mercoledì 21 gennaio 2009

 

Arrestati 700 manifestanti israeliani contrari all'offensiva nella Striscia

(19 gennaio 2009)

Gordon, docente presso l'università Ben Gurion, si dice preoccupato per le sorti del Paese  Circa 700 israeliani sono stati arrestati per aver manifestato contro le operazioni intraprese dal governo israeliano nella Striscia di Gaza, ha reso noto Neve Gordon, docente presso il dipartimento di studi sulla politica e il governo dell'università Ben Gurion del Negev, in Israele.  "Questo è apertamente un atto di intimidazione da parte dello stato nei confronti di quanti non appoggiano questa guerra", ha aggiunto Neve Gordon, durante un'intervista condotta da Amy Goodman di Democracy Now!. Riguardo alle vittime israeliane Gordon ha spiegato: "Negli otto anni in cui i razzi sono stati lanciati dalla Striscia di Gaza, sono una ventina le persone che sono morte a causa dei razzi. Nello stesso arco di tempo, invece, circa quattromila israeliani sono morti a causa di incidenti stradali". Eppure, la motivazione alla base dell'attacco israeliano rimane quello dei razzi lanciati dalla Striscia di Gaza. "E noi in nome di questi venti morti ci sentiamo autorizzati a entrare nella Striscia di Gaza, bombardarli e uccidere 275 bambini". Gordon ha inoltre criticato le continue violazioni da parte di Israele del diritto internazionale. Autore del libro 'Israel's Occupation', il docente, nonostante condanni il lancio di razzi contro Israele, ha spiegato che: "dobbiamo capire che l'occupazione in sé è un atto di violenza [...] e che queste persone stanno facendo resistenza. Non sono d'accordo con il modo in cui stanno resistendo, ma è comunque una violenza che nasce contro la violenza esercitata da noi. E' assolutamente necessario che Israele cambi il proprio approccio al problema. L'unica soluzione è raggiungere la pace con la Siria, il Libano e il popolo palestinese".  13/01/2009

Peacereporter

fonte: Arrestati 700 manifestanti israeliani contrari all'offensiva nella Striscia

 

Il popolo greco solidale con la palestina ottiene una vittoria tattica bloccando la spedizione di armi! 16 Gennaio 2009

(20 gennaio 2009)

Il 13 gennaio 2009, il popolo greco ha ottenuto una significativa vittoria tattica lavorando solidalmente col popolo palestinese. È infatti riuscito a fermare il carico di armi che, partendo dagli Stati Uniti, era diretto ad Israele passando per un porto greco. Responsabili militari statunitensi hanno annunciato che la spedizione è stata fermata a causa di "preoccupazioni provenienti da Atene", nate dopo che il popolo greco si è mobilitato, ha manifestato e si è sollevato per chiedere che le armi dirette agli assassini dei palestinesi a Gaza fossero bloccate!  Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina elogia il popolo greco per la sua risposta all'appello, nostro e del popolo palestinese, che chiedeva di bloccare quest'invio, e fa appello a tutte le forze popolari e progressiste a livello internazionale affinché seguano quest'esempio, fermando queste spedizioni di armi in tutti i modi possibili, ostacolando ed isolando l'occupante, le sue istituzioni e le sue forze armate.  Il 15 gennaio, attivisti greci hanno protestato al porto di Astakos (presso il quale ci sarebbe dovuta essere l'operazione di carico delle armi), chiedendo la fine di qualsiasi complicità greca nella guerra che U.S.A. e Israele stanno combattendo contro il popolo palestinese di Gaza ed esprimendo solidarietà col popolo e la causa palestinese. Il movimento greco ha portato le proprie rivendicazioni al Parlamento, nelle strade, ovunque, conseguendo un'importantissima vittoria.  Tratto da: http://www.pflp.ps/english/  Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli  coll.autorg.universitario@gmail.com  http://cau.noblogs.org

Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina

fonte: kollintern@gmail.com

 

 

Dobbiamo aggiustare l’immagine distorta che abbiamo di Hamas

Gaza è una società laica dove la gente ascolta musica pop, guarda la tv, e molte donne camminano per strada senza il velo.

(13 gennaio 2009)

La settimana scorsa ero a Gaza. Mentre ero lì ho incontrato una ventina di poliziotti che partecipavano a un corso in gestione dei conflitti. Erano ansiosi di sapere se gli stranieri si sentivano al sicuro da quando Hamas era al governo. “Sì, certamente!” ho risposto. Senza dubbio gli ultimi 18 mesi hanno visto una relativa calma per le strade di Gaza; nessun uomo armato per le strade, niente più rapimenti. Hanno sorriso pieni di orgoglio e ci hanno salutato con un arrivederci.  Meno di una settimana dopo tutti questi uomini erano morti, uccisi da un razzo israeliano durante una cerimonia di passaggio di grado. Erano “uomini armati e pericolosi di Hamas” ? No, erano poliziotti disarmati, impiegati pubblici uccisi non durante un “campo di addestramento militante” ma nella stessa stazione di polizia al centro di Gaza City usata dagli Inglesi, dagli Israeliani e da Fatah durante il periodo in cui questi guidavano il paese.  Questa distinzione è cruciale perché mentre le terrificanti scene di Gaza e Israele vengono trasmesse nei nostri schermi televisivi, si sta combattendo anche una guerra fatta di parole che sta oscurando la nostra comprensione della realtà dei fatti.  Chi o cosa è Hamas, il movimento che il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak vorrebbe annientare come se fosse un virus? Perchè ha vinto le elezioni palestinesi e perché permette che vengano sparati razzi su Israele?  La storia degli ultimi tre anni di Hamas rivela come l’incomprensione riguardo a questo movimento da parte dei governi di Israele, degli Stati Uniti e Regno Unito ci abbia condotto alla situazione brutale e disperata in cui siamo.  La storia comincia circa tre anni fa quando “Cambiamento e Riforma”, il partito politico di Hamas, ha inaspettatamente vinto le prime elezioni libere e regolari del mondo arabo, in una piattaforma politica che vedeva la fine della corruzione endemica e il miglioramento dei quasi inesistenti servizi pubblici nella Striscia di Gaza. Contro un’opposizione divisa questo partito apparentemente religioso si è impresso nella comunità a prevalenza laica tanto da guadagnare il 42 per cento dei voti.  v I palestinesi hanno votato per Hamas perchè hanno pensato che Fatah, il partito del governo che hanno bocciato, li ha delusi. Nonostante la rinuncia alla violenza e il riconoscimento dello Stato d’Israele, Fatah non ha realizzato uno Stato palestinese.  v E’ essenziale sapere questo per capire la cosiddetta posizione di rifiuto di Hamas. Che non riconoscerà Israele o rinuncerà al diritto di resistere finchè non sarà sicuro dell’impegno mondiale a raggiungere una soluzione per la questione palestinese.  Nei cinque anni in cui ho visitato Gaza e la Cisgiordania ho incontrato centinaia di politici e di sostenitori di Hamas. Nessuno di loro ha professato lo scopo di islamizzare la società palestinese, in stile talebano. Hamas conta troppo sui votanti laici per fare questo. La gente ascolta ancora la musica pop, guarda la televisione e le donne ancora scelgono se indossare il velo o no.  La leadership politica di Hamas è probabilmente la più qualificata nel mondo. Può vantare nelle sue file più di 500 laureati col titolo di dottorato, la maggioranza fatta di professionisti della classe media (dottori, dentisti, scienziati, e ingegneri).  La maggior parte della leadership di Hamas si è formata nelle nostre università è non ha maturato nessun odio ideologico contro l’Occidente. E’ un movimento basato sul malcontento, dedicato ad affrontare l’ingiustizia compiuta sul suo popolo. Ha coerentemente offerto una tregua di dieci anni per fornire uno spazio di respiro per poter risolvere un conflitto che continua ormai da pià di 60 anni.  La reazione di Bush e Blair alla vittoria di Hamas nel 2006 è la chiave dell’orrore di oggi. Invece di accettare il governo democraticamente eletto, hanno finanziato un tentativo di rimuoverlo con la forza; addestrando e armando i gruppi di combattenti di Fatah per rovesciare militarmente Hamas e imporre ai Palestinesi un governo nuovo e non eletto da loro. Come se non bastasse, 45 membri del Parlamento di Hamas sono ancora detenuti nelle prigioni israeliane.  v Sei mesi fa il governo israeliano ha accettato una tregua, mediata dall’Egitto, con Hamas. In cambio del cessate il fuoco Israele ha acconsentito all’apertura dei valichi e permesso il libero flusso dei beni essenziali dentro e fuori da Gaza. I lanci di razzi sono terminati ma i valichi non sono stati mai totalmente aperti, e la popolazione di Gaza ha iniziato a morire di fame. Questo devastante embargo non è una vittoria della pace.  Quando gli occidentali chiedono che cosa abbiano in mente i leader di Hamas quando ordinano o permettono il lancio di razzi su Israele, non stanno comprendendo la posizione dei palestinesi. Due mesi fa le Forze di Difesa israeliane hanno rotto la tregua entrando a Gaza e cominciando di nuovo il ciclo di uccisioni.  Dal punto di vista palestinese ogni giro di razzi lanciati è una risposta agli attacchi israeliani. Dal punto di vista israeliano è il contrario. Ma cosa significa quando Barack parla di distruzione di Hamas? Significa uccidere il 42 per cento dei palestinesi che hanno votato per esso? Significa rioccupare la Striscia di Gaza da cui Israele si è ritirato così dolorosamente tre anni fa? O significa separare in modo permanente i palestinesi di Gaza e quelli della Cisgiordania, politicamente e geograficamente?  E per coloro il cui mantra è la sicurezza di Israele, quale sorta di minaccia costituiscono i tre quarti di un milione di giovani che stanno crescendo a Gaza con un odio implacabile contro chi li riduce alla fame e li bombarda?  E’ stato detto che questo conflitto è impossibile da risolvere. In realtà, è davvero semplice. Il vertice delle mille persone che governano Israele (politici, generali e lo staff della sicurezza) e il vertice dei palestinesi islamisti non si sono mai incontrati. Una pace che sia tale richiede che questi due gruppi si siedano insieme senza pregiudizi. Ma gli eventi di questi giorni sembra abbiano reso ciò più improbabile che mai. Questa è la sfida per la nuova amministrazione di Washington e per i suoi alleati europei.  31 12 2008

William Sieghart (Times on line)

fonte: gcferrara.wordpress.com

 

Bombardato un ospedale di Gaza con 500 persone all'interno.

Attaccati edifici di agenzie giornalistiche e sede UNRWA.

(16 gennaio 2009)

Gaza - Infopal, ore 12,30. Le forze israeliane hanno bombardato l'ospedale Al-Quds della Mezzaluna Rossa a Gaza. All'interno ci sono 500 persone, tra feriti, malati e personale medico.  Avanzano dentro la città di Gaza le forze di terra israeliane, appoggiate dai corazzati e dall'aviazione, che bombarda senza sosta.  La popolazione cerca scampo fuggendo dalle proprie case, ma la Striscia è sigillata e divisa ormai in settori controllati dall'esercito, e non ci sono vie di fuga reali. 1,5 milioni di essere umani sono braccati come animali in gabbia, contro i quali criminali di guerra stanno facendo il tiro al bersaglio.  Poco fa ci è giunto un messaggio da Vittorio Arrigoni che parlava di "ospedale al-Quds circondato dai cecchini israeliani". L'ospedale, che appartiene al Palestine Red Crescent (la Luna Rossa palestinese) è andato a fuoco a seguito di un bombardamento israeliano. Il personale teme che possa esplodere da un momento all'altro, a causa della presenza di combustibile stoccato nei magazzini.  Poco distante, le forze di invasione israeliane hanno circondato un altro ospedale, Al-Aqsa. All'interno ci sono feriti, personale sanitario e volontari internazionali.  “Abbiamo ricevuto 150 chiamate da persone disperate che chiedevano aiuto - ha affermato uno dei volontari presenti nell'ospedale -, ma i soldati israeliani circondano l'ospedale impedendo al personale di soccorso e alle ambulanze di uscire".  Colpita sede UNRWA: tre operatori feriti. Nel quartiere occupato dall'Agenzia per i profughi delle Nazioni Unite si trovano anche altri uffici e una scuola, che sono stati bombardati. Gli edifici stavano dando ospitalità a centinaia di palestinesi scappati dalle proprie case, distrutte dagli attacchi israeliani di queste settimane.  Bombardata la Torre dei giornalisti, "Ash-Shuruq", in strada Umar Al-Mukhtar, nel centro della città di Gaza: feriti un reporter e un cameraman di Abu Dhabi TV. L'edificio ospitava diverse agenzie stampa e networks, compresi Reuters, NBC e Al-Arabiya. I giornalisti feriti sono stati ricoverati presso l'ospedale Ash-Shifa: si tratta di Muhammad As-Susi, colpito alla testa, e Ayman Ar-Rezi.  I colleghi della Reuters hanno evacuato la redazione, lasciando in funzione una macchina fotografica che continua a scattare foto dei bombardamenti.

Infopal

fonte: www.infopal.it/

 

FPLP: Le cosiddette "forze internazionali" a Gaza servirebbero solo come arma contro il popolo palestinese e la nostra resistenza

(17 gennaio 2009)

Il 12 gennaio 2009, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) ha rifiutato la presenza delle cosiddette "forze internazionali" nella Striscia di Gaza, sottolineando che il reale obiettivo di una tale forza sotto l'egemonia degli Stati Uniti sarebbe proteggere l'occupante e reprimere la resistenza del popolo palestinese.  La dichiarazione continua affermando che la questione palestinese non è una questione di sicurezza, né lo è ciò che sta accadendo a Gaza; si tratta, invece, di una causa di liberazione nazionale e di lotta popolare con l'obiettivo di riottenere la propria terra, i propri diritti nazionali e l'espulsione dell'occupante con tutti i mezzi a disposizione della resistenza incluse, innanzitutto, la resistenza armata e la lotta armata, che è nostro fondamentale e legittimo diritto nazionale. Il testo sottolinea poi che l'occupante è determinato ad annientare la nostra resistenza con la brutalità e con espedienti politici, ma il nostro popolo non lo permetterà qualunque siano i mezzi e le circostanze con cui ci proveranno.  Inoltre, ha asserito il FPLP, facciamo appello a quanti ancora confidino nelle "soluzioni" distruttive degli Stati Uniti d'America, che hanno dimostrato il loro fallimento, affinché cambino radicalmente le proprie politiche. Il FPLP ha criticato le dichiarazioni alla stampa di Mahmoud Abbas (Abu Mazen) inerenti la resistenza, sottolineando che essa è la via attraverso cui il nostro popolo sotto occupazione esercita i suoi diritti, la sua libertà e la sua dignità, del tutto legittima secondo tutte le norme internazionali. Ha aggiunto che la resistenza del popolo occupato non porta agli attacchi dell'occupante, bensì è la principale opzione per liberare la nostra terra ed espellere gli invasori. Questa è la scelta operata da tutto il popolo palestinese e da tutte le sue forze ed organizzazioni.  Infine, il FPLP ha condannato ancora una volta i cosiddetti "negoziati", evidenziando che non fanno nulla per fermare l'aggressione, le uccisioni ed il terrore dell'occupazione contro il nostro popolo; nonché il cosiddetto "processo di pace" in particolare successivo agli Accordi di Oslo, che è servito esclusivamente a dividere e frammentate la causa palestinese e a paralizzare l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).  Tratto da: http://www.pflp.ps/english/  Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli  coll.autorg.universitario@gmail.com  http://cau.noblogs.org

Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP)

fonte: coll.autorg.universitario@gmail.com

 

A Gaza bombe sicure, tregua incerta

(17 gennaio 2009)

Livni vola a Washington, Ban Ki-moon a Ramallah il cessate il fuoco sembra imminente ma a Gaza city gli scontri proseguono e le vittime aumentano. Sono arrivate a 1133 e ora si muore anche in Cisgiordania: stamane a Hebron un manifestante palestinese è stato ucciso dalla polizia israeliana a seguito di violenti scontri di protesta per i massacri nella Striscia. Al Cairo, tramite i mediatori egiziani, prosegue il confronto a distanza fra Hamas e il governo di Gerusalemme, al cessate il fuoco che dovrà arrivare ognuno sosterrà d’aver vinto. Ancora stamane le posizioni erano distanti: Israele chiede d’evitare il riarmo di Hamas tramite il contrabbando e vuole una forza d’interposizione internazionale per controllare i confini della Striscia. Alla riunione dei leader arabi a Doha il leader Mechal ribadisce “Malgrado tutte le distruzioni di Gaza non accettiamo la tregua se Israele non si ritira. La resistenza non è sconfitta”. Altro punto irrinunciabile è la sospensione dell’embargo: “Non possiamo vivere tra due fuochi, quello del nemico e quello dell'embargo; ci hanno chiesto la tregua in cambio dell'embargo, ma possiamo noi accettare questo? L'embargo per noi è una dichiarazione di guerra”. L’attuale resistenza consiste nel restar vivi sotto le bombe - oggi il quotidiano Haaretz riporta la notizia (o la propaganda) dell’IDF che le truppe di terra hanno sbaragliato un plotone di guerriglieri islamisti addestrati in Iran - significa poter dire di non aver alzato bandiera bianca né dagli esili né fra le macerie di Gaza. Insomma Israele incasserà la scontatissima partita militare dopo aver lanciato un messaggio anche al Libano degli Hezbollah, ieri truppe di riservisti sono state convogliate in via precauzionale verso quei confini. Ma la partita politica è aperta e vede Hamas fra i convitati. Il conflitto sta costando carissimo al popolo palestinese, visti i morti civili e infantili, e alla stessa leadership islamista che ieri con l’esecuzione di Saim e Sayyam ha perso altre figure importanti. Nel sesto giorno d’attacco c’era stata l’eliminazione di Nizan Rayan, seppellito insieme a moglie, due figli e una quindicina di persone sotto le macerie della casa dove abitava a Jabalija centrata da una tonnellata d’esplosivo.  Uccisioni che hanno seguìto il rituale con cui gli israeliani dagli F 16 e dagli ‘Apache’ trafiggono da anni i nemici con una vera e propria caccia all’uomo preparata dai Servizi usando collaborazionisti e informatori pagati o ricattati. Così furono fatti esplodere in tempi non di guerra, nel 2004, il padre spirituale di Hamas lo shaykh Yassin e dopo un mese Aziz Rantisi che lo aveva rimpiazzato al vertice dell’organizzazione. Proprio in queste ore stessa fine potrebbe fare Zahar, di cui è conosciuta l’attuale abitazione. Uno scontro che su questo terreno ha già conosciuto percorsi da spy story, come per Kemal Mechal per il quale i confini d’uno stato arabo come la Giordania non garantirono sicurezza, visto il rocambolesco tentativo di avvelenamento da parte di due agenti del Mossad lì subìto nel ‘97. Tutto questo può continuare a rimanere un panorama presente nella sporca guerra nascosta che si combatte da decenni e che inframmezza le Intifade e i conflitti a senso unico come l’attuale.  La tanto attesa diplomazia sin dall’inizio della prossima settimana - quando lo staff di Obama sarà libero di agire a tutto campo, visto che con la Livni in queste ore discorre ancora Condoleeza Rice - potrebbe ricorrere a soluzioni tampone che sono diventate una costante della crisi israelo-palestinese. Sarebbe una parziale delusione per l’immagine che nella tradizione statunitense rappresentano i primi “Cento giorni” del nuovo presidente. Perché se la matassa della questione è intricatissima e l’ex senatore dell’Illinois non può fare miracoli è anche vero che i tentennamenti non porteranno lontano. Ecco alcuni passi dell’odierno discorso del presidente siriano Bashar Assad a Doha “Il destino di Gaza è il destino di tutti, non solo della sua gente. Ciò che accade a Gaza non è una risposta ai loro missili, se non ci fossero stati avrebbero trovato altre scuse. La realtà è che vogliono uno stato di soli ebrei ed eliminare i palestinesi rimanenti. La vera pace è quella che rispetta i diritti di tutti. Per avere una vera pace bisogna togliere l'embargo a Gaza e la nostra prima richiesta è la chiusura delle ambasciate israeliane nei paesi arabi e la rottura dei rapporti diplomatici con Israele”. Hamas è tutt’altro che sola, la diplomazia dovrà tenerne conto. Un primo passo per consolidare il confronto e cercare la tregua sarà uscire dalla spirale della reciproca demonizzazione del nemico. Questo potrebbe essere il piccolo-grande miracolo che la gestione Obama può fare. E cento giorni sarebbero un’eternità.  16 gennaio 2009

Enrico Campofreda

fonte: ecampofreda@tiscali.it

 

 

Curiosità:

razzo Qassam

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Qassam di varie generazioni

Il razzo Qassam (arabo: صاروخ القسام ārūkh al-Qassam; anche Kassam) è un rudimentale razzo in acciaio pieno di esplosivo, prodotto daHamas. Tre modelli sono stati utilizzati. Essi non hanno bisogno di artiglieria per essere lanciati e sono privi di qualsiasi sistema di guida.

Il razzo Qassam ha acquisito notevole notorietà attraverso il suo sviluppo e la diffusione da parte di Hamas contro obiettivi israeliani nel conflitto israelo-palestinese.

 

Storia 

 

Il razzo Qassam prende il nome da Izz al-Din al-Qassam, che ha dato anche il nome al braccio armato di Hamas, le Brigate ʿIzz al-Dīn al-Qassām. Il loro sviluppo è iniziato intorno all'inizio del 2000 a opera di Nidal Rabah e Adnan al-Ghul, deceduti in attacchi mirati. I razzi, scarsamente intercettabili, nascono con l'intento, sponsorizzato da Siria e Iran[1], secondo fonti Israeliane, di mettere in difficoltà lo stato ebraico: arrecano danni assai limitati e comunque non paragonabili a quelli delle armi convenzionali di cui dispone Tsahal (l'esercito israeliano), ma hanno forte impatto sulla popolazione israeliana che vive nelle zone limitrofe fino a 45 km, che ha risentito di perdite di vite umane e danni materiali. La loro economicità e la relativa facilità di costruzione rende poi la minaccia cronica, non limitata a un arco di tempo come possono essere le tradizionali intifade e gli attentati kamikaze complicati e lunghi da attuare. Il ritiro di Tsahal da Gaza, secondo fonti israeliane, ha dato poi l'opportunità alle milizie armate di estendere il loro controllo sul territorio, permettendo una maggiore frequenza di lanci. Il numero totale di Qassam lanciati dal 2000 al 6 gennaio 2009 è di 8621 unità[2]. I morti causati da questi razzi sono stati 10 [3]. Città più colpite: Ashkelon e Sderot, le più vicine a Gaza. Dal gennaio 2006 la gittata dei razzi impiegati è passata da 10 a 45 km, raggiungendo anche la città di Gedera, 45 km a nord della Striscia di Gaza e appena 40 km da Tel Aviv[3].

Analisi tecnica 

L'obiettivo della progettazione del razzo Qassam sembra essere la facilità e la rapidità di produzione, utilizzando strumenti e componenti comuni . A tal fine, i razzi sono azionati da una miscela solida di zucchero e una di fertilizzante ampiamente disponibile: il nitrato di potassio. La testata è piena di Trinitrotoluene di contrabbando e un altro comune fertilizzante, il nitrato di urea.[4]

Il razzo è costituito da un cilindro di acciaio, contenente un blocco rettangolare di propellente. Un piatto di acciaio che sostiene le forme e gli ugelli è posto e saldato alla base del cilindro. La testata è costituita da un semplice guscio di metallo che circonda l'esplosivo.[4]

I razzi di Hamas

Qassam 1

Qassam 2

Qassam 3

Qassam 4

Grad

WS-1E

Lunghezza (cm)

79

180

200+

283

294

Diametro (cm)

6

15

17

12,2

12,2

Peso (kg)

5.5

32

90

72

74

Carico di esplosivo (kg)

0.5

5-7

10

18

18-22

Raggio d'azione (km)

3

8-10

10

15-17[5]

18-20

34-45

 

Razzi spesso scambiati per Qassam 

Altri gruppi militanti palestinesi hanno sviluppato anche altri tipi di razzi artigianali, ma sono molto meno comuni rispetto al Qassam sviluppato da Hamas. I media si riferiscono in genere a tutti i proietti palestinesi ad alta traiettoria chiamandoli sommariamente "razzi Qassam" o, addirittura, "missili Qassam", laddove si chiamano più propriamente razzi quelli, ad esempio lanciati dal Libano da Hezbollah, del tipo "Katyusha".

§  Jihad Islamica palestinese - al-Quds 101 & 2

§  Comitati Popolari di Resistenza - al-Nasser-3

§  Tanzim - al-Saria-2

§  Fatah - al-Kafah

 

Colpi di mortaio e razzi qassam caduti suIsraele nel 2008

 

Note

1.      ^ http://www.haaretz.com/hasen/spages/820837.html

2.      ^ QassamCount Jan 6, 2009: Hamas fired 34 rockets & mortar shells at Israel, bringing total to 8621 since 2000.

3.      ^ [1]

4.      ^ a b Dr Azriel Lorber. The Growing Threat of the Kassam Unguided Rockets. URL consultato il 2009-01-05.

5.      ^ [2]

 

Queste sono le famigerate armi che utilizza Hamas, tanto pericolose che in 10 anni hanno causato meno di 20 morti!

 

Israele, che vanta uno dei migliori eserciti al mondo, forse il migliore, possiede nel suo arsenale tra le 100 e le 200 bombe atomiche …

 

Se volessimo fare un po’ di retorica potremmo affermare attraverso un parallelo biblico che il conflitto tra palestinesi e Israele è come la lotta tra Davide e Golia, solo che in questo caso il gigante non soccombe e nel frattempo continua a vessare e umiliare il fiero popolo palestinese.