sabato 20 settembre 2014

L'ITALIA NELLE MANI DI UN BULLO ANTI OPERAIO E’ L’ORA DELLA LOTTA DI CLASSE CONTRO IL RENZISMO

Dopo sei mesi di Renzi parlano i fatti. “Passo dopo passo”.

Gli 80 euro sono pagati sia da coloro che li hanno ricevuti sia da lavoratori e pensionati esclusi, sotto forma di Tasi, addizionali fiscali, tagli sociali imponenti su servizi, lavoro, sanità ..: 32 miliardi di tagli annunciati in 3 anni!.

La disoccupazione dilaga in tutta Italia (42% tra i giovani); fabbriche e aziende continuano a chiudere una dopo l'altra o a espellere migliaia di operai (Alcoa, Thissen, Merloni, Alitalia, Lucchini..); contratti a termine senza causali e senza limiti diventano il destino di una generazione (decreto Poletti); si annuncia completa libertà di licenziamento senza giusta causa per i neo assunti (Job Act).

Milioni di lavoratori del settore pubblico restano senza contratto (da sei anni!); si mantengono i tagli imponenti alla scuola pubblica degli anni passati (9 miliardi) e si paga una parziale “assunzione” di precari con l'abolizione degli scatti di anzianità; mentre l'istruzione diventa sempre più cara per studenti e famiglie e un boccone sempre più interessante per il business d'impresa. 


La sostanza? Molto semplice: milioni di lavoratori, precari, studenti, disoccupati, anziani, “poveri”, pagano di tasca propria sia i costi delle truffe elettorali di Renzi, sia i costi dell'assistenza al capitale finanziario (italiano e europeo) che Renzi assicura.

Mentre il Premier vuole mettere al riparo le proprie fortune di aspirante Bonaparte (e la continuità della rapina sociale) con una riforma istituzionale che consentirebbe a chi ha il 20% dei voti di controllare Parlamento, Governo e Presidenza della Repubblica. Un’enormità!. Un uomo solo al comando, al servizio dei capitalisti e delle proprie ambizioni!

Questa valanga va fermata. Ma è necessario per questo cambiare aria a sinistra .

I gruppi dirigenti della sinistra italiana offrono uno spettacolo scandaloso. La burocrazia dirigente della CGIL, già complice di tante svendite, subisce senza reagire l'umiliazione quotidiana e sfottente di un bullo. Landini continua a proporsi addirittura come sponda sindacale di Renzi, magari sognando di diventare un domani - con la sua benedizione - segretario della Cgil. Nichi Vendola supplica di essere richiamato alla corte del centrosinistra, offrendo a Renzi la dote di Sel e dei suoi assessori in vista delle prossime elezioni regionali. Tutti pensano, insomma, a come sopravvivere (o fare fortuna) all'ombra del Sovrano . Nessuno pensa e agisce dalla parte dei “sudditi” contro il Sovrano, per un’alternativa di società e di potere.

Questa è invece la svolta necessaria. Non sta scritto da nessuna parte che il destino di milioni di lavoratori, studenti, precari, disoccupati, sia quello di subire in silenzio la dittatura di una piccola minoranza di industriali e di banchieri, e l'arroganza di un furbastro che amministra i loro interessi. Né certo l'alternativa è quella dei milionari Grillo e Casaleggio, che vogliono la chiusura dei posti di lavoro in cambio di un salario di cittadinanza di 600 euro per i licenziati e una Repubblica plebiscitaria via Web sotto il proprio controllo. Un progetto reazionario.

L'alternativa vera può essere costruita solo dai lavoratori stessi: contro i capitalisti, i loro governi, i loro partiti e tutti i loro ciarlatani di complemento. E' possibile: unendo innanzitutto le forze degli sfruttati in una lotta vera, radicale, di massa, attorno ad una piattaforma unificante delle loro ragioni e rivendicazioni, promossa da una assemblea nazionale di delegati eletti. Una lotta che metta sul campo, sino in fondo, la forza del lavoro, superando ogni frammentazione e dispersione.

Sedici milioni di lavoratori salariati, precari, disoccupati possono rivoltare l'Italia come un calzino, esprimere un proprio governo, concentrare nelle proprie mani il potere, liberare la società dal capitalismo.

Ma c'è bisogno di un partito di avanguardia che costruisca in ogni loro lotta la coscienza di questa forza.

Questa è la ragione del Partito Comunista dei Lavoratori. L'unico che non ha mai tradito gli operai.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

UN CORSO POLITICO REAZIONARIO



Prog reaz

Il governo carica sul groppone dei lavoratori i costi dei patti finanziari europei e delle truffe elettorali di Renzi : la somma fa 20 miliardi di tagli. Una enormità.

La sanità sarà chiamata a pagare la riduzione delle tasse per il padronato ( Irap), già beneficiato della massima precarizzazione del lavoro ( Decreto Poletti) e dalla annunciata liquidazione di ciò che resta dell'articolo 18 ( Yob act).

L'ennesima “riforma della scuola” produrrà nuovi tagli sull'istruzione pubblica e la sua riduzione a mercato aziendale, sommati all'impoverimento ulteriore degli insegnanti.

La riforma elettorale e istituzionale servirà a mettere la rapina al riparo della caduta annunciata del consenso: consentendo governi privi di consenso e la falcidie delle opposizioni, con reciproca soddisfazione per gli interessi dei capitalisti e per le ambizioni di un aspirante Bonaparte.

Siamo in presenza di un corso politico reazionario sempre più scoperto. Se metà delle misure varate o annunciate le avesse intraprese Berlusconi, saremmo all'accusa di golpe e all'”emergenza democratica”. Invece procedono nel silenzio con targa PD... e col sostegno di Berlusconi.

Cosa aspettano le sinistre italiane, politiche e sindacali, a mobilitare i lavoratori, alzare una diga, promuovere un'alternativa? Se aspettano sulla riva del fiume il cadavere politico di Renzi vedranno passare il loro. Se cercano una chiamata a corte, in cambio della non belligeranza, diventeranno corresponsabili della deriva reazionaria... senza ottenere neppure udienza.

La necessità di un altra direzione del movimento operaio e sindacale è posta drammaticamente dalla realtà dei fatti. Ogni giorno di più.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

mercoledì 30 aprile 2014

PRIMO MAGGIO CONTRO IL GOVERNO RENZI CONTRO IL CAPITALISMO PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI, IN ITALIA E IN EUROPA

Il Primo Maggio ha come sfondo l'aggravamento dell'aggressione al lavoro, nel vuoto drammatico dell'opposizione.


L'AGGRESSIONE DI RENZI AL LAVORO
L'OTTO SETTEMBRE DELLE SINISTRE

Matteo Renzi offre 80 euro per avere il voto dei lavoratori dipendenti prendendo i soldi dalle loro tasche ( addizionali fiscali, nuovi tagli a sanità e servizi), mentre regala ai capitalisti contratti a termine senza limiti e tutela , con un colpo devastante alla condizione dei giovani (e non solo) . Un'infamia. L'unica vera differenza con i governi Monti e Letta è che Renzi cerca il voto di chi bastona, presentandosi come difensore dei “poveri” “contro i privilegi dei “politici” e dei ricchi”. Strano... Perchè proprio i capitalisti stravedono per lui salutandolo come il “salvatore della ( loro) Patria”. Mentre il grosso dei “politici”, a libro paga dei capitalisti, lo appoggia in Parlamento.

La verità è che Renzi è solo un truffatore “populista” che punta al comando. E' un Bonaparte in pectore, che vuole sposare gli interessi dei capitalisti con le proprie ambizioni di carriera. Che punta a una legge elettorale reazionaria, infinitamente peggiore della legge truffa del 53, capace dargli una maggioranza parlamentare con una minoranza dei voti. Offrendo così più solida “stabilità” alle politiche di rapina del capitale finanziario.

Scandalosa è l'assenza di ogni reale opposizione delle sinistre politiche e sindacali al governo Renzi . Dove sono Camusso, Landini, Vendola? Dove sono coloro che manifestavano- fosse pure col contagocce e simbolicamente - per “i diritti sociali” e la “democrazia”? Non pervenuti. Anzi: Camusso plaude alla truffa delle 80 Euro, Landini si offre come interlocutore di Renzi, Vendola cerca di ricomporre con Renzi quel centrosinistra di cui peraltro SEL fa parte in tutta Italia ( spesso assieme a ciò che resta del PRC). Tutti cercano un posto al sole nella Terza Repubblica che Renzi annuncia.

E' un nuovo '8 Settembre delle sinistre italiane.


DUE BANDE DI IMBROGLIONI: “PROEURO” E “ANTI EURO”

Intanto due campi politici fanno a gara nell'imbrogliare i lavoratori nelle “elezioni europee”

Da un lato i difensori dell'Unione Europea - PD, FI, NCD..- oggi tutti “riformatori” dell'Unione nel nome dello “sviluppo”e dell'”occupazione”. Bugiardi! Hanno governato per 20 anni, in alternanza o a braccetto, annunciando ogni volta il futuro di una UE “sociale e democratica”. E ora vogliono ancora una volta i voti dei lavoratori per continuare a governare contro di loro nell'Unione Europea dei capitalisti e dei banchieri . Mentre le sinistre cosiddette “radicali” (SEL E PRC) che, alla loro coda, parlano di un possibile capitalismo “sociale” vogliono solo prenotare propri futuri ministeri ( e assessorati) a braccetto del PD, come in passato. Imboscandosi come al solito in liste “civiche” ( oggi guidate da intellettuali liberali, come ieri da Ingroia). Sempre rivolgendosi ai “cittadini”, non più ai lavoratori.

Dall'altro lato figurano i sostenitori del “ritorno alla lira” nel nome della “sovranità nazionale”. Bugiardi! La Lega e i Fratelli d'Italia hanno sempre governato con Berlusconi, gestendo tutte le cosiddette “politiche dell'Euro” ( incluso il pareggio di bilancio in Costituzione ) e ora vorrebbero i voti di chi hanno rapinato nel nome..della lira. Mentre Grillo vorrebbe chiudere le fabbriche in crisi e dare 600 euro di “salario di cittadinanza” ai licenziati. Sarebbero questi gli amici degli operai? La verità è che vogliono solo turlupinare i lavoratori per i propri disegni politici: o per poter negoziare futuri ministeri con Berlusconi; o nel caso di Grillo per realizzare una Repubblica Web, comandata via Rete da lui e Casaleggio...


BASTA CON GLI IMBROGLIONI.
PER UNA SOLUZIONE ANTICAPITALISTA, IN ITALIA E IN EUROPA

Basta con gli imbroglioni di tutte le specie. L'alternativa non è tra Euro e Lira, ma tra capitale e lavoro. Il problema non è se comanda Bruxelles o Roma, ma quale classe comanda a Bruxelles come a Roma: i capitalisti o i lavoratori? Altro che “sovranità nazionale” o “sovranità europea”! Si tratta di sapere chi è il vero sovrano, e dunque chi gestisce la moneta: il grande industriale assieme al banchiere, o l'operaio? Chiunque rimuove questo nodo di classe vuole solo truffare gli operai per conto degli industriali e dei banchieri. In Italia come in Europa.

Il capitalismo è fallito. Chiunque lo governa distribuisce miseria e sacrifici a vantaggio di una piccola minoranza di sfruttatori e parassiti, sia con l'Euro che con la lira. I sacrifici dei lavoratori inglesi sotto la sterlina non sono diversi da quelli dei lavoratori francesi e italiani sotto l'Euro. Nè Hollande o Renzi fanno politiche sociali diverse da quelle di Camerun. Solo un governo dei lavoratori può liberare la maggioranza della società dalla dittatura dei capitalisti, dei loro partiti, dei loro governi: espropriando le aziende che licenziano; riducendo l'orario di lavoro a parità di paga; abolendo il debito pubblico verso le banche e nazionalizzandole senza indennizzo; varando un grande piano di nuovo lavoro per opere sociali finanziato dalla tassazione progressiva delle grandi ricchezze.

Ricondurre ogni rivendicazione e ogni lotta ad una alternativa di società e di potere, è il nostro impegno. O la classe operaia impone una propria soluzione alternativa alla crisi sociale, o quella crisi troverà sbocco nella reazione. L'avanzare in Europa di forze xenofobe, reazionarie e/o fasciste ne è la riprova.

Il PCL- l'unico partito che non ha mai tradito gli operai- è l'unico partito che si batte in Italia per questo programma di rivoluzione, assieme ad altri partiti rivoluzionari d'Europa e del mondo, oggi raggruppati attorno al Coordinamento per la Rifondazione della 4° Internazionale (CRQI)

Organizzare attorno al Partito Comunista dei Lavoratori tutte le avanguardie più coscienti della classe operaia e di ogni movimento di lotta, è l'unico modo di rafforzare una prospettiva anticapitalista. L'unica vera alternativa per gli sfruttati.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

martedì 5 marzo 2013

TOCCA AI LAVORATORI COSTRUIRE UN' ALTERNATIVA. IN PIENA AUTONOMIA DAI PARTITI PADRONALI E DAI COMICI GURU

Le elezioni hanno visto il successo di un vecchio miliardario imbroglione (Berlusconi) e soprattutto di un comico milionario (Grillo).
Un “guru” che propone tra le altre cose (in sintonia con il progetto del “guru del guru”, il padrone milionario Casaleggio) l'abolizione pura e semplice del sindacato in quanto tale (“roba dell'800”), proprio nel momento della massima aggressione padronale contro il lavoro e i diritti sindacali. Che a Parma, dove governa, alza le rette di asili e mense per pagare gli interessi alle banche. Che rivendica licenziamenti di massa nel pubblico impiego e la riduzione di tutte le pensioni per ridurre le tasse ai padroni (con l’abolizione dell ‘IRAP).
Perché tanti giovani, tanti lavoratori, tanti precari, sbagliando clamorosamente, hanno finito con l'affidarsi a un guru milionario che non ha nulla a che spartire con i loro interessi? Perché si è sentita priva di riferimenti, rappresentanza, prospettive, dentro la crisi sociale più drammatica del dopoguerra.
Per anni tutti i governi (Prodi, Berlusconi, Monti) hanno colpito i lavoratori per conto degli industriali e dei banchieri. Tutti i partiti dominanti, di ogni colore (dal PD al PDL) hanno servito gli interessi dei capitalisti da cui sono finanziati (basta vedere i loro bilanci) contro i lavoratori, i precari, i disoccupati.
Ma soprattutto le sinistre sindacali e politiche che avrebbero dovuto difendere i lavoratori, li hanno abbandonati a loro stessi. La direzione della CGIL ha prima concertato coi governi di Centrosinistra le politiche antioperaie, e poi ha consentito al governo Monti le peggiori misure contro lavoro e pensioni (pur di coprire il PD di Bersani). Le sinistre cosiddette “radicali” prima hanno votato (unite) guerre e sacrifici in cambio di ministeri nei governi di centrosinistra e poi hanno finito col rifugiarsi (divise) sotto il comando del PD o dei pubblici ministeri (Ingroia), sino a cancellare l'autonomia delle ragioni del lavoro e la propria stessa riconoscibilità elettorale.
C'è da stupirsi se una disperazione sociale, allo sbando, si affida al primo ciarlatano, magari ottimo comiziante, e pure “simpatico”?
Ricostruire una rappresentanza indipendente del lavoro, per un'alternativa alla dittatura degli industriali e delle banche: questa è la vera necessità. Unire lavoratori, precari, disoccupati in una mobilitazione straordinaria: senza di questo le condizioni sociali di milioni di lavoratori e di giovani continueranno a peggiorare. Perché il sistema capitalistico non ha più niente da offrire ma solo da togliere, chiunque governi (Berlusconi, Monti, Bersani.. o Grillo-Casaleggio).
Solo i lavoratori possono costruire, con la propria forza, un'alternativa vera, imponendo un proprio governo che rovesci il capitale finanziario e riorganizzi alla radice l'intera società. Senza una lotta per questa prospettiva, i lavoratori resteranno divisi, senza difese e senza risultati. E nella loro disperazione inzupperanno il pane, a proprio vantaggio, padroni e truffatori di ogni specie. Magari comici.
Ricostruire tra i lavoratori la coscienza dei propri interessi, della propria forza, della necessità di una soluzione anticapitalista, è la ragione d'essere del Partito Comunista dei Lavoratori (PCL). E’ solo per questo che ci siamo presentati alle elezioni, ed è solo per questo che una sia pur modesta avanguardia di lavoratori e giovani ha sostenuto le nostre liste.
Certo: siamo un piccolo partito, dentro un maremoto, che nuota contro corrente. Ma siamo l'unico partito della sinistra che non si è mai compromesso con politiche antioperaie. L'unico che non si subordina né al PD, né ai magistrati, né ai comici guru. L'unico che si batte, in ogni lotta, per una prospettiva di governo dei lavoratori e di rivoluzione sociale: la sola rivoluzione vera per eliminare sfruttamento, miseria, disoccupazione e corruzione.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

martedì 26 febbraio 2013

AVANZA LA REAZIONE, VECCHIA E NUOVA. CROLLANO, A SINISTRA, LE OPERAZIONI TRASFORMISTE NECESSARIA TANTO PIU' OGGI UNA SINISTRA DI CLASSE ANTICAPITALISTA

Il dato elettorale registra il recupero del blocco reazionario guidato da Berlusconi, e l'impressionante successo di un guru milionario che rivendica l'abolizione del sindacato in quanto tale.

Dentro la crisi più drammatica del dopoguerra, la rimozione dell'opposizione sociale ai governi del capitale finanziario ha finito col consegnare alla reazione, vecchia e nuova, ampi settori della popolazione povera e dello stesso mondo del lavoro.

Sulle direzione della CGIL ricadono responsabilità enormi. Prima la condivisione delle politiche antioperaie dei governi di centrosinistra; poi l'avallo al governo Monti per coprire Bersani, hanno privato milioni di lavoratori, precari, disoccupati di ogni difesa sociale, abbandonandoli alla disperazione e alla disgregazione: facile terreno di pascolo per tutti i populismi e i qualunquismi.

Le sinistre cosiddette “radicali” hanno contribuito negli anni a rimuovere ogni diga. Prima compromettendosi “unitariamente” nelle politiche antioperaie del governo Prodi; poi dividendosi tra la subordinazione al PD liberale, sostenitore di Monti, e la subordinazione ai pubblici ministeri e al liberal questurino Di Pietro: sino a cancellare la stessa presenza di una sinistra autonoma e riconoscibile nello scenario elettorale.

In particolare la disfatta dell'operazione Ingroia è la disfatta definitiva dei gruppi dirigenti di PRC e PDCI. Chi ha cercato di tornare in Parlamento cancellando nell'arancione la riconoscibilità della sinistra e delle ragioni del lavoro, è finito travolto dal proprio trasformismo.

Dentro la sconfitta del movimento operaio, e il maremoto politico che si è determinato, il piccolo Partito Comunista dei Lavoratori ha registrato un risultato certo molto modesto. Ma è l'unico a sinistra, negli anni, che non ha perso la bussola. L'unico che si è opposto, contro corrente, al centrosinistra e al grillismo, dal versante delle ragioni dei lavoratori. L'unico che ha messo la faccia, senza nascondersi, su una proposta anticapitalistica e di classe. L'unico attorno a cui può ricomporsi, tanto più oggi, un progetto rivoluzionario a sinistra.

Solo il rilancio di una mobilitazione di massa del movimento operaio, attorno a un proprio programma indipendente, può sbarrare la strada all'offensiva dominante, disgregare il blocco sociale reazionario ,preparare dal basso l'unica vera alternativa: un governo dei lavoratori, su un programma anticapitalista.

Il PCL lavorerà, come e più di prima, per unire attorno a questa prospettiva i militanti d'avanguardia del movimento operaio e di tutti i movimenti di lotta.



PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

martedì 15 gennaio 2013

IL PCL ALLE ELEZIONI

Il Partito Comunista dei Lavoratori(PCL) si presenta alle elezioni politiche sulla base di un programma anticapitalista: l'unico programma realmente contrapposto all'”agenda Monti”, a partire dalle ragioni del lavoro e di tutti gli sfruttati.

L'Agenda Monti è il programma degli industriali, dei banchieri, del Vaticano, già votato in Parlamento da tutti i principali partiti ( PD, PDL, UDC). L'ipocrisia che la circonda regna oggi sovrana. Berlusconi finge di opporsi dopo averla istruita. Bersani ambisce solamente a gestirla in prima persona, dopo essersi presentato alle Primarie come difensore del lavoro. Vendola, oppositore di Monti, si è subordinato a Bersani sostenitore del governo Monti, in cambio di un ministero. Le altre sinistre si accodano al liberal questurino Di Pietro e ai magistrati, che a loro volta vogliono accordarsi col prossimo governo Bersani.. Mentre il comico milionario Beppe Grillo che striglia “i politici” non solo ignora il lavoro, ma rivendica addirittura l'abolizione del sindacato ( “roba dell'800”) scavalcando Marchionne. Senza che nessun partito “democratico” muova scandalo.

La verità è che tutti accettano la Repubblica dei capitalisti ( inclusi i magistrati e i comici), ognuno con la propria parte in commedia.

A questa Repubblica dei capitalisti il PCL contrappone la prospettiva della Repubblica dei lavoratori: l'unica vera soluzione alternativa della grande crisi sociale e politica.


IL CAPITALISMO HA FALLITO.

Il capitalismo ha fallito, in Italia, in Europa e in tutto il mondo. Ed è fallita ogni pretesa di “riformarlo”. Il suo unico scopo è scaricare il proprio fallimento sui lavoratori e la popolazione povera.

Gli industriali distruggono posti di lavoro, abbattono i salari, cancellano i diritti, al solo scopo di difendere i propri profitti. I banchieri impongono la distruzione delle pensioni, della sanità, della scuola, al solo scopo di incassare il pagamento degli interessi sui titoli di Stato in cui hanno investito.

Gli uni e gli altri finanziano i propri partiti, di centrodestra o di centrosinistra (in Italia PDL, PD, UDC, Lega) cui dettano lo stesso programma. Questi partiti, a loro volta, saccheggiano le risorse pubbliche con ruberie senza fine, pur di raccattare i voti necessari da mettere al servizio della rapina dei capitalisti.
E il cerchio si chiude. Sulla pelle dei lavoratori.


GOVERNINO I LAVORATORI, NON GLI INDUSTRIALI E I BANCHIERI, E I LORO PARTITI CORROTTI

Il PCL è l'unico partito che vuole liberare la società da questa dittatura degli industriali e dei banchieri. Rimpiazzandola con un governo dei lavoratori: che cancelli tutte le leggi contro il lavoro ( innanzitutto su art.18 precariato, pensioni); annulli il debito pubblico verso le banche; nazionalizzi il sistema bancario, senza indennizzo per i grandi azionisti; liberi milioni di famiglie dal cappio al collo di mutui usurai; espropri le aziende che licenziano, inquinano, calpestano i diritti ( a partire dalla FIAT, dall'ALCOA, dall'ILVA) ponendole sotto il controllo dei lavoratori; vari un grande piano di opere sociali ( cominciando dal risanamento dell'ambiente) finanziato dalla tassazione progressiva delle grandi ricchezze , dalla cancellazione di ogni privilegio clericale, dall'abbattimento delle spese militari; organizzi uno Stato di tipo nuovo, a buon mercato, con deputati pagati col salario medio di un impiegato e permanentemente revocabili dai propri elettori.

Ricondurre ogni obiettivo immediato a questo programma generale, è la politica quotidiana del PCL: dentro tutte le lotte dei lavoratori e degli sfruttati.


SOLO UN GOVERNO DEI LAVORATORI PUO ESTIRPARE CORRUZIONE E MALAFFARE

Ogni invettiva contro “i politici” che non metta in discussione il capitalismo ( come fa Grillo ) è solo una truffa: usata ciclicamente dagli stessi capitalisti per rafforzare ulteriormente il proprio potere di comando, tagliare ancor più servizi e lavoro ( magari nel nome della “lotta agli sprechi”), accaparrarsi nuove risorse pubbliche ( magari nel nome della “lotta ai privilegi” della “politica”), imporre il monopolio del proprio finanziamento dei partiti ( magari gridando contro “il finanziamento pubblico”). E' accaduto 20 anni fa col varo della seconda Repubblica, nel nome della... “ moralità della politica”, sotto le bandiere di “Mani Pulite” , della Lega, e dell'inganno federalista. E' ciò che tende a riproporsi oggi, in forme diverse, sotto la pressione di mille populismi alla moda. Ai lavoratori diciamo: occhio alla ( ennesima) truffa! Solo una rivoluzione sociale anticapitalista può realizzare una alternativa vera. Non i magistrati o i comici milionari ( che magari plaudono agli evasori fiscali).


IL PCL, L'UNICO PARTITO SENZA MACCHIA

Il PCL è l'unico partito che non si è mai compromesso con le politiche di rapina contro il lavoro.

In Italia, negli ultimi 20 anni, hanno governato tutti. Tutti sono stati messi alla prova. Da Berlusconi a Bersani, da Fini a Di Pietro, da Storace a Ferrero, tutti hanno fatto i ministri. E tutti hanno i loro eserciti, grandi o piccoli, di assessori. Ebbene, tutti hanno gestito, ad ogni livello, le politiche del capitale finanziario: precarizzazione del lavoro, privatizzazioni di aziende e servizi, guerre “umanitarie” per il petrolio..

Il PCL è l'unico partito della sinistra italiana che ha combattuto dall'opposizione sia il centrodestra che il centrosinistra. L'unico che non si è mai venduto per assessorati o ministeri. L'unico che ha le mani pulite di fronte ai lavoratori. E ciò perchè è l'unico a battersi per una alternativa di società in cui a comandare siano i lavoratori e non gli industriali, i banchieri, i loro partiti, i loro governi.


UNIRE TUTTE LE LOTTE IN UNA LOTTA SOLA, PER APRIRE DAL BASSO UNO SCENARIO NUOVO

Il PCL è l'unico partito che ha avanzato e avanza in questi anni di crisi una proposta di mobilitazione straordinaria contro l'aggressione padronale.

In ogni mobilitazione, poniamo l'esigenza di unire in un unico fronte l'insieme oggi disperso delle lotte di resistenza. Attraverso una vertenza generale unificante attorno a obiettivi comuni. Attraverso uno sciopero generale prolungato, l'occupazione delle aziende che licenziano, una cassa nazionale di resistenza a sostegno della lotta generale.

Non è più tempo di lotte isolate e iniziative simboliche. Solo mettendo in campo una radicalità uguale e contraria a quella del capitalismo, è possibile alzare una diga, strappare risultati, aprire la via ad una prospettiva nuova. Ma ancora una volta, solo una prospettiva di lotta anticapitalista per un governo dei lavoratori può motivare una proposta radicale di lotta e di resistenza. Non certo l'ambizione di ministeri o assessorati a braccetto del PD.


UNA PRESENTAZIONE ELETTORALE AL SERVIZIO DI UNA PROSPETTIVA RIVOLUZIONARIA.

Non a caso il PCL è l'unico soggetto della sinistra italiana presente in queste elezioni con una aperta riconoscibilità di classe e comunista.

Sinistra e Libertà ha scelto la coalizione di governo col PD, grande sostenitore del governo Monti, sulla base di una “carta di intenti” che impegna un futuro governo di centrosinistra alla continuità delle politiche di austerità contro il lavoro.

PRC e PDCI hanno scelto di dissolvere elettoralmente la sinistra cosiddetta “radicale” nel variopinto contenitore Arancione sotto la guida di ex magistrati- incluso il liberal questurino Di Pietro- orfani del PD e apertamente intenzionati ad allearsi col PD dopo il voto.

Il PCL è nato contro questa politica distruttiva. Respinge ogni coalizione con partiti borghesi; ogni mimetismo trasformista; ogni negazione dell'autonomia della sinistra come rappresentanza autonoma delle ragioni del lavoro. A partire da un programma rivoluzionario.
Un programma di rivoluzione ha diritto ad essere presente alle elezioni. Perchè solo una rivoluzione può cambiare le cose.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI


domenica 18 novembre 2012

COL POPOLO PALESTINESE CONTRO IL SIONISMO, SINO ALLA VITTORIA


Il Partito Comunista dei Lavoratori si schiera da subito senza riserve al fianco del popolo palestinese contro l'azione criminale in atto da parte dello Stato Sionista d'Israele.

Il governo Netanyahu ha aperto la propria campagna elettorale per il voto di Gennaio con una nuova escalation militare contro la popolazione di Gaza. Una popolazione già schiacciata ed oppressa in una piccola prigione a cielo aperto viene bombardata senza pietà dai propri carcerieri. Che preparano una nuova invasione militare della Striscia, e una sua nuova possibile occupazione , fuori e contro ogni parvenza di cosiddetta “legalità” internazionale. Si prepara per i Palestinesi una nuova pagina drammatica di resistenza eroica.

Ancora una volta gli alleati veri del popolo Palestinese non siedono all'ONU, né alla testa degli Stati arabi. Il nuovo governo egiziano dei Fratelli Musulmani, che pur “condanna” l'azione d'Israele, si guarda bene dal rompere il trattato di pace col Sionismo siglato dall'Egitto nel 79. L'esercito egiziano che nuovamente intimidisce e reprime il proprio popolo non si schiererà sul campo a fianco dei palestinesi: preferisce soldi e protezione dell'Amministrazione USA, garante del compromesso coi Fratelli Musulmani e delle relazioni di buon vicinato con Israele. L'arroganza omicida di Israele contro i palestinesi è proporzionale alla viltà e alla corruzione delle borghesie arabe.

Solo i lavoratori e la popolazione povera di Palestina e dei paesi arabi possono intervenire a sostegno del popolo di Gaza. Con una straordinaria mobilitazione di massa che travalichi i confini artificiali degli Stati Arabi. Che recuperi e sviluppi sino in fondo le stesse aspirazioni di libertà e di emancipazione delle grandi rivolte della “Primavera”, contro i nuovi governi borghesi che le hanno negate e sequestrate. Che impugni il diritto storico alla liberazione araba dal sionismo, al ritorno incondizionato dei palestinesi nella propria terra, al rovesciamento dello Stato coloniale fantoccio d'Israele, alla creazione di uno Stato arabo di Palestina, laico e socialista, all'interno di una Federazione socialista araba e del Medio Oriente.

Non può esservi “pace” tra oppressi ed oppressori. La rivendicazione “Due popoli, due Stati”, che accomuna le sinistre riformiste e l'intero arco borghese democratico, è tanto più oggi un'utopia subalterna. Solo la distruzione dei fondamenti militari, etnici, confessionali dello Stato sionista d'Israele può liberare uno spazio storico di pacificazione tra Arabi e minoranza ebraica in Palestina.

Tanto più oggi, la salvezza del popolo palestinese, e la conquista di una pace giusta e durevole in Medio Oriente, sono inseparabili dalla prospettiva di una rivoluzione socialista nell'intera nazione araba. Contro ogni subordinazione al sionismo, all'imperialismo, al fondamentalismo religioso. Il vero risorgimento nazionale arabo sarà socialista o non sarà.


Partito Comunista dei Lavoratori