lunedì 11 aprile 2011

BORGHESIA IPOCRITA E ASSASSINA

Il cartello “Maroni assassino” esibito da un deputato IDV in Parlamento -e subito censurato da “democratici” e Di Pietro con tanto di scuse pietose a Maroni- è sbagliato solo per difetto. Non è solo un singolo ministro, per quanto reazionario, il responsabile della tragica morte in mare di 250 migranti, ma le politiche securitarie che da 20 anni tutte le forze di governo hanno promosso, quale che fosse il loro colore politico, tanto in Italia quanto in Europa.

Da 20 anni tutti i partiti dominanti hanno sventolato la bandiera della xenofobia. Da 20 anni milioni di uomini e di donne in fuga dalla fame o dalla morte, o comunque alla ricerca di una vita migliore, sono stati presentati come inaccettabili invasori o come ospiti indesiderati: al solo fine di lucrare sulla loro emarginazione coll'uso del ricatto sociale e dell'umiliazione quotidiana; di fomentare disperate guerre tra poveri a tutto vantaggio delle classi dominanti, dirottando sui bersagli più facili la crescente frustrazione sociale di ampie fasce popolari colpite dalla crisi; di costruire a basso costo le fortune elettorali ( e i seggi dorati) di partiti xenofobi, o recuperi di consenso “drogato” da parte di cinici governi in calo di credibilità.

Sbarramenti, respingimenti, segregazioni, rimpatri, sono stati il linguaggio di questa politica . Le distinzioni hanno riguardato solamente le sue confezioni culturali: tra chi la ricopre di “raccomandazioni umanitarie” e chi invoca il “fuori dalle palle”. Ma l'obiettivo di fondo è comune: liberarsi di una “eccedenza”, scoraggiare con tutti i mezzi nuovi approdi, imprigionare in centri di segregazione invivibili chi è riuscito ad approdare in attesa di poterlo espellere e rinviarlo alla sua “prigione” di provenienza.

La guerra contro la cosiddetta “clandestinità”è il manto che veste questa politica. La guerra alla “clandestinità” è la guerra bipartisan del nostro tempo, in Italia, in Francia, in Spagna, sotto i Sarkosy e i Berlusconi come sotto i Prodi e i Zapatero. La sua cifra è il più volgare capovolgimento della verità e persino del significato semantico delle parole. Nulla infatti è meno clandestino di chi si imbarca a viso scoperto e alla luce del sole su disperati mezzi di fortuna, alla ricerca pubblica e dichiarata di una nuova vita di dignità e di lavoro, dopo anni di stenti, di fame o di guerre. La sua riduzione a “clandestino” è esattamente il risultato di chi gli nega il diritto di approdo, di un permesso di soggiorno, di libertà di movimento, al solo scopo di legittimare il suo sfruttamento, la sua segregazione, il suo respingimento.

Questa politica, come i fatti dimostrano, è del tutto impotente ad “impedire” nuovi sbarchi ed approdi, oggi come ieri: per il semplice fatto che nessun sbarramento, minaccia, divieto può abolire il diritto naturale ed universale ad una nuova vita, né il coraggio di chi la ricerca. Tanto più in un contesto di crisi sociale e di guerra. L'unico effetto pratico, sicuramente efficace, è invece criminogeno. Costringendo i migranti ad aggirare gli impedimenti, li costringono a rinunciare ad ogni sicurezza, a ricorrere alle vie più disperate, a mettersi nelle mani di trafficanti ( i famigerati “scafisti”) che sono i primi veri beneficiari delle politiche dei governi “democratici” che li.. “condannano”.

Sono 23.000 i migranti assassinati in 20 anni da queste politiche nel Mar Mediterraneo. I 250 di qualche giorno fa sono solo purtroppo gli ultimi tragici “arrivi”.

L'ipocrisia criminale della borghesia raggiunge oggi il suo apice. Il Nord Africa è segnato da grandi rivoluzioni popolari contro regimi odiosi e dispotici sostenuti per decenni dai governi europei di ogni colore. La cacciata di questi regimi ha indebolito gli accordi criminali da essi stipulati con i governi europei in ordine al blocco dell'immigrazione. Peraltro il diritto all'espatrio ha rappresentato una delle rivendicazioni democratiche della ribellione giovanile contro i Ben Alì, i Mubarak, i Gheddafi. Ora gli stessi governi europei che hanno finto di “salutare” positivamente nel nome della “libertà” le rivoluzioni che hanno spodestato i loro amici, chiedono ai nuovi governi arabi di conservare o ripristinare la negazione della libertà di espatrio. Cioè di assicurare la continuità coi vecchi banditi spodestati, in cambio di soldi e di armi. E per di più fanno questo nel momento stesso in cui il loro intervento di guerra in Libia, finalizzato al recupero del controllo politico sulla regione contro le rivoluzioni arabe, spinge grandi masse di somali, eritrei, subsahariani – da tempo supersfruttate in Libia da società occidentali- verso una emigrazione tanto disperata quanto inevitabile. I 250 morti in mare erano non a caso in larga misura eritrei. Anche per questo l'impronta del loro assassino è inconfondibile: è quella dell'imperialismo italiano, francese, inglese, americano, e delle loro bombe.

Per tutto questo, mentre le opposizioni liberali o dipietriste si “scusano” vergognosamente col ministro Maroni per un “involontario sgarbo”, il Partito Comunista dei Lavoratori rivolge contro il governo, la Lega e tutti partiti dominanti la rivendicazione “Fuori dalle palle”: solo un governo dei lavoratori, italiani e migranti, potrà restituire libertà e dignità ad ogni oppresso e mettere in galera i suoi oppressori. E i suoi assassini.


 Partito Comunista dei Lavoratori