79. L'esercito egiziano che nuovamente intimidisce e reprime il proprio popolo non si schiererà sul campo a fianco dei palestinesi: preferisce soldi e protezione dell'Amministrazione USA, garante del compromesso coi Fratelli Musulmani e delle relazioni di buon vicinato con Israele. L'arroganza omicida di Israele contro i palestinesi è proporzionale alla viltà e alla corruzione delle borghesie arabe.

Solo i lavoratori e la popolazione povera di Palestina e dei paesi arabi possono intervenire a sostegno del popolo di Gaza. Con una straordinaria mobilitazione di massa che travalichi i confini artificiali degli Stati Arabi. Che recuperi e sviluppi sino in fondo le stesse aspirazioni di libertà e di emancipazione delle grandi rivolte della “Primavera”, contro i nuovi governi borghesi che le hanno negate e sequestrate. Che impugni il diritto storico alla liberazione araba dal sionismo, al ritorno incondizionato dei palestinesi nella propria terra, al rovesciamento dello Stato coloniale fantoccio d'Israele, alla creazione di uno Stato arabo di Palestina, laico e socialista, all'interno di una Federazione socialista araba e del Medio Oriente.

Non può esservi “pace” tra oppressi ed oppressori. La rivendicazione “Due popoli, due Stati”, che accomuna le sinistre riformiste e l'intero arco borghese democratico, è tanto più oggi un'utopia subalterna. Solo la distruzione dei fondamenti militari, etnici, confessionali dello Stato sionista d'Israele può liberare uno spazio storico di pacificazione tra Arabi e minoranza ebraica in Palestina.

Tanto più oggi, la salvezza del popolo palestinese, e la conquista di una pace giusta e durevole in Medio Oriente, sono inseparabili dalla prospettiva di una rivoluzione socialista nell'intera nazione araba. Contro ogni subordinazione al sionismo, all'imperialismo, al fondamentalismo religioso. Il vero risorgimento nazionale arabo sarà socialista o non sarà.


Partito Comunista dei Lavoratori

mercoledì 26 settembre 2012

Iniziativa del Coordinamento Antifascista Salernitano. Spingiamo in mare la Estelle!

Il 4 ottobre attraccherà nel porto di Napoli il veliero “Estelle”, guidato dagli attivisti svedesi di “Ship to Gaza”. 
Estelle è l’unica nave a far parte della terza “Freedom Flotilla” che, come le due precedenti spedizioni, farà rotta su G
aza con l'obiettivo di rompere l’assedio illegale imposto da Israele e per dimostrare ancora una volta ai palestinesi che, nonostante l’avversione dei forti poteri politici ed economici che da anni si rendono complici della barbarie sionista, gli amici della Palestina non smetteranno mai di aiutarli nella quotidiana lotta contro l’assedio e l’apartheid.
Un assedio che preclude al popolo palestinese l'esercizio dei più basilari diritti umani come la possibilità di muoversi liberamente nella propria terra, di pescare nel proprio mare, rendendo difficoltose anche le più semplici azioni della vita quotidiana. Oltre a ciò, a cavallo tra il 2008 e il 2009, Gaza ha subito una durissima offensiva militare israeliana, l’operazione Piombo Fuso, che ha causato in tre settimane 1457 morti, di cui 1444 palestinesi e 13 israeliani.
Estelle è un bellissimo veliero d’altri tempi: spinta dal vento ha finora navigato dai porti della Scandinavia lungo tutte le coste europee, ricevendo ovunque un accoglienza carica di speranza e solidarietà.
La tappa di Napoli, seconda città italiana dopo La Spezia visitata dalla Flotilla, sarà l’ultimo scalo a terra per la Estelle, che già il 6 ottobre spiegherà le vele alla volta di Gaza City.
Il nostro obiettivo è adesso quello di portare alla nave ed al suo equipaggio tutto il supporto necessario ad affrontare un viaggio che, pur non preannunciandosi facile, racchiude in se la speranza ed il desiderio di un futuro fatto di pace e di diritti in terra di Palestina.
Per questo, il 29 settembre si terrà presso il centro sociale Jan Assen un incontro pubblico durante il quale, attraverso l’ausilio di attivisti già presenti in Palestina, e con la proiezione di video e testimonianze provenienti dai territori assediati, lanceremo anche da Salerno la mobilitazione per salutare degnamente la Estelle il 6 ottobre e per ribadire la nostra solidarietà alla causa palestinese
Dopo il dibattito ci sarà una cena sociale a sottoscrizione libera, il cui ricavato andrà interamente a sostenere la terza spedizione della Freedom Flotilla.
Spingiamo in mare l'Estelle
Con Vik e la Palestina nel cuore
RESTIAMO UMANI

COORDINAMENTO ANTIFASCISTA SALERNITANO





evento facebook: 
https://www.facebook.com/events/363114080437028/

giovedì 19 luglio 2012

G8 GENOVA: UNA SENTENZA INFAME

LIBERTA' PER GLI ARRESTATI, IN GALERA I TORTURATORI E I LORO COMANDANTI

NESSUNA FIDUCIA NELLO STATO
“LO STATO BORGHESE SI ABBATTE, NON SI CAMBIA” (MARX)

Per il massimo responsabile della mattanza di Genova ( De Gennaro), copertura bipartisan e continuità di carriera.
Per i poliziotti responsabili di torture indicibili, prescrizione e libertà.
Per alcuni compagni che si sono difesi dall'aggressione poliziesca, lunghi anni di galera, con l'applicazione eccezionale di un codice fascista.

Chi si era illuso nella magistratura “democratica”. Chi ha creduto al mito della Stato “democratico”, “uscito dalla Resistenza”.Chi addirittura si è affidato in questi anni all'illusione una via giudiziaria alla “democrazia”, è oggi di fronte alla realtà. Non quella che vorrebbe, ma quella che è.

La realtà è che le classi dirigenti e il LORO Stato hanno protetto incondizionatamente il proprio braccio armato, e punito chi dieci anni fa aveva osato sfidarli. Non c'è alcuna logica giuridica, per quanto distorta, nella sentenza di Genova. Ma solo una spietata logica di classe. La stessa che richiama il plauso unanime alla sentenza da parte di tutti i partiti dominanti ( dal PDL al PD), oggi impegnati a saccheggiare insieme conquiste sociali e diritti a sostegno di Monti. Tutto si tiene.

LE RESPONSABILITA' POLTICHE A SINISTRA
Proprio per questo non ci si può limitare, a sinistra, a una semplice “critica” della sentenza. Occorre aprire un bilancio politico di verità sulle condizioni che l'hanno consentita e preparata. A partire dalle responsabilità politiche dei gruppi dirigenti della sinistra italiana di questi 10 anni.

Prima di essere colpiti dalla magistratura, i compagni oggi incarcerati e la loro generazione, sono stati traditi. Traditi da chi, dopo aver esaltato il movimento No Global e la generazione di Genova, li hanno venduti al centrosinistra ( 2006/2008) in cambio di ministeri e cariche istituzionali: a braccetto con partiti (PD) che stavano e stanno dall'altra parte della barricata; in un governo che giunse non solo a difendere i comandi criminali della polizia, ma a promuovere il loro capo.
In quel governo stava Di Pietro, che oggi molti ascrivono alla “sinistra radicale”(!), ma che si oppose persino ad una commissione parlamentare di inchiesta sulle torture ed ora chiede .. le “scuse” dei movimenti. Ma in quel governo, o a suo sostegno, stavano anche TUTTI gli attuali dirigenti della sinistra “radicale” ( Vendola, Ferrero, Diliberto, Rizzo..): tutti oggi “sdegnati” per la sentenza ma tutti allora corresponsabili della rimozione di Genova. E molti ancora protesi a un nuovo possibile compromesso.. col PD ( che plaude o tace sul verdetto), o con la IDV questurina.

“GUERRA ALLA GUERRA”
Non si libera una nuova via, a sinistra, se non si rimuovono i responsabili di quel fallimento e di questa politica, voltando finalmente pagina.
Non ci si può opporre realmente alla logica di classe della sentenza di Genova se non si recupera una logica di classe uguale e contraria. Lo Stato, le classi dominanti, i loro partiti annunciano “un percorso di guerra” contro i lavoratori( e chi si ribella) come ha dichiarato Mario Monti? Vorrà dire che i lavoratori e la nuova generazione debbono promuovere la propria “guerra” alle classi dominanti e a tutti i loro strumenti: sul terreno dell'azione di massa, senza illusioni fallite, e con la stessa radicalità e coerenza mostrate dall'avversario.

BASTA COMPROMESSI E ALLEANZE CON I PARTITI CHE PLAUDONO ALLA SENTENZA DI GENOVA.

PER UN FRONTE UNITARIO DI LOTTA DI TUTTE LE SINISTRE POLITICHE, SINDACALI, ASSOCIATIVE, DI MOVIMENTO, CONTRAPPOSTO A TUTTI I PARTITI DOMINANTI CHE SOSTENGONO MONTI, ATTORNO AD UN PROGRAMMA AUTONOMO E DI SVOLTA.

VIA LE CLASSI DIRIGENTI E TUTTI I LORO STRUMENTI REPRESSIVI: SIANO I LAVORATORI A GOVERNARE E COMANDARE, CON LA PROPRIA FORZA ORGANIZZATA , LA PROPRIA DEMOCRAZIA, LA PROPRIA GIUSTIZIA.

SOLO UNA RIVOLUZIONE PUO' CAMBIARE LE COSE.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

martedì 17 luglio 2012

GENOVA 2001: INGIUSTIZIA E' FATTA !

Ci hanno condannati tutti.
Dieci compagni, che come noi parteciparono alle mobilitazioni contro il G8 di Genova nel 2001, condannati al carcere per pene lunghissime. Dopo i soprusi subiti in quei terribili giorni, ora spezzano definitivamente le loro vite, e questo per educarci, per dimostrarci cosa succede a chiunque voglia continuare a manifestare dissenso e produrre conflitto contro i veri devastatori e saccheggiatori delle nostre vite e dei nostri territori.
Hanno dovuto utilizzare il codice dell’epoca fascista per contestare loro un reato che riportasse “equilibrio” in seguito alle condanne per i massacratori della scuola Diaz. Pene ridicole per chi ha massacrato degli innocenti inermi, nessun colpevole per l’omicidio di Carlo Giuliani e 15 anni per chi ha sfasciato una vetrina, questa la giustizia borghese, dove persino la vetrina di una banca vale più di una vita umana. Ma proprio per questo il conflitto deve continuare, e diventare ogni giorno più alto. Per i dieci compagni che ci hanno rubato, per poterli difendere dalle loro prigioni, per riconquistare le loro e le nostre vite la lotta non si deve fermare.
Undici anni fa eravamo 300mila ad invadere le strade con la ferma determinazione di combattere contro lo scempio che dei governi criminali stavano facendo del nostro futuro, abbiamo lasciato un morto sull'asfalto e molti di noi hanno subito torture e tentati omicidi.
Dopo quei 3 maledetti giorni di luglio, il grande movimento è imploso, abbandonato dai tanti dirigenti e gruppi di sinistra pronti a chiedere scusa per le violenze dei manifesti, proprio nel momento in cui bisognava difendersi dall’atroce attacco subito. Quegli stessi dirigenti che, predicando la non violenza, hanno poi appoggiato un governo guerrafondaio.
Ora è tempo di ricominciare, consapevoli degli errori commessi per non commetterli più, ma animati dalla stessa ferrea volontà di conquistare il nostro futuro. Non possiamo dimenticare le tante vite distrutte da questa esperienza, la lotta continuerà anche per loro.
Nessuna condanna potrà mai fermare i nostri sogni. Liberi subito i compagni condannati!

Maddalena Robin, Enrica Franco