mercoledì 26 gennaio 2011

28 GENNAIO SCIOPERO GENERALE LAVORATORI E STUDENTI IN PIAZZA

SALERNO ore 9,30
da Piazza Ferrovia a Piazza Cavour (Palazzo di Provincia)

Il 28 gennaio, insieme ai metalmeccanici, sciopereranno e manifesteranno tutte le categorie del lavoro dipendente pubblico e privato (ad eccezione dei trasporti urbani che sciopereranno il 26) e nella scuola e nelle Università, oltre a docenti, Ata e personale amministrativo, bloccheranno le attività gli studenti protagonisti della rivolta anti-Gelmini dei mesi scorsi. I COBAS hanno infatti esteso a tutti i lavoratori/trici lo sciopero che la Fiom aveva indetto per i soli metalmeccanici e che aveva inutilmente cercato di far  generalizzare anche dalla Cgil, che si è seccamente rifiutata per timore dell’estensione della lotta contro l’arroganza padronale e governativa.
E’ uno sciopero contro quel potere economico che ha trascinato l'Italia nella più grave crisi del dopoguerra, e che, invece di pagare per la sua opera distruttiva, cerca di smantellare ciò che resta delle conquiste dei salariati/e e dei settori popolari; contro il governo Berlusconi che, aggravando le politiche liberiste del precedente governo Prodi, ha cancellato centinaia di migliaia di posti di lavoro nelle fabbriche e nelle strutture pubbliche (a partire dalla scuola: 140 mila posti in meno ed espulsione in massa dei precari), imposto catastrofiche "riforme" della scuola e dell'Università, nel Pubblico Impiego bloccato i contratti e con il decreto Brunetta sequestrata la contrattazione e i diritti lavorativi e sindacali; contro un padronato parassitario e reazionario, che, guidato dal capo-banda Fiat Marchionne, va all’assalto di ciò che resta dei diritti dei salariati.  
Il 28 gennaio, nello sciopero e nelle manifestazioni, facciamo convergere il più ampio fronte sociale per battere gli Accordi-Vergogna, il liberismo padronale e governativo, la precarizzazione dilagante; per smascherare la finta “opposizione” parlamentare e i sindacati collaborazionisti; per riconquistare i posti di lavoro, il reddito, le pensioni, l’istruzione e le altre strutture sociali pubbliche, i beni comuni, la democrazia  nei luoghi di lavoro e nella società.

LA CRISI SIA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA