martedì 18 ottobre 2011

Dichiarazione del Partito Comunista dei Lavoratori in merito al comunicato approvato dalla maggioranza delle organizzazioni del Forum Sociale Italiano sulla manifestazione del 15 ottobre.

Il Partito Comunista dei Lavoratori ha partecipato alla riunione del Forum Sociale Italiano svoltasi a Roma il 16 ottobre. In tale riunione le organizzazioni presenti, tutte promotrici della manifestazione del 15 ottobre e componenti del Comitato creato “ad hoc” insieme ad altre organizzazioni non facenti parte del Forum Sociale, hanno affrontato la discussione sulla valutazione degli avvenimenti occorsi nel quadro della manifestazione stessa.
A conclusione di tale discussione la maggioranza delle organizzazioni presenti ha deciso di stendere un breve testo di bilancio e di proporlo alle principali strutture aderenti al Comitato per il 15 ottobre non presenti alla riunione.
Il Partito Comunista dei Lavoratori ha espresso il proprio dissenso dal testo proposto.
Anche a prescindere da elementi di metodo (una ipotesi di dichiarazione sul 15 ottobre da parte del Comitato avrebbe comportato la convocazione di una sua riunione per permettere a tutti di esprimere ed argomentare le proprie posizioni) il PCL ha divergenze di merito.
In realtà la risposta di buona parte delle strutture contattate è stata, a partire in particolare dalle questioni di metodo suindicate - ma non solo - negativa. Ciò ha portato i proponenti del testo a retrocedere all’ipotesi di firmarlo solo come Forum Sociale.

Come PCL manteniamo ovviamente le divergenze di merito e le indichiamo qui sotto.
L’analisi sociale del movimento ne dà una versione semplificata e retorica: come al solito il movimento mondiale è “nuovo” e gli elementi di continuità e di collegamento con la lotta di classe e fenomeni di insorgenza rivoluzionaria come, pur con tutte le loro contraddizioni, i processi rivoluzionari nel mondo arabo, sono obnubilati.

Il PCL critica quelle forze, non proprio insignificanti, che hanno portato avanti nel corso del corteo azioni violente talvolta isolate, politicamente inutili e controproducenti. Tale condanna è tanto più netta nella misura in cui è apparso evidente che, almeno per i settori più politicamente coscienti di tali forze, uno degli scopi della loro azione era quello di far saltare la manifestazione come prevista, per opporsi con una manovra, invece che con il confronto politico o la diversa pratica di azione, ad alcuni tra i principali promotori; da questo la scelta di dirigersi nella loro azione verso Piazza San Giovanni e non verso i centri del potere politico ed economico.

Ricordiamo tuttavia, pur in questo quadro di verità, che settori di coloro che vengono definiti “black block” sono una delle tante componenti del movimento di massa di questi anni: sono stati in azione non solo il 15, ma in molte altre occasioni recenti, in Italia, in Valsusa, in quasi tutti i paesi europei, in primis la Grecia (con azioni a volte anche gravemente negative). L’importanza di tali azioni nel quadro complessivo di manifestazioni e lotte è stata in generale inversamente proporzionale alla chiarezza e radicalità dell’azione della massa dei manifestanti e delle loro organizzazioni.

Chi ha veramente “ violentato la manifestazione e impedito il diritto di parola” come afferma il comunicato non sono stati i “black block”, ma le forze repressive dello stato, che in piazza San Giovanni hanno attuato un criminale assalto con caroselli di blindati a forte velocità. La massa del primo pezzo del corteo ha reagito con forza a tale azione criminale. Il PCL è pienamente solidale con la resistenza della piazza, cui non ha potuto partecipare direttamente per il solo fatto che la sua collocazione concordata poneva il suo spezzone (e quello del Fronte Unico del 1° Ottobre) in fondo al gigantesco corteo, lontano da Piazza San Giovanni.

Infine e soprattutto, noi riteniamo che vi sia una responsabilità oggettiva negli avvenimenti in relazione alle scelte rinunciatarie della quasi totalità degli organizzatori della manifestazione.
Noi avevamo proposto nelle riunioni preparatorie che il corteo rivendicasse apertamente il diritto di sfilare sotto i palazzi del potere politico ed economico, rivendicandone la cacciata, cosa che avviene nella maggioranza dei paesi del mondo (la manifestazione svoltasi pacificamente ad Atene ha potuto passare di fronte al parlamento greco, e ciò nonostante precedenti ripetutiti scontri in quel luogo, compreso, alcuni mesi fa, un tentativo di occupazione di massa). E di fronte a un rifiuto di tale diritto democratico, tentare di superarlo con un azione di massa, come si è fatto, però in maniera spontanea e confusa, il 14 dicembre da parte dei giovani e degli studenti (con la partecipazione dei compagni del PCL presenti); addossando con ciò la responsabilità di quanto poteva accadere al governo. Sarebbe stata una giornata difficile, ma avrebbe marginalizzato eventuali azioni di violenza stupida (contro auto, vetrine, etc) e le avrebbe anche rese più difficili.

Ci permettiamo di aggiungere che noi avevamo compreso le conseguenze del rifiuto opposto alla nostra proposta. Scrivevamo infatti, in una dichiarazione pubblica 20 giorni prima del 15, il 25 settembre queste parole: ”.. Proprio il rifiuto pregiudiziale a rivendicare il diritto a marciare verso i palazzi del potere, a preparare organizzativamente e unitariamente la gestione di piazza di questa rivendicazione, rischia questo sì di spianare la strada a iniziative minoritarie .., slegate da una logica di massa, a tutto danno dell'impatto politico del 15 Ottobre” (PCL ,25/9). Non tenere conto di quanto dicevamo ha favorito il caos.

Infine aggiungiamo, di fronte alle notizie di azioni repressive dello stato contro settori anarchici e dell’autonomia, quali che siano le differenze generali e specifiche che abbiamo con questi settori, noi ci pronunciamo in solidarietà con essi contro lo stato borghese, quello della precarietà, dei licenziamenti, delle guerre. Se il ribellismo spontaneista prepolitico e antimarxista è un avversario politico nella sinistra, il nostro nemico è il capitalismo e il suo stato. Tra i due non siamo indifferenti


Partito Comunista dei Lavoratori