sabato 22 gennaio 2011

FARE COME IN TUNISIA

Comunicato stampa
di Marco Ferrando


La crisi politica e istituzionale ha imboccato un vicolo cieco. Il fallimento di opposizioni parlamentari amiche di Marchionne è ormai il principale fattore di tenuta del sultanato Berlusconi, nel momento della sua massima crisi. Si impone dunque una svolta. Non sarà né il Parlamento, nè la Procura di Milano a sbloccare l’impasse. Può essere solo la forza di massa dei lavoratori e dei giovani. Come in Tunisia contro Ben Alì: dove la rivolta di massa ha rovesciato in una settimana un regime ventennale, grazie alla fusione dello sciopero generale con l’indignazione popolare.
Lo sciopero generale dei metalmeccanici del 28 Gennaio può e deve avviare una prolungata prova di forza contro il governo per la sua cacciata, saldando rivendicazioni sociali e politiche. Per questo il PCL propone a tutte le sinistre politiche e sindacali di combinare le manifestazioni del 28 con il presidio di massa delle Prefetture di tutta Italia per chiedere le dimissioni del governo. “ Fare come in Tunisia” è la parola d’ordine che porteremo nelle piazze.

mercoledì 19 gennaio 2011

Berlusconi come Ben Ali'

Lo stesso Presidente del Consiglio che solidarizza con Marchionne contro gli operai, rifiuta di rispondere ai magistrati sullo sfruttamento della prostituzione nella reggia di Arcore. Siano allora gli operai a “processare” Berlusconi, con uno sciopero generale vero che ponga all’ordine del giorno la cacciata del governo. Un governo privo persino di una maggioranza politica in Parlamento , salvato da deputati corrotti, asserragliato a difesa di un Sultano “bonaparte” che rivendica la propria impunità come “diritto”, non ha alcun diritto di restare in sella. E’ il momento di una spallata operaia e popolare che rovesci Berlusconi, arresti la valanga Marchionne, e faccia piazza pulita di sfruttamento e malaffare. Lo sciopero generale dei metalmeccanici già indetto dalla Fiom per il 28 Gennaio deve diventare tanto più oggi lo sciopero generale di tutto il mondo del lavoro, assumere un carattere continuativo, puntare alla caduta del governo. La Tunisia dimostra la forza politica enorme di una sollevazione popolare. La stessa forza che ha rovesciato Ben Alì può rovesciare Berlusconi. E’ ciò che hanno fatto i lavoratori italiani nel 60 contro Tambroni. E’ ciò che è necessario oggi.


Partito Comunista dei Lavoratori

domenica 16 gennaio 2011

La sezione provinciale di Salerno del Partito Comunista dei Lavoratori parteciperà all'incontro promosso dalla sezione A.N.P.I. di Salerno per sostenere la Fiom, a partire dallo sciopero del 28 Gennaio.

L'incontro si terrà presso il centro La Tenda in via Fieravecchia, lunedì 17 Gennaio alle ore 18.30.




Partito Comunista dei Lavoratori - sezione provinciale di Salerno

Il Partito Comunista dei Lavoratori al fianco dei lavoratori e giovani di Tunisia e Algeria, per la vittoria rivoluzionaria della loro lotta.

Riportiamo qui di seguito il comunicato emesso il 12 gennaio dal nostro partito sugli avvenimenti in corso in Tunisia. Due giorni dopo il dittatore Ben Alì era costretto dalla mobilitazione delle masse a fuggire precipitosamente.
La rivoluzione tunisina ha conosciuto la sua prima vittoria. Ora è necessario che non si arresti, continui fino allo smantellamento di tutte le istituzioni della dittatura, alla convocazione di una vera assemblea costituente. Ma è al contempo necessario che si sviluppino strutture di potere operaio e popolare. La liberazione del popolo tunisino dalla fame e dallo sfruttamento è infatti possibile solo con uno sviluppo senza interruzione della rivoluzione, dagli obbiettivi democratici a quelli sociali di liberazione dal capitale imperialistico e dal suo partner minore, la borghesia tunisina, che la dittatura di Ben Alì rappresentava.
Una Tunisia realmente libera può essere solo una Tunisia rossa in cui il potere sia nelle mani dei consigli (o comitati)di lavoratori, contadini e masse povere delle città e delle campagne e di un governo espressione di essi.
Il successo iniziale della rivoluzione in Tunisia conforta in ogni modo le nostre prospettive rivoluzionarie e contrasta con il pessimismo del falso “realismo” riformista. Pochi, o forse nessuno, avrebbe potuto pensare, anche un solo mese fa,che l’apparentemente stabile dittatura tunisina sarebbe crollata come un castello di carte sotto la pressione di una mobilitazione rivoluzionaria di massa. La lezione che ne viene ha valenza internazionale. Di fronte alle contraddizioni lancinanti del capitalismo ci possono essere sconfitte e arretramenti, ma
anche improvvise esplosione rivoluzionarie. E’ a queste che si devono preparare i marxisti e l’avanguardia di classe, senza facilonerie ottimiste, ma in piena coscienza e… sapendo osare.

FG 15 gennaio 2011

Il Partito Comunista dei Lavoratori al fianco dei lavoratori e giovani di Tunisia
e Algeria, per la vittoria rivoluzionaria della loro lotta.

I lavoratori e i giovani e l’insieme delle masse popolari di Tunisia e Algeria sono oggi in lotta contro le drammatiche conseguenze della crisi mondiale del sistema capitalistico nei loro paesi; conseguenze aggravate dalla disastrosa politica dei loro governi corrotti e proimperialisti.
Il Partito Comunista dei Lavoratori saluta, sostiene e partecipa pienamente alla eroica battaglia del proletariato e della gioventù del Magreb.
In Tunisia lo scontro ha ormai raggiunto il livello di una situazione rivoluzionaria. Il criminale regime fantoccio del bonaparte sanguinario Ben Alì è posto in questione.
Questo è evidenziato -oltre che dalla reazione stragista del regime- dalla preoccupazione con cui seguono lo sviluppo degli avvenimenti le potenze imperialistiche; in primo luogo l’imperialismo italiano di cui Ben Alì è stato storicamente uno strumento, a partire dalla sua presa del potere nel 1987 con un colpo di stato, organizzato in diretto collegamento con i servizi segreti italiani e l’allora Primo ministro Craxi, il famigerato delinquente politico morto latitante in Tunisia per sfuggire alle condanne emesse contro di lui dalla magistratura italiana.
I prossimi giorni possono essere quelli decisivi. La lotta va portata avanti fino alla cacciata di Ben Alì. Ma l’unica soluzione per uscire dalla situazione di fame e disastro economico è che il movimento di massa non si limiti a ciò, dando il potere ad un qualche “governo democratico” o “demo-islamico”, legato ancora all’imperialiasmo e alle forze reazionarie del mondo arabo.
Quello che è necessario è che il movimento di massa si autoorganizzi in comitati e consigli nei luoghi di lavoro, di studio e nei quartieri e che sulla loro base nasca, con il rovesciamento rivoluzionario del regime, un governo operaio e popolare, che rompa con l’imperialismo, espropri senza indennizzi le sue proprietà e quelle della parassitaria borghesia tunisina e, in congiunzione con gli sviluppi della lotta in Algeria contro il regime di Butflika, inizi la transizione al socialismo.
Un tale sviluppo avrebbe rapide e importanti ripercussioni, non solo in tutto il Nord Africa, ma nel mondo e in particolare nell’Europa meridionale.

Viva l’eroica lotta dei lavoratori e giovani di Tunisia e Algeria.
Abbattere il regime sanguinario del dittatore Ben Alì
Per una Assemblea Costituente Democratica
Processare e punire i boia e i corrotti del regime
Espropriare senza indennizzo le proprietà imperialiste e quelle della borghesia tunisina
Per un governo operaio e popolare, basato sui consigli di lavoratori, studenti e popolo
Per gli stati uniti socialisti del Magreb.


Partito Comunista dei Lavoratori (per la Quarta Internazionale)

IL “PLEBISCITO” FIAT E’ FALLITO LA MAGGIORANZA DEGLI OPERAI BOCCIA IL RICATTO E’ L’ORA DI UN VERO SCIOPERO GENERALE

Il “plebiscito” è fallito. La maggioranza degli operai di Mirafiori ha votato No al referendum ricatto, che passa col voto determinante degli impiegati. E’ un risultato che smentisce clamorosamente la finta recita trionfalistica di Marchionne e Sacconi , e costituisce una sonora bocciatura operaia di quell’unità nazionale attorno a Marchionne che ha visto allineati Governo, Confindustria, PD . Ora è necessario dare a quel voto una prospettiva coerente . Non basta il No all’accordo vergogna, occorre farlo saltare. Per questo è necessario che tutte le sinistre sindacali e politiche trasformino lo sciopero dei metalmeccanici del 28 Gennaio in un vero sciopero generale di tutto il mondo del lavoro, combinato con il blocco degli straordinari , con l’occupazione delle aziende che licenziano o violano i diritti sindacali, con l’allargamento del fronte di mobilitazione a studenti, precari, disoccupati. In questo quadro la rivendicazione della nazionalizzazione della Fiat, senza indennizzo e sotto controllo operaio, è l’unica in grado di indicare un’alternativa vera al “marchionnismo” e di dissuadere eventuali imitatori.

MARCO FERRANDO

martedì 11 gennaio 2011

CON LA RIVOLTA POPOLARE IN ALGERIA E TUNISIA

(10 Gennaio 2011)



Il secondo Congresso Nazionale del Partito comunista dei lavoratori, esprime il pieno sostegno alla rivolta popolare in atto in Algeria e Tunisia. Grandi masse di giovani arabi si stanno ribellando non solo al carovita, ma alla propria condizione sociale di sfruttati, precari, disoccupati. Una condizione tanto più intollerabile a fronte del lusso delle proprie borghesie nazionali e del carattere reazionario e corrotto dei regimi politici dominanti. Un’intera generazione di giovani algerini e tunisini è infatti privata di ogni futuro: condannata o alla disoccupazione e alla marginalità di strada, o al supersfruttamento praticato da tante aziende europee- italiane in testa- a caccia di manodopera a basso costo con cui ricattare in patria i “propri” lavoratori . Oltretutto i giovani arabi che cercano la via della fuga in Europa , si trovano sbarrata la via dalle nuove leggi antimigranti concordate dai propri governi corrotti con la U.E., in cambio di mazzette e commesse facili per i capitalisti europei. E per questo si scontrano più di ieri con le vessazioni delle proprie polizie o delle polizie della U.E., spesso finendo nei campi di detenzione ( arabi o europei) e nei loro orrori.
Il congresso del PCL fa appello non solo alla solidarietà coi giovani arabi in rivolta ma all’aperto sostegno della loro ribellione. All’ unità tra governi europei e governi arabi va contrapposta l’unità tra gli sfruttati, arabi ed europei. Il ruolo di organizzazioni sindacali in Tunisia in diretto rapporto con le mille forme della rivolta giovanile è un fatto di estrema importanza.
Il PCL chiede a tutte le sinistre italiane, politiche e sindacali, di promuovere un immediata mobilitazione unitaria sotto le ambasciate e i consolati di Algeria e Tunisia, col coinvolgimento diretto di migranti arabi in Italia e delle loro organizzazioni: per denunciare i rispettivi regimi e il sostegno criminale loro accordato da tutti i governi europei-- a partire dal governo Berlusconi,--e chiedere la liberazione di tutti i giovani arrestati.

LIBERTA’ PER TUTTI GLI ARRESTATI

PIENI DIRITTI DEMOCRATICI E SINDACALI, INDIVIDUALI E COLLETTIVI, IN ALGERIA E TUNISIA

VIA I GOVERNI CRIMINALI DI TUNISI E DI ALGERI E PUNIZIONE DI TUTTI I RESPONSABILI DEGLI ECCIDI DI PIAZZA

CANCELLAZIONE DEI DIRITTI DI SUPERSFRUTTAMENTO CONCESSI ALLE IMPRESE ITALIANE ED EUROPEE, E AI LORO GOVERNI, CONTRO I GIOVANI E I LAVORATORI ARABI

ESPROPRIO DELLE BANCHE STRANIERE, DELLE GRANDI AZIENDE ENERGETICHE, DELLA BORGHESIA ARABA SFRUTTATRICE E COMPRADORA, SOTTO IL CONTOLLO OPERAIO E POPOLARE.

PER UN GOVERNO OPERAIO E POPOLARE A TUNISI ED ALGERI, NELLA PROSPETTIVA DI UNA FEDERAZIONE SOCIALISTA ARABA

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Intervento di Ferrando al II Congresso del PCL




Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori
Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO

Seconda parte

Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori
Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO
Prima parte