mercoledì 5 novembre 2014

TRASFORMARE LO SCIOPERO SOCIALE IN SCIOPERO GENERALE

La sezione di Salerno “T. Bagarolo” del Partito Comunista dei Lavoratori, componente attiva del “Laboratorio per lo sciopero sociale – Salerno”, promuove insieme alle realtà sindacali e di movimento che di tale coordinamento fanno parte, un ciclo di iniziative propedeutiche allo sciopero del 14 novembre e del corteo che si svolgerà in tale data a Salerno.

Consapevoli che a livello nazionale sono stati avviati una serie di percorsi di lotta “paralleli” e spesso “alternativi”, caratterizzati da una miriade di appuntamenti frammentati e ravvicinati, i quali, se da un lato costituiscono un fatto positivo perché sono il sintomo che “qualcosa si muove”, dall’altro bisogna tenere presente l’obbiettivo principale della costruzione di un reale e vasto movimento di lotta alle misure reazionarie imposte dal Governo Renzi alla classe lavoratrice; ad ogni modo salutiamo positivamente l’iniziativa dello “sciopero sociale” del 14 novembre. L’ultima plenaria dei “laboratori per lo sciopero sociale”, che si è tenuta a Napoli lo scorso 29 ottobre, ha visto ulteriormente crescere la partecipazione e l’entusiasmo in vista di quella giornata.
Sappiamo altresì che quella del 14 novembre rimane però solo una data, una tappa, oltre la quale si può e si deve andare. E per far ciò, non si può prescindere dalla classe lavoratrice. Non si vince senza la creazione del più vasto fronte di lotta di milioni di lavoratori e lavoratrici in aperta contrapposizione al fronte unico di padroni, banchieri e governo.
Anche per la costruzione di tale fronte di lotta unificato del mondo del lavoro, il PCL Salerno promuove con il coordinamento “Laboratorio per lo sciopero sociale” le seguenti iniziative:
·         Giovedì 6 novembre - assemblea universitaria all’Università degli studi di Salerno, plesso centrale (spazio antistante le facoltà di Lingue ed Economia), ore 12.30;
·         Sabato 8 novembre - assemblea pubblica al quartiere Pastena di Salerno, piazza “Caduti civili di Brescia”, ore 18.00;
·         Venerdì 14 novembre, corteo per la giornata nazionale di mobilitazione legata allo “sciopero sociale” – concentramento ore 09.30, piazza Vittorio Veneto (piazza della stazione centrale), Salerno.

PCL-SALERNO                 
SEZIONE  "TIZIANO BAGAROLO"



martedì 4 novembre 2014

Imperialismo e Guerra Mondiale: il proletariato non ha nulla da festeggiare!




Al di fuori di ogni retorica borghese, che riuscì a plagiare, e ancora riesce,  milioni di menti ingenue, che vedevano nel semplice contrasto tra nazioni la causa dello scoppio della  Prima Guerra Mondiale, essa non fu un'eroica liberazione della "Patria" o una difesa strenue della "democrazia" dall'aggressione degli Imperi centrali,  ma una vera  e propria mattanza, aggravata da decisioni e strategie ciniche e criminali che portarono allo sterminio di milioni di proletari. Per  Noi comunisti rivoluzionari il "4 Novembre"  rappresenta, quindi, l'epilogo di una tragedia, organizzata e architettata dalle forze borghesi e capitaliste, per perseguire una logica violenta  di aggressione  imperialista; e solo in questa analisi, scientificamente dimostrata, che noi ritroviamo le reali cause dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.


Come Lenin spiegò bene nel suo saggio  scritto durante il conflitto, nel 1916:
 "L'imperialismo è dunque il capitalismo giunto a quella fase di sviluppo, in cui si è formato il dominio dei monopoli e del capitale finanziario, l'esportazione di capitale ha acquistato grande importanza, è cominciata la ripartizione del mondo tra i trust internazionali, ed è già compiuta la ripartizione dell'intera superficie terrestre tra tutti i Paesi capitalistici." 


Noi non festeggiamo i massacri: 16 milioni di morti proletari vittime della guerra imperialista. Noi non festeggiamo l'Unità Nazionale, perché il proletariato non ha Nazione. Noi non festeggiamo le Forze Armate, strumento violento del Capitale nella la lotta di classe per l'egemonia.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI   SEZIONE DI SALERNO- TIZIANO BAGAROLO

sabato 1 novembre 2014

Cos'è questo golpe? Io so di Pier Paolo Pasolini


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Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.



Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

mercoledì 29 ottobre 2014

LEOPOLDA POLIZIESCA

Il PCL dichiara la propria solidarietà incondizionata ai lavoratori della acciaierie di Terni colpiti dalla polizia. 

L'aggressione poliziesca a un corteo di lavoratori in lotta tradisce una volta di più la natura del governo Renzi. Le ambizioni smisurate del Capo del governo non esitano a impugnare il manganello. Il governo è passato dalle parole ai fatti. L'attacco frontale ai diritti del lavoro si salda all'aggressione contro chi li difende. Altro che governo “amico del popolo” come recita lo spartito della Leopolda. Siamo in presenza di un corso politico reazionario che non esita a ricorrere alla forza per difendere l'ordine dello sfruttamento e dei licenziamenti contro i lavoratori e lo stesso sindacato: l'ordine difeso dal finanziere Serra e dai capitalisti rampanti della corte Renzi, fra brindisi e champagne. 

E' l'ora di rispondere all'attuale corso reazionario con una radicalità di massa uguale e contraria. La CGIL non può limitarsi a condannare il governo, come giustamente ha fatto. Ha il dovere di promuovere e organizzare, senza rinvii, uno sciopero generale vero, legato a una mobilitazione prolungata e all'occupazione generale delle fabbriche che licenziano. L'occupazione della acciaierie di Terni può dare l'esempio. E' l'ora che tutte le sinistre politiche e sindacali passino, anche loro, dalla parole ai fatti.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

AST 2



AST 1





sabato 25 ottobre 2014

Libertà per Ahmad Sa’adat, Georges Abdallah e tutti i prigionieri palestinesi!

Proponiamo un interessante articolo articolo del Colletivo Handala-Salerno, nell'ambito della settimana globale in solidarietà con Ahamad S’adat.




Nell’ambito della settimana di azione globale in solidarietà con Ahamad S’adat e tutti i prigionieri palestinesi (17-25 ottobre), insieme a realtà sensibili, abbiamo deciso di manifestare la nostra solidarietà e vicinanza, affiggendo una serie di striscioni che chiedono  la loro immediata liberazione e per ribadire con forza che non sono stati dimenticati!

Oggi ci sono oltre 7000 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, circa 2000 di loro imprigionati con arresti di massa da giugno. 500 palestinesi sono in “detenzione amministrativa”, senza accusa né processo, mentre 1.500 prigionieri palestinesi sono malati e vengono negate loro cure mediche adeguate – e più di 100 di loro sono malati di cancro e di altre patologie gravi.

Inoltre – questo è un dato ancora più inquietante reso noto dalle associazioni per i prigionieri- il 40% degli uomini palestinesi in Cisgiordania e Gaza sono passati dalle carceri dell’occupazione!

Particolarmente atroce è la condizione delle donne nelle carceri sioniste. Quando una donna Palestinese incinta finisce in prigione, il rischio è alto perché non le viene riservato nessun trattamento preferenziale …. anzi, se deve partorire, viene portata in ospedale sotto scorta, con mani e piedi legati, per poi essere incatenata al letto fino al momento dell’entrata in sala parto e subito ammanettata alla fine. Una delle proteste più frequenti di molte delle prigioniere politiche è contro il sistema del denudamento e delle ispezioni corporali da parte dei soldati israeliani, perpetrati spesso con la forza. Nel corso delle perquisizioni molte volte vengono costrette ad accovacciarsi nude per ricerche corporali intrusive; chi si ribella viene rinchiusa in isolamento.

 nessuna galera può fermare la resistenza palestinese

L’entità sionista utilizza, quindi, questa forma di tortura, di violenza basata sulla discriminazione di genere e di razza.

I bambini non ricevo un trattamento migliore. Secondo le ultime stime oltre 200 bambini palestinesi (di età inferiore ai 18 anni, molto spesso anche minori di 14 anni) sono imprigionati.

Dal 2000 più di 10.000 bambini Palestinesi sono stati rinchiusi, oltre 1500 uccisi, 6000 feriti; tale strategia, attraverso metodi che terrorizzano intere famiglie e prendendo di mira i bambini, ha lo scopo di indebolire la resistenza all’occupazione. All’interno della prigione, poi, Israele opera per distruggere il loro equilibrio psico-fisico con violenze sia corporali che mentali e che provocano conseguenze a lungo termine. Una seconda ragione nella strategia d’arresto di minori, è il tentativo di reclutamento per raccogliere informazioni sulla resistenza, per disintegrare sia la capacità di lotta della nuova generazione, sia quella dei loro padri e madri.

Da questi dati emerge chiaramente che l’entità sionista utilizza in maniera sistematica e storicamente datata l’odioso strumento della segregazione carceraria dei palestinesi, come mezzo di controllo e repressione della popolazione. L’uso reiterato di metodi criminali, duramente condannati anche dalla comunità internazionale (detenzione amministrativa, negazione del diritto alla difesa legale, punizioni corporali, tortura fisica e psicologica, rapimenti, arresti di minori anche di età inferiore ai 14 anni e tanto altro!), è ampiamente documentato ed ha lo scopo dichiarato di indebolire e spezzare la fiera Resistenza del popolo palestinese ma questo non avverrà mai!!!

Ahmad Sa’adat, leader palestinese, parlamentare e segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, è detenuto nelle carceri israeliane dal 15 marzo 2006. Prima di allora, è stato detenuto nelle prigioni dell’Autorità Palestinese, sotto guardia statunitense e britannica, dal gennaio 2002.

Il 14 settembre ad Ahmad Sa’adat sono state negate le visite dei familiari per un periodo di tre mesi, da parte delle autorità di occupazione carcerarie. Questa azione fa parte della negazione delle visite familiari di centinaia di prigionieri politici palestinesi a piacimento dei funzionari di occupazione israeliani che dal giugno di quest’anno –non solo- operano una ulteriore forma di vessazione e sopruso verso un popolo che resiste da oltre 66 anni!

Questi giorni comprendono anche la giornata del 24 ottobre, 30° anniversario della detenzione del combattente arabo per la Palestina Georges Ibrahim Abdallah nelle carceri francesi. Ad Abdallah, un comunista libanese il cui processo è stato condotto con irregolarità, è stata promessa libertà vigilata in diverse occasioni, ogni volta negata ai più alti livelli del governo francese sotto pressione degli Stati Uniti e di Israele.

Storicamente i martiri e i prigionieri rappresentano il seme di ogni rivoluzione, di ogni lotta di liberazione. La loro libertà rappresenta uno dei punti cardine su cui le forze della Resistenza si uniscono. Il dovere di tutte e tutti deve essere quindi quello di sostenerli, senza esitazioni. Privati della loro libertà mettono a disposizione i loro corpi per continuare la lotta; noi possiamo e dobbiamo mettere a disposizione la nostra solidarietà per sostenerli.

Fino alla vittoria!

Collettivo Handala Salerno

domenica 19 ottobre 2014

IL SOGNO DEI PADRONI: LA “LEGGE DI STABILITA'” DEL RENZISMO


No. Non è la “solita” legge di stabilità. E' una legge di stabilità cucita secondo le esigenze prioritarie di “immagine” e “consenso” dell'aspirante Bonaparte che oggi governa, lungo la linea del nuovo corso “populista”. E' un metodo sperimentato.

Con l'operazione truffa “80 euro” ( messi a carico dei beneficiari) Renzi ha vinto le elezioni europee consolidando il proprio comando. Al riparo di quella truffa- avallata da Camusso e Landini- ha condotto un'azione di sfondamento contro il lavoro e i suoi diritti. Prima con la eternalizzazione provocatoria dei contratti a termine senza causale, che non ha incontrato una sola ora di sciopero. Poi con la liberalizzazione dei licenziamenti senza giusta causa- obiettivo storico del padronato italiano- che non ha neppure subito, allo stato, uno sciopero generale di contrasto, fosse pure di facciata.

Ora nel varco aperto senza pagare dazio, Renzi replica la tecnica dell'imbroglio. La nuova operazione truffa sull'anticipo del TFR in busta ( aggravata da un maggiore furto fiscale sul salario differito, persino su quello lasciato in deposito) diventa la nuova cortina di fumo che serve a coprire l'arrosto. La nuova copertura d'immagine, agli occhi dei lavoratori dipendenti, di un'ulteriore aggressione sociale mirata contro di loro. 
Stabilita

La nuova legge di stabilità é inequivoca. Via l'Irap, come chiede da anni tutto il fronte confindustriale e reazionario ( Grillo e Salvini in testa). Via i contributi padronali sulle assunzioni , con nuovo svaligiamento delle casse pubbliche. Il tutto a carico dello stato sociale e dei servizi

( tagli , tasse, tariffe) a partire dalla sanità ( sostenuta infatti dall'Irap), dall' istruzione pubblica

( altro che rilancio della scuola!), dai trasporti locali ( già falcidiati), dai contratti dei dipendenti pubblici ( bloccati sino al 2018). Dunque pagheranno il conto i salariati , i pensionati, i giovani, la popolazione povera .

Il rinvio del pareggio di bilancio e l'operazione in deficit per 11 miliardi non sono affatto il “superamento dell'austerità” in nome della “crescita” e del “lavoro”, come vogliono la propaganda di “regime” del renzismo e il commentario “progressista” che lo circonda ( tipo La Repubblica). Sono l'opposto: sono la leva di una straordinaria detassazione dei capitalisti a carico dei lavoratori e della maggioranza della società. L'unica crescita assicurata è quella dei profitti, a scapito del lavoro. La Confindustria l'ha detto in un impeto di sincerità: “Questa legge di stabilità è il coronamento del nostro sogno”. La verità è che neppure i padroni si attendevano tanto in pochi mesi.

Nel frattempo la recita ad arte di Matteo Renzi contro “i tecnocrati di Bruxelles”, i governatori regionali“spendaccioni”, i “burocrati privilegiati”, serve a presentare questo sogno padronale come sogno popolare, in un grottesco gioco di specchi in cui spesso il bastonato pensa di essere il bastonatore. Che oltretutto non chiede di meglio che passare in incognito prendendo l'incasso, al riparo dalla cortina fumogena populista.

Un aspirante Bonaparte mira a consolidare attorno a sé un grande blocco reazionario interclassista mettendo le proprie ambizioni di potere al servizio del capitalismo italiano. Altro che “Renzi servo della Merkel” come spesso ripetono ( con impronta sciovinista e incomprensione della realtà) dirigenti della sinistra riformista o centrista . Renzi può “sfidare” anche la Merkel al tavolo negoziale, se questo gli serve ad ampliare il proprio margine di manovra populista e a nutrire i propri disegni di carriera. Ridurre le tasse ai capitalisti italiani ottenendo la loro incoronazione, e per di più prendere i voti degli operai italiani... “contro la Germania”: come si possono sposare al meglio gli interessi di Renzi e quelli della borghesia tricolore?
Solo una straordinaria mobilitazione di massa del movimento operaio e sindacale può squarciare il velo della menzogna dominante, unire gli sfruttati, dissolvere il blocco reazionario, arrestare la marcia di Renzi, e presentargli finalmente il conto.

Occorre portare il 25 a Roma questa domanda di svolta radicale. Contro il governo e il padronato. Per una lotta generale e radicale che vada davvero sino in fondo.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI